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[RECENSIONE #47] La stanza delle meraviglie di Julien Sandrel

[RECENSIONE #47] La stanza delle meraviglie di Julien Sandrel

Quella notte mio figlio mi ha aiutata a recuperare qualche pagina di giovinezza sulla quale avevo sorvolato troppo in fretta. Quella notte ho capito che la vita – la vita vera, quella che ricordiamo – non è altro che un susseguirsi di momenti di grazia giovanile. E che nessuna ambizione adulta può renderci più felici di un semplice carpe diem adolescenziale.

Julien Sandrel | La stanza delle meraviglie | Rizzoli | € 19,00 (cartaceo) – € 9,99 (eBook) | Pag. 222

Thelma ha quarant’anni, una vita piena e un lavoro che la soddisfa, ma che la sottrae alle incombenze materne; la sua è una famiglia tandem, sono in due, e Louis, dodici anni, è un figlio desiderato ma non condiviso, un figlio cresciuto d’un tratto, un ragazzino che ha preso la prima cotta e vuole raccontarlo alla madre. Che ora, però, è al telefono e non ascolta, non vede. Accade in una frazione di secondo, su una strada di Parigi: il ragazzo è vittima di un incidente e Thelma si ritrova di colpo senza più difese. Poi, nelle settimane incerte in cui il bambino è sedato, trova un quaderno sul quale Louis ha elencato le cose che sognava di fare, le sue meraviglie, e spinta in modo uguale dalla disperazione e dalla speranza decide di realizzarle al posto suo e poi raccontargliele, seduta accanto al letto della stanza di ospedale. Ha solo un mese di tempo e certo non è facile vivere i desideri di un adolescente alla sua età. Ma alla fine, questa stramba impresa alla quale Thelma si è aggrappata come un naufrago diventerà per lei una possibilità impensata per sperimentare nuove connessioni e ridefinire i limiti dell’amore. Suo figlio non aspettava altro.

LA MIA OPINIONE

Quante donne, senza rendersene conto, prese dalla carriera si dedicano poco al ruolo di mamma, di genitore? Questa è proprio la vita di Thelma. Con un figlio di dodici anni, Louis, Thelma cerca di fare del suo meglio, ma le sue energie sono tutte dedicate al suo lavoro.

Anche quel triste sabato, poco prima dell’incidente, era al telefono con il suo capo per parlare della riunione del lunedì seguente. Anche in quei momenti aveva messo il lavoro prima di suo figlio: lui cercava di confidarle una cosa, un suo sentimento, ma lei era impegnata. Louis procedeva a velocità elevata con il suo skate, ma anche rendendosi conto della cosa, Thelma ha pensato di doverla smettere di preoccuparsi, Louis era grande.

Mentre JP mi descriveva senza entusiasmo quello che avrei dovuto fare domenica, io guardavo distrattamente Louis, che andava decisamente troppo forte. Ho notato le cuffie incollate alle orecchie, e ricordo con chiarezza di aver sperato che non avesse il volume alto, e che sapesse destreggiarsi bene a quella velocità. Poi ho scosso la testa dicendomi che era grande, ormai, che dovevo smetterla di stare in ansia di continuo per lui, per tutto, per niente, specialmente per niente. È incredibile la quantità di pensieri che siamo in grado di formulare in silenzio, in una manciata di secondi. Ed è incredibile quanto quei pochissimi secondi, in seguito, possano dolorosamente fissarsi nel cervello.

Ma forse quello era il momento giusto per preoccuparsi. Louis prende una storta e l’impatto con il camion che sta sopraggiungendo è inevitabile. I soccorsi arrivano immediatamente e Louis viene trasportato con emergenza all’ospedale. Il piccolo dodicenne entra in coma e da lì inizia il calvario di Thelma, ma anche la sua rinascita.

Lascia il lavoro, o forse sarebbe meglio dire che viene licenziata dopo aver schiaffeggiato un superiore alla riunione, e cerca di trovare conforto nell’alcool, fino a che non interviene sua madre. Anche se tra loro il rapporto non è idilliaco, la madre non riesce a guardarla mentre si distrugge.

Quando Thelma, rifacendo il letto di Louis, trova sotto il materasso un quaderno in cui il figlio ha annotato le meraviglie che vuole vivere, capisce che è da lì che deve ripartire. All’ospedale le hanno dato un mese di tempo, se Louis non dovesse avere stimoli o un cenno di miglioramento, smetteranno le terapie. Lei decide così di realizzare tutti i sogni del figlio, per raccontarglieli e fargli capire quanto è bella la vita e quanto è bello tutto ciò che lo aspetta.

