Annunci

[RECENSIONE #38] Kitchen di Banana Yoshimoto

Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina.
Non importa dove si trova, com’è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene.

Oggi vi parlo del libro di Banana YoshimotoKitchen, il primo libro scritto dall’autrice giapponese. È diviso in due parti, Kitchen Plenilunio, a cui si aggiunge un terzo racconto, Moonlight Shadow, scritto dalla Yoshimoto come tesi di laurea e con il quale ha vinto il premio di facoltà dell’Università del Giappone (Nihon Daigaku).

Banana Yoshimoto | Kitchen | Feltrinelli | € 8,50 | Pag. 148

“Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina…”. Così comincia il romanzo di Banana Yoshimoto, “Kitchen”. Le cucine, nuovissime e luccicanti o vecchie e vissute, riempiono i sogni della protagonista Mikage, rimasta sola al mondo dopo la morte della nonna, e rappresentano il calore di una famiglia sempre desiderata. Ma la famiglia si può non solo scegliere, ma anche inventare. Così il padre del giovane amico Yuichi può diventare o rivelarsi madre e Mikage può eleggerli come propria famiglia, in un crescendo tragicomico di ambiguità. Con questo romanzo, e il breve racconto che lo chiude, Banana Yoshimoto si è imposta all’attenzione del pubblico italiano mostrando un’immagine insolita del Giappone , con un linguaggio fresco e originale, quasi una rielaborazione letteraria dello stile dei fumetti manga.

LA MIA OPINIONE

Questo è il secondo libro che leggo di questa scrittrice. Il primo è stato Un viaggio chiamato vita, ma l’ho letto talmente tanti anni fa che ricordo solo che mi era piaciuto.
Con qualsiasi persona io abbia parlato di questa autrice, mi ha consigliato di leggere questo libro. Così ho deciso di seguire il consiglio e, devo essere sincera, sono contenta di averlo fatto.

La protagonista, Mikage, passerebbe la sua intera vita in una cucina: dormiva per terra, a fianco al frigorifero, e solo lì, nella sua amata cucina, riusciva a prendere sonno. Quando muore sua nonna, l’unica persona del suo stesso sangue che le era rimasta, Mikage rimane sola, disorientata.

Se mi metto a pensare che la mia famiglia – che era lì, reale – nel giro di pochi anni è scomparsa così, una persona alla volta, mi sembra di non poter credere più a niente. Essere rimasta sola in questa casa dove sono cresciuta, mentre il tempo continua a scorrere regolare, mi sconvolge.

Un pomeriggio di primavera suona alla sua porta Yūichi Tanabe, un ragazzo che lavora dal fioraio dove la nonna di Mikage era solita servirsi. Yūichi le propone di andare a vivere per un po’ di tempo a casa sua. Lei accetta e da quel momento trova una seconda famiglia. Quella famiglia che la aiuterà a non cedere, a non cadere in depressione e a non sentirsi mai sola. Quando purtroppo il lutto tocca anche Yūichi, Mikage aveva già lasciato la loro casa per andare ad abitare da sola. Rimane comunque sconvolta: possibile che, in così poco tempo, tutto ciò che hai di più caro scompare e tutte le sicurezze che avevi si sgretolano sotto i tuoi piedi? Solo Mikage, però, può aiutare Yūichi a superare questo dolore che lei conosce fin troppo bene.

I ricordi veramente belli continuano a vivere e a splendere per sempre, pulsando dolorosamente insieme al tempo che passa.

Se le prime due parti sono collegate tra loro, l’ultimo racconto è, come ho detto in precedenza, la tesi di laurea della scrittrice. In qualche modo, i tre racconti sono collegati: in tutti e tre troviamo il lutto, la perdita delle persone che amiamo di più, la forza e la rassegnazione a ciò che è successo.

Ho trovato questo libro splendido! La scrittrice riesce a farti provare le stesse emozioni della protagonista e delle persone che le girano intorno: la malinconia e la sofferenza di Mikage; la felicità di Yūichi, quando riesce a convincerla ad andare da loro, e la sua tristezza, quando apprende che lei vuole trasferirsi comunque e non restare a casa sua a vita; l’allegria, la gioia e la spontaneità di Eriko, padre/madre di Yūichi.

La scrittura della Yoshimoto è leggera e coinvolgente e, come ha detto una mia amica (Fabiola de La parola ai libri), è come una carezza anche se non manca una nota malinconica. Io condivido con lei questo pensiero e vi consiglio di leggerlo. Lo merita!

Annunci
Piaciuto l'articolo? Condividilo!

2 Replies on “[RECENSIONE #38] Kitchen di Banana Yoshimoto

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: