[RECENSIONE #61] Fuoco freddo di Debora Scalzo

[RECENSIONE #61] Fuoco freddo di Debora Scalzo

Scrivo per non dimenticare.
Scrivo per ricordare.

Debora Scalzo | Fuoco Freddo | Kimerik | € 15,00 | Pag. 126

EUR 12,75

Stella ne ha viste e subite molte nella sua vita, una violenza quando era bambina, una malattia superata, i ripetuti tradimenti da parte del marito e la perdita del suo amato Vincenzo.
La donna guerriera, moglie, mamma, amante, sognatrice, artista, ritorna.
Ritorna con la voglia di riscoprirsi e il desiderio di sentirsi ancora amata.
Una storia d’amore fuori dall’ordinario, tra lei e un uomo che sembra non avere scrupoli, che tocca le corde più profonde dell’anima e le fa vibrare al ritmo del battito del cuore. La coincidenza del ritorno, quel ritorno fatto di intimità, amore, distanza, indifferenza, malinconia e un dolore da vivere insieme.
Una storia che verrà scossa profondamente e porterà tenerezza, rimpianto, angoscia e paure.
Ma Stella è forte e il destino questa volta la premierà. 

LA MIA OPINIONE

Abbiamo conosciuto Stella nel primo libro scritto da Debora Scalzo, Io resto così (QUI la recensione), e sappiamo quanto abbia già sofferto per la violenza subita, per la perdita del suo amato Vincenzo con il quale aveva progettato matrimonio e famiglia. Qui la ritroviamo in una storia che ci viene già accennata nel precedente romanzo. Un tradimento, il primo tradimento, che infliggerà a suo marito. Un amore al quale non riesce a rinunciare anche se le fa male.

Hai presente un pugno allo stomaco di quelli forti? Ecco, lui è il pugno allo stomaco che non dovevo ricevere nella mia vita.

Stella conosce Domenico mentre è alla ricerca di aiuto: in metrò aveva visto un uomo sui sessanta anni far foto a delle ragazzine, importunandole e masturbandosi davanti a loro. Corre così alla ricerca di aiuto e si imbatte in lui, poliziotto della sua zona, ma originario della Sicilia. Con lui le viene spontaneo intavolare una conversazione come se fossero vecchi amici. Tenendosi in contatto per gli aggiornamenti riguardanti l’uomo che Stella aveva denunciato, i due si rivedono. Sono entrambi genitori, entrambi sposati, ma tra loro scocca subito la scintilla e, prima che se ne accorgano, rimangono invischiati in una relazione che li consuma.

Vorrebbero viversi di più, ma sono bloccati, non hanno la possibilità di farlo. Stella è in balia dei vari cambiamenti di umore di Domenico: sparisce e poi torna, la ama e poi sembra quasi odiarla.

Si odia chi si ama.

Stella rimane incinta, e ovviamente il figlio non può essere di suo marito: loro non hanno rapporti intimi da mesi, sono distanzi, non c’è amore tra loro. Quando Domenico apprende la notizia cambia idea mille volte: prima lo vuole e dice di tenerlo, poi cambia idea e dice che deve abortire perché hanno già una famiglia entrambi. Lei è davanti a un bivio: lo vorrebbe tenere, ma poi crede che non sia giusto e che abbia ragione lui. Quando capisce cosa deve fare, è troppo tardi.

Questo romanzo, rispetto al primo, è scritto in prosa e l’autrice ha eliminato tutti quei puntini di sospensione che mi avevano tanto irritato in Io resto così. La storia, per quanto dolorosa e travagliata, coinvolge tantissimo il lettore, il quale si ritrova a provare del vero dispiacere per la nostra protagonista. Anche una come me, che odia i tradimenti e che è dell’idea che bisogna lasciare il proprio compagno quando si capisce che tutto è finito, davanti alla sofferenza provata da Stella in merito al comportamento del suo amante prova dispiacere. Ho provato subito empatia verso di lei e ho sperato, per tutto il romanzo, che lei riuscisse a riscattarsi. Fortunatamente così è stato e ringrazio la scrittrice per averle donato almeno una gioia, una felicità dopo tutta la sofferenza subita, dopo tutto il dolore provato.

Questo libro può essere letto anche da solo, senza necessariamente leggere il suo prequel, perché questa è una storia a parte, e delle cose del romanzo precedente sono comunque presenti anche qui. Non è adatto a persone che credono che nella vita non si sbagli mai, che non si vada mai fuori rotta, che potrebbe considerare questo libro come un buttare i valori familiari nell’immondizia. Credo che non sia questo il messaggio che l’autrice ha voluto trasmettere ai suoi lettori.

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