[RECENSIONE #51] Quel figlio negato di Francesca Ognibene

[RECENSIONE #51] Quel figlio negato di Francesca Ognibene

Le sfumature a volte ingannano, altre danno il senso della bellezza degli eventi.

Francesca Ognibene | Quel figlio negato | L’erudita | € 16,00 | Pag. 142

Molte sono le donne che non possono soddisfare il proprio desiderio di maternità. Il dramma che le avvolge, però, risveglia in loro una forza straordinaria, fino a quel momento sconosciuta. Donne che non si arrendono a un destino avverso e provano a realizzare il proprio sogno affrontando ostacoli e difficoltà. Dopo essersi avvicinati alla procreazione assistita, Virginia e Federico credono di aver trovato finalmente una soluzione nell’adozione, nonostante l’intricato sistema italiano. Credono però, perché anche questa porterà gravi complicazioni per la loro vita e quella della piccola Giulia. Una storia attuale e universale, d’amore materno e speranza, di lotta e protezione.

LA MIA OPINIONE

Virginia e Federico sono una coppia che sta cercando di avere un figlio. Dopo vari tentativi, possibilità che però si trasformavano in aborti spontanei, varie analisi e controlli, hanno deciso di ricorrere all’inseminazione artificiale.

La sensazione è sempre un misto tra speranza e disperazione, quasi ossessione arrivati a questo punto.

Ma il destino sembra essersi accanito su di loro: anche le varie fecondazioni assistite, a cui sono ricorsi, non hanno dato esito positivo. La sensazione di impotenza, il dolore, la ricerca di risposte a domande quasi impossibili li fa isolare da tutti. Anche da tutti i loro amici, quelli più stretti, quelli con cui – in genere – condividi gioie e dolori

Decidono di intraprendere la difficoltosa strada per l’adozione: tante pratiche burocratiche, tanti controlli, tanti esami. Ma alla fine ce la fanno: gli affidano Giulia, una bimba orfana di entrambi i genitori, morti in un incidente stradale, e con il nonno in carcere. Il nonno che rifiuta, inizialmente, di prendersi cura della bimba una volta scontate le sue pene, ma che – invece – li perseguiterà fino a fargli cambiare città. 

Non continuo con la spiegazione perché il libro non conta moltissime pagine, quindi rischierei di rovinarvi la lettura.

Ringrazio il Taccuino Ufficio Stampa per avermi inviato il file digitale e avermi dato la possibilità di leggerlo. Quando mi è arrivato l’email con la segnalazione di questo romanzo, ne sono subito stata attratta, probabilmente per il mio essere diventata madre da poco più di un anno, o perché prima di rimanere incinta alcune avversità provate da questa coppia le abbiamo provate anche io e mio marito.

Non siamo mai ricorsi alla procreazione assistita né tantomeno all’adozione, ma ho riconosciuto il frequente stato di agitazione, di frustrazione, di ansia, di paura, di impotenza, di speranza. Quando, poi, diventa un punto fisso nella tua mente, rischi davvero di cadere giù, senza neanche rendertene conto. So, quindi, cosa hanno provato i nostri due protagonisti, almeno nella fase iniziale.

I personaggi non sono caratterizzati, la storia è incentrata tutta sulla maternità senza spiegare al lettore molto dei protagonisti. L’unica cosa che si capisce molto bene, perché è spiegata più e più volte, è il loro abbandonare gli amici e chiudersi a riccio. Avrei preferito un approfondimento soprattutto sul protagonista maschile, Federico. Di lui ne sappiamo poco, solo le piccole spiegazioni che ci da Virginia. 

Un’altra cosa che mi ha lasciata molto perplessa è il finale. Scioccante, un fulmine a ciel sereno. È stato un punto fisso nella mia mente dopo aver terminato il libro e ho l’amaro ancora in bocca se mi soffermo a pensarci.

Non sono solita dare le stelline ai libri ma, ecco, se proprio dovessi farlo, non darei più di tre su cinque: il finale, la caratterizzazione dei personaggi, le aspettative. Tutte cose che messe insieme mi fanno dare massimo questo voto.

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