[RECENSIONE #26] La fuoriuscita di Giuseppe Lago

Un’allegoria, ossia la rappresentazione di un concetto o un fatto attraverso simboli o immagini che rimandano a una realtà diversa da quella espressa letteralmente.

Ecco una chiave di lettura che potrebbe valere per coloro che tentassero di riconoscere in questo romanzo le trame di una realtà determinata e vi volessero scorgere riferimenti diretti a fatti e personaggi realmente esistiti.

Potete leggere tutti i dettagli QUI.

Finalmente una storia che affronta in modo particolarmente accurato il tema della psicoterapia e dei suoi eccessi. In dodici capitoli, un viaggio nel mondo delle emozioni, degli affetti, delle dinamiche interpersonali. Una trama profonda e affascinante, che conduce nelle aree cruciali di un percorso che molte persone ormai praticano o hanno praticato. Lo scenario ha qualche punto di contatto con la serie tv In Treatment, ma se ne distingue per la linea narrativa che presenta una vicenda complessa e avvincente, la quale nel finale si tinge di giallo e di risvolti inaspettati.

LA MIA OPINIONE

Nonostante io ne capisca poco e niente di psicoterapia individuale o di gruppo, questo libro mi ha colpita fin da subito. Il linguaggio è molto semplice, scorrevole e molto dialogato. Credo che questi siano i motivi per cui la lettura scorre molto velocemente.

I personaggi sono tutti ben caratterizzati: Marthala fuoriuscita, è una donna che da sola riesce a staccarsi dal “grande gruppo” di Adele Lussari, dimostrando un’indipendenza che altri partecipanti del gruppo non hanno; Livio è uno psichiatra a cui Martha si rivolge dopo aver lasciato villa Incom. Un dottore che esercita la psicoterapia nel modo in cui andrebbe esercitata e che, così, fa capire a Martha le molte differenze tra quella reale e quella che pratica la Dottoressa Lussari. Livio affronta il paziente cercando di ridonargli l’equilibrio perso, cercando di aiutarlo in quello che lui crede finito; Adele, invece, cerca di trarre tutto ciò che i suoi pazienti le dicono a suo favore, soggiogandoli nei pensieri e nelle parole. La Lussari è la padrona di villa Incom, dove si effettuano le terapie di gruppo del venerdì e del sabato. Il grande gruppo, come lo chiamano lei e i suoi seguaci, è composto da adepti e discepoli, tutti pronti a compiacere la leader indiscussa.

Ogni cosa che viene raccontata in questi incontri, viene interpretata in modo che, i protagonisti, capiscano che tutto li riconduce a Villa Incom. Si crea così una sorta di setta, a cui però i partecipanti non credono; anzi, per loro, la Lussari è la persona che li ha salvati dal baratro. Vivono le giornate in attesa degli incontri, come se solo lì riescano a sentirsi bene; la difendono in ogni dove e accusano chi prova anche solo a contestarla di invidia e di volerla solo distruggere. Esattamente ciò che la Lussari vuole. Chi la distruggerà, però, è proprio il sangue del suo sangue, suo figlio Ezio. Il ragazzo, commettendo un gravissimo reato, mette la madre di fronte alla possibilità di vedere sfumare tutto ciò che ha creato. E, purtroppo per lei, fare i conti con tutti gli errori commessi.

Ci sono due pecche in questo romanzo: la prima è che nei dialoghi (esclusivamente in questi) vengono usati tantissimo i punti di sospensione; sono usati in continuazione e, alcune volte, spezzano anche delle frasi. Mi è capitato di dover leggere, qualche volta, due volte la stessa frase e inserire, nella mia testa, la punteggiatura esatta; la seconda, invece, è l’uso dell’aggettivo Quale troncato davanti al verbo essere. La pecca non è perché viene troncato, ma perché per troncarlo viene apostrofato (Qual’èQual’é). Purtroppo ricorre più di una volta questo errore e non capisco se dipenda dall’autore o da chi avrebbe dovuto leggere quell’errore e correggerlo.

Tutto sommato, però, è un libro che vi consiglio perché la tematica è molto importante e credo che esistano davvero persone come la dottoressa Lussari, anche se spero di non incontrarle mai.

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