[Recensione #20] Moses Littlebear di Jandira Ribeiro da Cruz

Oggi parliamo del libro che gentilmente mi ha fornito la casa editrice AlbeggiMoses Littlebear di Jandira Ribeiro da Cruz.

moses-littlebear.jpgJandira Ribeiro da Cruz | Moses Littlebear | Albeggi edizioni | € 16,00 | Pag. 290

Siamo nel Winsconsin. Moses Littlebear, “Piccolo Orso”, è uno degli ultimi nativi d’America, un pellerossa della tribù dei Winneabago, il “popolo dell’acqua scura”, come quella dell’omonimo lago teatro della storia. Un uomo maestoso e saggio, dotato di una sensibilità straordinaria, di un “occhio dell’anima” che gli consente una comunicazione superiore e ancestrale con la natura, con gli animali e con il Grande Spirito. Moses vede nel futuro; il romanzo racconta la sua strana, dolorosa e affascinante storia, nella quale si intrecciano molte vite e sentimenti. In una casa di legno nascosta nel fitto di un bosco, sulle rive del lago, un mistero lega nel tempo i tragici destini delle due figlie di Moses e della moglie Sienda. Un mistero nel quale restano intrappolati diversi personaggi e su cui veglia un lupo bianco. Un romanzo che descrive con dolcezza e delicatezza la profonda cultura dei nativi americani, il loro senso dell’aldilà e della reincarnazione, i valori dell’amore, della famiglia e del destino.

LA MIA OPINIONE

Moses Littlebear è un nativo americano, con una sensibilità molto elevata e con il potere di vedere il futuro. Prima ancora di conoscerla, sa che Sienda è la donna della sua vita e che avranno due bambine insieme, Nadie e Chepi. Quello che però non è riuscito a vedere è la volontà della primogenita, Nadie, di porre fine alla sua vita. Lo fa nel giorno del suo ventiduesimo compleanno, dopo aver ricevuto la notizia dell’arrivo della sorellina.
Chepi, nata qualche mese dopo la morte di Nadie, viene al mondo senza gambe e senza mani, ma la sua disabilità non sembra porle nessun problema. A scuola ha i voti alti, i compagni la adorano, è ben voluta da tutta la comunità. Ha, però, qualche suo momento di crisi. In questi momenti, Moses e Sienda decidono di portarla dal dottor Robert Morgan. Da questi incontri, viene fuori che Chepi parla molto della sorella maggiore, come se la conoscesse; in realtà, non l’ha mai conosciuta e i suoi genitori non le hanno mai parlato di lei. Chepi affronta la vita con molta positività, fino al giorno del ballo di fine anno… il giorno in cui tutto cambia.
Non posso andare oltre perché sarei costretta a fare degli spoiler e non voglio. Però posso dirvi quello che ha suscitato in me…
Quando ho iniziato a leggere questo libro avevo, più o meno, capito di cosa parlasse. Come sapete, io le trame le leggo raramente e, a questa, le ho dato solo una letta fugace. Quello che mi sono trovata davanti è un libro pieno di amore, forza, gratitudine, consapevolezza.
Come si fa a resistere alla morte di un figlio? Come si fa ad andare avanti? Sono diventata mamma da pochi mesi, ma appena ho letto questo passaggio ho provato un’angoscia indescrivibile. Mi sono fermata un attimo a pensare… e il solo pensiero era capace di togliermi il fiato.
La forza che hanno avuto i genitori, specialmente Moses, mi ha strappato un sorriso. Mi sentivo come se quel dolore fosse anche mio e la loro forza abbia aiutato anche me.
L’amore che lega Moses e sua moglie Sienda è un amore che va oltre il tempo, oltre il dolore. Un amore forte, indissolubile. Un amore che va oltre la vita.
Vi consiglio questo libro perché vi immergerete in un viaggio verso una nuova cultura, una nuova conoscenza. Un libro che vi darà forza e consapevolezza. Un libro che consiglio a tutti.

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