[RECENSIONE #46] L’invitato di Massimiliano Alberti

Se c’è una cosa su cui continuo a riflettere e per la quale faticherei a ricredermi, è che siamo i peggiori nemici di noi stessi.

Massimiliano Alberti | L’invitato | Infinito edizioni | € 14,00 | Pag. 218

Tre amici, quelli di sempre. Leo, Kevin e Tom. Dopo anni di scorribande nella sonnolenta Trieste, la loro città, si separano per poi ritrovarsi a Vienna. Qui è Tom a convocare Leo – vero protagonista del libro – e Kevin, per coinvolgerli nel progetto di una galleria dedicata alla Pop Art. Ma, in un susseguirsi di colpi di scena e di innamoramenti, tra alcol, eccessi e grame figure, sempre sul filo dell’autoironia, devono via via fare i conti con le loro differenze caratteriali e con una stridente diversità di aspettative. Un disilluso affresco della nostra società in una Vienna che fa da cornice classica a uno stile… del tutto Pop

LA MIA OPINIONE

Leonardo, Kevin e Tom sono amici da tantissimi anni. Hanno fatto tante esperienze insieme e si sono divertiti moltissimo, fino a quando Tom non decide di lasciare Trieste per andare a Vienna e decretare, così, lo sciogliemento del trio.
Tom ricompare dopo due anni, scrivendo ai suoi amici di raggiungerlo a Vienna per coinvolgerli in un progetto a cui sta lavorando. Il progetto è l’apertura di una galleria, la Brothers Art Gallery, in cui esporre opere dedicate alla Pop Art.

Leo e Kevin accettano e si trasferiscono nel lussuoso appartamento di Tom, circondato da vetri, in cui daranno varie feste e in cui si tratterranno con personaggi di alto livello. In questi incontri, non sono poche le frecciate che gli illustri ospiti lanciano agli italiani e, in particolare, a Leonardo.

«Trovo che gli italiani siano tutti un po’ arroganti» intervenne Margarita qualche istante dopo, liberandosi del sorriso.
«Suppongo ne conosca molti per esserne così sicura, señorita!» esclamai facendo una faccia perplessa.
«Uhm, no. In realtà no», rispose lei mordendosi il labbro.
«Pourparler, allora! Trattasi solo di un’opinione personale», dissi voltando lo sguardo.

Passano le loro giornate tra feste, amori, incontri con personaggi della Vienna bene, alcool. È proprio in queste occasioni che Leo da il peggio di sé. Tra battute ironiche e frecciatine, riesce a farsi odiare da tutte le persone che condividono con loro quei momenti. Fino a essere isolato e tagliato fuori.

All’alba presi la valigia con i miei vestiti e uscii in fretta da casa. Fino all’ultimo momento avevo sperato che qualcuno mi fermasse, non lasciandomi andare via, perciò sbattei apposta i piedi e la valigia, per fare rumore, ma la bolla di vetro rimase buia e avvolta nel silenzio come un teatro senza spettatori. A quel punto, mi resi contro che io ero l’unico attore obbligato a uscire di scena.

Massimiliano Alberti riesce a far appassionare il lettore a un personaggio che di norma odieremmo. Come è scritto nell’introduzione di Francesco De Filippo, giornalista e scrittore, Leonardo è arrogante, antipatico, un po’ ladro all’occorrenza e disattento/incurante verso gli amici. Ma il lettore si ritrova a fare il tifo per lui, a detestare Tom e la sua cerchia di amici ricchi. Per una volta, il lettore si ritrova a sperare che la storia d’amore non nasca. Il perché di questa speranza lo capirete solo leggendo il libro, ma fidatevi che vi ritroverete a sperare che Leo rinsavisca.

Lo stile dell’autore è particolare: una scrittura classica in un contesta contemporaneo. Un modo di scrivere che ho molto apprezzato e che difficilmente si trova (o almeno io fino a ora non l’ho mai incontrato). Il libro, nonostante io abbia trovato difficoltà nelle prime pagine a entrare nella storia, si legge in pochissimo tempo. Vi farà sorridere, arrabbiare, rimanere a volte perplessi, ma ne varrà la pena. Un libro che sicuramente vi rimarrà impresso.

L’invitato è il romanzo d’esordio di Massimiliano Alberti e direi che ha iniziato con il botto! Complimenti!

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