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[RECENSIONE #57] Come il sole di mezzanotte di Liliana Onori

[RECENSIONE #57] Come il sole di mezzanotte di Liliana Onori

Arriva un momento nella vita di ognuno in cui il passato deve essere lasciato andare perché tutto quello che abbiamo, tutto quello che ci resta è il presente, è questo momento, è adesso.

Liliana Onori | Come il sole di mezzanotte | Librosì Edizioni | € 15,00 (cartaceo) – € 1,03 (eBook) – Gratis con Kindle Unlimited | Pag. 376

L’amore che si scopre, che è linfa, che riesce a illuminare come un sole a mezzanotte. È quello che vivono Anna e Julian, certi che il loro sentimento possa superare qualsiasi differenza e vincere su ogni forma d’odio. Ma non nell’Irlanda di fine ottocento dove le convenzioni sociali riescono a oscurare qualsiasi tipo di legame, persino quello tra una madre e sua figlia. Anna scoprirà, così, che l’amore ha molte forme: può essere estremo, tragico, può nascere dall’amicizia, dalle consuetudini, dall’indifferenza e può generare rancore e distacco; soprattutto può essere grande nella rinuncia e piccolo nell’accettazione e celarsi ovunque, magari dietro al tronco di un grande albero.

LA MIA OPINIONE

Nell’Irlanda di fine ottocento, contavano le classi e le posizioni sociali, la situazione economica; un cameriere, ad esempio, poteva vedersi tolta tutta la paga se una persona dell’alta società si lamentava del suo operato, anche se lui non aveva fatto nulla. Anna, però, la pensava diversamente da tutti quelli agiati come lei. Lei, figlia del conte DeLarey, ragazza in piena adolescenza, pensava che tutti gli esseri umani dovessero considerarsi allo stesso modo.

I ragazzi della sua età che potevano apparire dei buoni partiti agli occhi dei suoi genitori sembravano molto più interessati alla sua dote che non a lei. Meglio moglie di un povero diavolo!, pensava. Ma questo non poteva dirlo perché i legami tra persone appartenenti a ceti sociali diversi erano inaccettabili e nessuno voleva sentirsi dire il contrario e che alla base di un matrimonio ci sarebbe dovuto essere l’amore non il rango.

E a lei succede proprio questo: si innamora follemente di Julian, un marinaio senza cognome, analfabeta, ma capace di darle protezione, amore, rispetto. Vivono il loro amore nascosti nel bosco, ai piedi dell’albero dove si sono conosciuti; Anna stava aspettando il momento giusto per presentarlo ai suoi genitori. Sua madre, Diana, era burbera, sempre pronta a rimproverarla per qualsiasi, incapace di darle anche solo un pizzico di affetto; suo padre Conrad, invece, stravedeva per lei, la difendeva sempre, e cercava di fare del suo meglio per farla stare sempre bene.

Purtroppo, quel momento non è mai arrivato. Anna e Julian vengono scoperti dai genitori della ragazza in una situazione inconfondibile. Da quel momento, nulla sarà più lo stesso. La loro forzata separazione butta Anna in uno stato di apatia, depressione. La contessina si lascia andare, non mangia e beve per giorni, comincia ad avere le allucinazioni. Il conte DeLarey è costretto così ad allontanare da casa sua moglie Diana, incapace di essere dolce anche in una situazione delicata come quella.

Purtroppo nessuno può guarire chi soffre. Solo chi soffre sa come leccarsi le ferite per curarle.

Dopo molto tempo in quello stato, Anna piano piano si riprende, grazie anche a William e Camille. Loro, figli di uno dei migliori amici di Conrad, hanno perso da poco la madre a causa di una malattia. Si fanno così da supporto, scherzano, giocano, passano il loro tempo sempre insieme a fare cose nuove. Anche se dalla mente di Anna Julian non è mai andato via, è consapevole che deve cercare di andare avanti. E ci riesce, fino a quando un colpo di scena non la fa ripiombare in quei giorni ancora così dolorosi.

Sono sempre stata affascinata da quell’epoca, così quando l’autrice di questo libro mi ha proposto una collaborazione, sono stata felicissima di accettare. La ringrazio per questo e anche per aver aspettato.

Con una scrittura semplice e fluida, il romanzo si legge molto velocemente. I personaggi sono tutti ben caratterizzati e il lettore riuscirà a empatizzare con tutti, o quasi. Julian è il personaggio che più ho amato: con il suo essere un semplice marinaio, che passa la sua vita in mare, dimostra ad Anna che, anche essendo inferiore a lei, riesce ad essere alla sua altezza. Anna e Conrad sono altri due personaggi che mi sono piaciuti da morire: lei con il suo essere completamente diversa dalle sue coetanee, con le sue idee ben chiare e più umane di tanti altri che la circondano; lui con il suo amore incondizionato per sua figlia, per il sacrificio che fa allontandole la madre. Ecco, la madre. Diana è un personaggio che ha suscitato in me irritazione, fastidio, ripulsione. Non riesco proprio a immaginare come possa fare una madre a comportarsi così con una figlia, sangue del suo sangue. Una madre preoccupata più per ciò che dirà la gente che per la sofferenza della figlia. Una madre per cui l’apparenza è tutto, anche a discapito delle persone che le sono intorno. Devo dire che quando Conrad l’ha cacciata di casa, ho quasi festeggiato. Il suo stato d’animo, in quel momento, non mi ha suscitato nessuna compassione. Anzi, ho pensato “Finalmente è riuscito a reagire e ad allontanare una presenza così negativa dalla loro vita”.

Un romanzo che vi consiglio perché capace di coinvolgere talmente tanto il lettore da fargli provare le stesse emozioni e i stessi sentimenti dei personaggi, soprattutto di Anna. Ho pianto molto, e non mi vergogno a dirlo, per un passaggio ben preciso che non posso però accennarvi. Lo stesso passaggio che poi getta Anna in uno stato sofferente, in uno stato capace di farla arrivare vicino alla morte. Ma oltre a piangere, ho anche sorriso per l’amore infinito che prova Conrad per sua figlia e mi è dispiaciuto per la sua sofferenza nel vedere la freddezza della moglie; ho quasi esultato in due scene con protagonista Lorenz Ford, un ragazzo ricco con la presunzione che tutto gli sia dovuto. Un romanzo che mi ha coinvolta al 100% e che merita davvero di essere letto.

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