[Intervista] Quattro chiacchiere con… Jandira Ribeiro da Cruz

[Intervista] Quattro chiacchiere con… Jandira Ribeiro da Cruz

Ciao a tutti amici lettori! Ho avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Jandira Ribeiro da Cruz, autrice di Moses Littlebear (QUI trovate la recensione), e questo è ciò che ne è venuto fuori. Buona lettura!

jandira Ciao Jandira, grazie per avermi concesso questa intervista. È un piacere ospitarti sul mio blog!

Iniziamo subito da una domanda semplice:

Chi è Jandira?

Una sognatrice dal carattere forte.

Come è nata la tua passione per la scrittura?

Sin da piccola amavo leggere. Leggere mi permetteva di sognare, ripercorrere le avventure descritte nei libri ed “interpretarli” con me come protagonista. In parallelo ho cominciato a scrivere piccole storie ed insieme al mio gruppo di amici del paese dove vivevo, si organizzava delle vere e proprie recite. Negli anni dell’adolescenza è nata la mia passione per la scrittura. Peccato che di tutte quelle “pieces teatrali” non vi sia rimasta più alcuna traccia, se non nei miei ricordi!

Qual è il momento della giornata che preferisci per dedicarti alla scrittura?

Passo parecchio tempo da sola e questo mi permette di scrivere senza essere disturbata o distratta; non ho un orario preciso per scrivere. Le idee mi arrivano all’improvviso e quando arrivano, le metto su carta. Se vogliamo proprio dare un senso temporale, direi che è più frequente alla sera, quando mi ritrovo a pensare alla mia giornata, a ciò che è successo.

Segui una scaletta o scrivi seguendo solo il tuo istinto?

Direi che in me prevale sempre l’istinto, quindi anche per la scrittura è così; non ho una scaletta preparata, è tutto nella testa!

moses-littlebearMoses Littlebear è il tuo primo romanzo: cosa ti ha ispirato a narrare degli Indiani d’America?

Ho deciso di scrivere una storia romantica che fosse ambientata nel mondo attuale dei Nativi Americani perché è un “mondo” che mi ha sempre affascinata, volevo scrivere qualcosa che parlasse di loro, della loro fede, del rispetto che hanno per la natura ma senza voler per forza parlare del loro passato, di ciò che è stato fatto ai loro antenati. Volevo, più di ogni altra cosa, far percepire al lettore quanto sia forte la loro connessione con il mondo spirituale.

In questo libro si parla di reincarnazione, amore, fede, forza. Tu credi nella reincarnazione?

Sì, ci credo fortemente. Io penso che dopo la morte l’anima prosegua il proprio percorso verso l’alto, tenendo sempre a migliorare il proprio percorso che ha come traguardo finale l’unione con il tutto, per dirla con un termine più orientale. Penso che per far si che ciò accada, alla fine l’anima si deve rendere libera da qualsiasi attaccamento, anche se non sempre accade.

A me, personalmente, è piaciuto molto; a volte, mi ha lasciata anche senza fiato mentre immaginavo alcune scene da te descritte come, ad esempio, la morte di Nadie. A te che effetto ha fatto scriverle?

In Moses Littlebear ci sono molti punti di contatto tra i personaggi del libro e richiami alla mia vita. Alcuni solo per i nomi (John e Milly sono i nomi di due dei nostri gatti!), altri per caratteristiche fisiche; Nadie invece era il nome di una mia zia mancata in circostanze terribili. Scrivere quella parte di storia, creare il suo personaggio, mi ha fatto ritornare al passato, nel mio passato e sì, sicuramente ho sofferto molto nel farlo, ma mi ha reso più forte. Ancora adesso comunque, quando ritorno a leggere parti del romanzo, torno a rivivere l’esperienza provata mentre scrivevo.

Quanto di te c’è in questo romanzo? Ti senti più vicina a Moses o a Sienda?

C’è molto di me in questo romanzo e non sono in grado di dire se sono più vicino a Moses o a Sienda; sarebbe come chiedere ad una mamma quale figlio prediliga!

A proposito dei due coniugi: ti sei ispirata a qualcuno per la loro descrizione o sono frutto della tua fantasia?

Sì, mi sono ispirata a persone reali: i miei genitori. Nel creare il personaggio di Moses mi sono ispirata a mio padre, anche lui, seppure per ragioni differenti, non ha avuto una vita semplice. Purtroppo non ha avuto la fortuna di vivere a lungo quanto Moses, l’ho perso quando aveva 65 anni. Sienda invece è ispirata a mia mamma, faccio persino fatica nel risponderti per l’emozione… quando lei se ne è andata, non riusciva più a riconoscermi. Forse per questo nel romanzo ho voluto che, nonostante la malattia, gli ultimi attimi passati con suo marito, Sienda fosse lucida come quando era giovane. Ho voluto che, almeno in quella occasione, Moses fosse più fortunato di quanto lo sia stata io in quella circostanza.

Parliamo della pubblicazione del romanzo. Come è stato il tuo percorso editoriale? Come sei arrivata alla casa editrice Albeggi e, così, alla pubblicazione del tuo libro?

Meglio di quanto potessi immaginare! Durante la ricerca dell’editore, sentivo dire spesso che era difficile, che era praticamente impossibile la pubblicazione. La Albeggi è stata una delle prime case editrici cui io ho inviato il manoscritto; mi hanno fatto una proposta editoriale semplice e seria. La loro maniera di proporsi mi ha convinta da subito. In seguito ho ricevuto altre proposte, ma ormai la mia decisione era presa: volevo pubblicarlo con loro, così ho accettato la loro proposta senza indugio!

Stai già lavorando a un nuovo progetto?

Sì. Sono già molto avanti con un altro progetto, non so come andranno le vendite di Moses Littlebear ma questo non ostacolerà di certo la mia vena narrativa. Non bisogna mai fermarsi al primo gradino quando l’obiettivo è arrivare il più alto possibile.

Puoi già accennarci qualcosa?

No. Per ora preferisco non dire nulla.

Se qualcuno dovesse chiederti: “Perché dovrei leggere il tuo libro?”, tu cosa risponderesti?

Moses Littlebear è un viaggio. Un viaggio attraverso una cultura ed un modo di vivere a noi sconosciuta, un viaggio attraverso i sentimenti. Un viaggio dentro un’anima che vuole unirsi al tutto, e che cerca la via per riuscire a realizzarsi. È un libro che sarebbe un’ottima compagnia per chi vuole intraprendere un sentiero differente.

Prima di chiudere l’intervista, c’è altro che vuoi raccontarci? Qualcosa che non ti ho chiesto e che ti sarebbe piaciuto, però, dire.

Per chiudere, volevo solo aggiungere un mio pensiero: qualsiasi cosa facciamo non sempre viene apprezzato, l’importante è che nel momento in cui l’abbiamo fatto, a noi sia piaciuto. È importante che qualcuno ci incentivi piuttosto che ci demoralizzi… e nella nostra vita troveremo sempre qualcuno che cercherà di metterci giù, di intaccare negativamente la stima che abbiamo in noi stessi. Soprattutto in quei frangenti, bisogna rialzarsi e cercare di fare meglio di prima, non per provare a queste persone che si sbagliavano, ma per dimostrare a noi stessi che risalire è difficile, ma una volta ritornati in cima ci accorgeremo che siamo cresciuti… e dopo arriva la discesa!

Grazie ancora per la tua disponibilità e per il tempo che ci hai dedicato.

Intervista terminata: cosa ne pensate? Voi avete letto il suo romanzo?

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