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[RECENSIONE #30] Il caso David Rossi di Davide Vecchi

Buon pomeriggio amici lettori, oggi vi parlo di un libro che dovrebbero leggere tutti: Il caso David Rossi. Il suicidio imperfetto del Manager Monte Paschi di Siena di Davide Vecchi, edito Chiarelettere.

Davide Vecchi | Il caso David Rossi. Il suicidio del manager Monte Paschi di Siena | Chiarelettere | € 13,00 | Pag. 160

Uno degli uomini più potenti e in vista di Siena, guru della comunicazione del Monte dei Paschi, per vent’anni ombra di Giuseppe Mussari, capo indiscusso della banca, il 6 marzo 2013 precipita dalla finestra del suo ufficio dopo aver avvisato la moglie che stava tornando a casa. Per la procura fin da subito è suicidio. Eppure il cadavere ha ferite dovute a una colluttazione. Un giallo italiano che ricorda i casi di Roberto Calvi e Raul Gardini. Un’inchiesta chiusa con troppa fretta, mille buchi e clamorosi errori nelle indagini. Questo libro entra nella scena del delitto attraverso documenti inediti e mette in fila fatti, perizie, lacune, testimonianze decisive. Un racconto attento e appassionato, minuzioso e pieno di suspense, che conduce il lettore a un passo dalla verità. Davide Vecchi ha seguito fin dall’inizio le inchieste relative a Mps. È a processo con Antonella Tognazzi, vedova di David Rossi, per aver pubblicato le mail che il manager aveva inviato all’amministratore delegato due giorni prima di morire. Un processo singolare, oggetto di interrogazioni parlamentari, del quale si è occupato anche il Global Freedom of Expression della Columbia University di New York, ritenendolo un tentativo di limitare la libertà di stampa.

LA MIA OPINIONE

Scrivere la recensione di questo libro è molto difficile. Ho scoperto questa storia un venerdì sera, in seconda serata, mentre stavo guardando Quarto Grado; prima di quella sera, non ne avevo mai sentito parlare. Ricordo ancora perfettamente le brutte sensazioni che mi hanno attraversata. Le provo tutt’ora quando ci penso, quando ne sento parlare, e quando leggo dei libri che ne parlano. Angoscia, incredulità, paura. Questa vicenda mi fa venire i brividi ogni volta.

Quella sera, guardando il programma di Gianluigi Nuzzi, sono rimasta scioccata mentre vedevo il video della caduta di David Rossi tant’è che non sono riuscita a prendere sonno facilmente. Dal giorno dopo ho cercato su internet degli articoli che ne parlassero, ma per la maggior parte erano solo le decisioni della Procura di Siena di archiviare il caso come suicidio.

Polizia e ambulanza arrivano insieme. Dopo quasi un’altra ora raggiungono il vicolo anche i magistrati e il medico legale. Prima ancora di salire nell’ufficio, redigono i referti e su tutti scrivono che si tratta di suicidio. Sembra già una certezza. In base a cosa? Certo, lo ha detto Filippone a Carolina, poi ancora Mingrone ai soccorsi, chiamandoli. Ma erano agitati, nel panico. Avevano scoperto che il loro collega e amico era morto, comprensibile che potessero immaginare la cosa più semplice in quei momenti drammatici: che si fosse tolto la vita. La loro preoccupazione era chiamare i soccorsi e tentare di aiutare David, non accertare cosa fosse accaduto. Ma chi invece deve effettuare le indagini, chi deve individuare la verità, come può arrivare a un’ipotesi simile senza neanche predisporre un sopralluogo nell’ufficio?

Nel libro, Davide Vecchi si chiede come sia possibile decretare che si tratti di un suicidio, quando non sono stati ancora fatti i rilevamenti nel suo ufficio e non si è ancora chiarita la dinamica. Ma non si chiede solo quello. Le lacune in questo caso sono tantissime: dalla persona che si vede nel video sbucare dal vicolo e guardare in direzione del corpo di David, come per accertarsi che sia morto, alla persona che risponde alla chiamata di Carolina, dal telefono di David, quando lui è ormai morto; dai segni di colluttazione che David ha su tutto il corpo al suo orologio che cade di sotto dopo circa venti minuti dalla sua caduta; dai suoi vestiti, andati distrutti già il giorno dopo, ai sette fazzoletti sporchi di sangue, sequestrati, repertati, ma mai analizzati e, ovviamente, andati distrutti anche quelli; dalle persone presenti a quell’ora a Rocca Salimbeni e mai sentite dai magistrati al portiere che, dalle telecamere, non si accorge del corpo di David.

Ogni tassello che si tenta di incastrare genera incognite. E ne mancano ancora molti, di tasselli.

Le domande sono tante, ma una su tutte rimbomba nella testa di chi, come me, questo caso lo porta nel cuore e vorrebbe giustizia, quella vera. Chi si sta cercando di proteggere?

Vi consiglio davvero di leggerlo. Probabilmente ne uscirete, a fine lettura, con qualche domanda in più, ma avrete un po’ più chiaro il quadro della situazione. Davide Vecchi ci spiega in modo chiaro e lineare quello che sta succedendo, o è successo, intorno alla morte di David Rossi. Lo fa anche in modo ironico: ci mostra quello che sarebbe successo se ci fossimo trovati in un romanzo giallo e quello che è successo, invece, trovandoci nella realtà, trovandoci a Siena. Lo consiglio a tutti, nessuno escluso, perché tutti devono sapere cosa succede nella nostra Italia e come, purtroppo, La legge NON è uguale per tutti.

Lo scrittore da due possibili finali a questa vicenda, entrambi angoscianti, ma entrambi terribilmente possibili. Io credo che, in questa vicenda, il finale esatto sia il primo, ma lo capirete solo leggendolo.

Questo libro, prima della pubblicazione, è stato tenuto in un cassetto per oltre due anni perché i pm hanno deciso di perseguire d’ufficio la vedova Rossi, Antonella, e lo scrittore.

Qualunque sarà l’esito del processo, io però posso permettermi di raccontare la vicenda David Rossi. Posso concedermi il lusso di raccontarla da osservatore, evidenziando i mille punti oscuri che fin da subito l’hanno contraddistinta. Posso catalogare il caso Rossi fra quelli delle tante morti misteriose di questo paese e trattarlo come un pezzo della storia d’Italia, di quella meno edificante per tutti. L’ennesimo capitolo scandito da omertà, omissioni, incapacità, deferenza al potere. Ma c’è chi purtroppo non ha e non può avere il privilegio del semplice osservatore: Antonella. Con Carolina e tutti i famigliari di David. Per loro è un pezzo di vita. Persa. Hanno trascorso anni difficilissimi che non sono ancora finiti. Eppure hanno mostrato sempre una profonda dignità, nonostante il grande dolore. La delusione. Anni difficilissimi in cui spesso si sono ritrovati soli, abbandonati, isolati, a volte attaccati. Persino dalla magistratura, dallo Stato. Che è arrivato ad accusare Antonella di un reato più umanamente infamante che penalmente grave: aver tentato di speculare sulla morte del marito.

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