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[RECENSIONE #43] Mai più innamorata di Cecile Bertod

“Piacere, Daphne Hayes: ventinove anni, impassibilità congenita, attività sessuale ai minimi storici, nonché una delle più promettenti autrici di romanzi erotici del globo. Alcuni lo chiamano caso. Io preferisco punizione divina.”

Cecile Bertod | Mai più innamorata | Newton Compton | € 10,00 | Pag. 352

Daphne è una famosissima autrice di romanzi erotici e per il suo ultimo libro ha appena firmato un contratto con un anticipo da capogiro. Però, dopo aver incassato l’assegno, la sua ispirazione si è come bloccata. Non risponde alle numerose email del suo editore e si barrica dentro casa, fino a quando non decide di ascoltare il consiglio del suo commercialista, che le propone di tornare nel paesino in cui è nata e trascorrere lì qualche giorno in totale relax. Sperando di trovare la giusta concentrazione, Daphne va quindi a Banff, ma le cose non migliorano affatto. Tutt’altro. A renderle la vita impossibile ci pensa Edward, un architetto che ha un conto in sospeso con lei, perché uno dei suoi libri gli ha causato non pochi problemi… Eppure, anche se è difficile da ammettere, Daphne si rende ben presto conto che riesce a scrivere solo quando vede Ed. E lei non intende in alcun modo rinunciare alla possibilità di terminare il suo romanzo…

LA MIA OPINIONE

Quando si dice il libro giusto, al momento giusto; dopo vi spiegherò perché.

Daphne è una scrittrice di romanzi erotici, scrive sotto lo pseudonimo di Melody Soyer e nessuno sa cosa faccia per vivere, eccetto il suo commercialista e Angie, la sua migliore amica. Diventata famosissima, la sua casa editrice le ha offerto un anticipo da capogiro per il suo prossimo libro. Lei accetta, ma non ha fatto i conti con il blocco dello scrittore. Così si barrica dentro casa, evitando le email che le arrivano dalla casa editrice, staccando il telefono e tenendo lontano da lei tutto il mondo, semplicemente chiudendolo fuori la porta.

Facendo così, però, si dimentica anche di dover partecipare a un matrimonio, e non un matrimonio qualsiasi…

[…] «Daphne», ripete e questa volta il tono è accusatorio, a tratti intimidatorio. «Hai visto che ore sono?»
«Ehm… no»
La mia sincerità sembra spiazzarla.
«Si da il caso che siano già le otto» mi comunica come se in quelle inutili quattro lettere si nascondessero le coordinate di Atlantide e io, che in geografia sono sempre stata una frana, resto in attonita contemplazione del suo ridicolo grembiulino a quadretti.
«Daphne, il matrimonio di tua sorella.»

Quello che accade dopo è divertente e, a tratti, esilarante e ho adorato il dialogo con Angie che ne segue.

Dopo il matrimonio, sotto consiglio del suo commercialisa, Daphne decide di tornare alla vecchia baita di famiglia in montagna, a Banff, un paesino del Canada. Lì, oltre a sistemare una faccenda riguardante la ristrutturazione della casa di sua sorella Mel, potrebbe ritrovare la giusta ispirazione per scrivere finalmente il suo romanzo. Inizialmente, però, il suo obiettivo sembra essere ancora lontano.

Otto ore. Otto ore che ci provo e questi sono i risultati! Cosa manca? Cosa? C’è tutto. C’è la montagna, c’è la vegetazione, la scrivania, il portatile. Ci sono le sigarette, c’è il caffè, il whisky, c’è la parentesi bucolica, rappresentata nella fattispecie da un dannatissimo pennuto ignaro dei miei propositi per la cena di stasera.

Qui incontra Edward, l’architetto incaricato per la ristrutturazione, che ha qualche conto in sospeso con lei, anche se entrambi ne sono all’oscuro all’inizio. Edward, per tutti Ed, infatti, è stato lasciato dalla storica fidanzata Candy, a un passo dal matrimonio, a causa di un libro scritto proprio da Daphne.

Dopo quindici anni insieme, non esiste più un noi. Esiste solo un io molto depresso, un telecomando e la pizza a domicilio. E tutto per colpa di Melody Soyer! Che voleva da lui? Cosa le aveva fatto? Con che diritto era entrata nella sua vita per rovinarla? Ah se solo potesse averla tra le mani per due minuti… Due minuti soltanto e quella dannata arpia si guarderebbe bene dal mettere ancora un dito su una tastiera. Melody Soyer…

Quando Ed scopre che Daphne è quella Melody, la tratterà malissimo e le dirà di sparire dalla sua vita, salvo poi ripensarci. Infatti, la ricatta e le dice che, avendo fatto lei il casino, lei dovrà porne rimedio. E lei sa che dovrà assecondarlo… anche perché, grazie a lui, è ritornata a scrivere. Ed è riuscito, inconsapevolmente, a sbloccarla e a farla uscire da quella sorta di limbo in cui era entrata.

Questo libro è stata una vera salvezza, e vi spiego il perché.
Maggio è stato un mese un po’ complicato, se così vogliamo definirlo. Non riuscivo neanche più ad aprire un libro perché la testa e i pensieri erano occupati da un lutto che, purtroppo, ha colpito la mia famiglia.

Quando ho deciso di riprendere in mano un libro, ho capito di aver bisogno di qualcosa di leggero, che mi facesse rilassare ed evadere dalla realtà. Mai più innamorata era nella Tbr di maggio e così, leggendo varie recensioni, ho capito che era quello che mi serviva.

L’ironia di Daphne, il suo sarcasmo pungente e talmente reale, me l’hanno fatta piacere sin da subito. Ogni sua battuta, ogni sua mossa è perfetta nella sua imperfezione. Mi è piaciuto molto anche Ed: la sua rabbia nei confronti di Melody Soyer è divertente, ma quello che lascia all’inizio senza parole è il suo astio nei confronti di Daphne… c’è un motivo e la scrittrice è stata brava a tenerlo nascosto fino a quasi la fine del racconto.

Ho trovato adatta anche la scelta del nome della storica fidanzata di Ed, Candy. È un nome che ho sempre visto attribuito a persone viziate, altezzose, piene di sé e così sicure da guardare sempre gli altri dall’alto verso il basso. Vuota e insignificante: questo è per me Candy. La classica persona che butta quello che ha, ma quando lo vede in mano di qualcun altro lo rivuole indietro, senza preoccuparsi minimamente degli altri.

C’è un altro personaggio che ho amato: la nonna di Ed, Giordana, e permettetemi di fare gli occhi a cuoricino. Lei che con pochissime battute mi ha fatto ridere tantissimo, io l’adoro!

Un’altra nota positiva sono le dichiarazioni d’amore riportate a inizio di ogni capitolo. Non sono tanto loro la nota positiva, ma le risposte alla Daphne che la scrittrice ha deciso di scrivere. Sono semplicemente stupende.

«La bellezza sta negli occhi di chi guarda.»
«Non è una buona ragione per non farsi la ceretta.»

Non so se questo sia l’ultimo libro della Bertod, come lei ha scritto alla fine in Note chiuse in un cassetto. Io spero vivamente che non sia così; nonostante sia il suo primo libro che leggo, posso dire che ha un talento indiscutibile e sarebbe davvero un peccato lasciarlo da parte.

In ultimo, vi consiglio di leggere questo romanzo: avrete tante risate assicurate e momenti spensierati e rilassanti.Grazie Cecile, per avermi tirato su quando il morale era a terra, te ne sono infinitamente grata.

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