Dovevo dare a mio figlio la voglia di tornare, la voglia di vivere, fargli capire quanto si sarebbe perso, altrimenti. Era un progetto folle, ma realizzabile.
Ne ero convinta.
I protagonisti? Uno sportivo: Louis. Un’allenatrice: io.
La disciplina olimpica? L’uscita dal coma a stile libero.
Il premio, la motivazione? Tutto ciò che lui aveva scritto sul suo quaderno. Quel quaderno era un concentrato di futuro. Era pieno delle esperienze che Louis sognava di fare, e prometteva gioia, era pieno di «cose belle», per usare le sue parole. Quel quaderno era una promessa di vita. Quale tecniche avrei usato? Sarei andata incontro ai sogni di mio figlio, li avrei vissuti per lui, registrandoli (audio e video), e poi li avremmo condivisi. Avrei fatto una promessa solenne. Senza mai tradirla. Non sapevo se dovessi seguire un ordine preciso, e volevo che tutto risultasse spontaneo. Perciò avrei scoperto il mio programma via via.
Quale risultato volevo ottenere? Che mio figlio dicesse “Merda, non è possibile che sia mia madre a fare tutto questo al mio posto”. E allora avrebbe riaperto gli occhi.

Così, tra un viaggio a Tokyo, una gita al santuario dei Pokemon, un matrimonio giapponese, un viaggio a Budapest per la maratona e uno stage di calcio, Thelma conosce quel figlio che non ha mai conosciuto prima. Cresce con lui e si riscopre una mamma piena di coraggio e amore, una mamma che farebbe di tutto per suo figlio. Anche incontrare di nuovo quel padre che Louis non ha mai conosciuto, ma che vorrebbe tanto vedere. 

La sola vera relazione che ho avuto nella mia vita è stata con il padre biologico di Louis. Una relazione passionale, durata quasi due anni. Ma un rapporto impossibile. Lui non ha mai saputo di essere diventato padre. Io non ho mai cercato di sapere che fine avesse fatto. Più volte Louis mi domandava di raccontargli qualcosa in proposito, e anche mia madre mi chiedeva spesso del padre di Louis. Ha avanzato delle ipotesi, ma mi sono sempre rifiutata di dire una parola in più. Ho preferito avere una relazione semplice ed esclusiva madre-figlio, piuttosto che un triangolo invisibile. Ho scelto l’opzione famiglia scombinata anziché ricombinata a forza.

Oltre a far capire al figlio di poter essere una mamma migliore di quella che è stata fino a ora, grazie al quaderno delle meraviglie cambia anche il rapporto tra Thelma e sua madre, Odette. Da persone inconciliabili, distanti a persone complici, legate, inseparabili.

Questi sogni che sta realizzando per lui, lo stanno smuovendo, ma l’unica che sente queste cose è Thelma. L’elettroencefalogramma non da miglioramenti, dice che la situazione è drasticamente stabile e Louis non sta facendo progressi.

Istinto materno. Non avevo mai capito davvero il significato di quest’espressione. Adesso invece era sconvolgente constatare quanto fosse precisa, e vera. L’istinto materno è quella cosa che ti fa vedere quello che gli altri non possono vedere, sentire profondamente i cambiamenti. Io sentivo Louis. Io sentivo Louis, e Louis mi parlava.

Inizio con il ringraziare infinitamente la casa editrice Rizzoli per avermi inviato l’eBook di questo romanzo. Un romanzo che trasuda dolore, amore, forza, coraggio, sofferenza, pentimento. L’amore di una madre per un figlio è una delle forme più potenti di amore, e in questo romanzo lo conosciamo a pieno.

Vediamo Thelma trasformarsi da una persona che ha un figlio di cui non si prende cura, un figlio a cui non dedica un minuto del suo tempo a una persona che mette al centro del suo universo il sangue del suo sangue, la persona più importante della sua vita, il figlio che sta rischiando di perdere e per cui farà salti mortali pur di recuperare ciò in cui è mancata precedentemente.
Vediamo sua madre imporsi a lei, salvarla dall’abisso, facendole forza e sostenendola.

Ho apprezzato anche i capitoli in cui la voce narrante era lo stesso Louis. Veniamo così a conoscenza di cosa prova, di cosa sente, di cosa accadrà se il suo corpo non reagirà e le sue paure. Un ragazzino di soli dodici anni con la passione per il calcio, a cui è mancata quella madre che Thelma sta diventando, ma che lui si sta perdendo. Capisce il suo cambiamento dal tono della voce, dalle risate e dalle chiacchiere che gli rivolge. Sua madre non lo ha mai fatto prima.

Non so se il motivo sia il mio essere madre, ma questo romanzo mi è entrato dentro, piano piano, in modo delicato. Si è insinuato nei miei pensieri, mi ha fatto impaurire, tremare, sperare, gioire. Un romanzo che comprerò sicuramente in versione cartacea perché tenerlo nel mia libreria è fondamentale. La forza che emana è immensa e quando sarò stanca, esausta, basterà aprirlo, leggere qualche passaggio e tutto passerà. Mi ha già fatto questo effetto durante la lettura e mi ha migliorata. Quando un libro migliora la tua persona significa che è un libro importante, speciale, da tenere sempre con te; e io farò esattamente così.

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