[Recensione #6] Hanni Münzer – Musica per un amore proibito

Buongiorno lettrici e lettori di Leggere ti salva. Stamattina vi parlo del romanzo “Musica per un amore proibito” di Hanni Münzer, un libro che vi consiglio di leggere.

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Trama: Appena laureata, la giovane e irrequieta Felicity è pronta a lasciare Seattle e l’innamoratissimo fidanzato Richard per realizzare il sogno di fare il medico a Kabul. Ma proprio mentre sta facendo le valigie, una telefonata fa saltare la partenza: Martha, sua madre, è improvvisamente scomparsa, a pochi giorni dalla morte di nonna Deborah. Qualcuno l’ha vista correre, con una scatola sottobraccio, fuori dalla clinica dove la nonna era ricoverata. Ma non è tutto. Un infermiere consegna a Felicity un vecchio articolo di giornale in ebraico, che Deborah stringeva tra le mani in punto di morte: la foto di un processo, con la nonna, in prima fila, che fissa con odio un criminale nazista. Quale legame aveva con quell’uomo? E perché tenere nascosta una parte del suo passato? La risposta potrebbe celarsi nel misterioso diario rinvenuto tra le sue cose: leggendo quelle pagine, Felicity si ritroverà nel cuore della Germania hitleriana, sulle orme della bisnonna Elisabeth, famosa e seducente cantante d’ope­ra sposata con un medico ebreo, e di sua figlia Deborah, pianista di talento, travolta da un’insana passione che segnerà il suo destino in modo irreparabile. Da Monaco a Berlino fino alla romantica Cracovia, la storia di un amore proibito che getterà le sue ombre su quattro generazioni di donne.

Autore: Hanni Münzer

Titolo: Musica per un amore proibito

Titolo originale: Honigtot

Casa editrice:Giunti

Prezzo:€ 11,90

Pagine: 460

Recensione: Felicity sta per partire per Kabul, ma all’ultimo momento è costretta a rinunciare perché la madre Martha, che avrebbe dovuto accompagnarla all’aeroporto, scompare, dopo pochi giorni dalla morte della nonna Deborah. Inizia così la ricerca della madre che la conduce a Roma, una città a lei sconosciuta. Prima di partire, però, Felicity va all’ospedale dove era ricoverata la nonna per riprendere le sue cose. Lì le danno un ritaglio di giornale che Deborah stringeva nella mano il giorno in cui è morta. Nella foto è ritratta la nonna che fissa con odio un uomo, durante un processo. Un odio che Felicity non le ha mai visto negli occhi. Chi è quest’uomo? Cosa c’entra Deborah con lui?

Arrivando a Roma, trova la madre in un albergo. Nella stanza regna il caos, ci sono ritagli di giornale ovunque e Martha è sul letto intenta a leggere un blocchetto di appunti. È scritto in ebraico e solo padre Simone, un prete che l’ha aiutata a ritrovare la madre, è in grado di tradurlo. Lì c’è tutta la storia della loro famiglia. Inizia così la scoperta delle loro origini.

Il libro scorre molto velocemente e la scrittrice narra una storia talmente intensa da farti perdere la cognizione del tempo. I personaggi sono così ben curati che sembra di conoscerli davvero e si riesce quasi a sentire le emozioni, le paure, il coraggio, l’amore e l’odio che li caratterizzano.

Forse, avrei approfondito di più la parte finale. Sembra quasi che sia stata scritta in modo frettoloso rispetto a tutto il romanzo.

Vi lascio con un pezzo di una lettera che Deborah lascia per Martha:

Ogni essere umano è l’anello di una catena, siamo tutti collegati, 

perché portiamo dentro di noi parte della nostra vita e dei pensieri di chi ci ha preceduto.

Se l’amore risiede nel cuore, allora il ricordo risiede nell’anima, ed entrambi sono immortali.

Ma a volte succedono cose terribili che strappano via un anello della catena

e rabbuiano sia il cuore che l’anima.

E voi, lo avete letto? Cosa ne pensate?

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