[RECENSIONE #64] A volte corro piano di Patrick Trentini

[RECENSIONE #64] A volte corro piano di Patrick Trentini

Quando si è fortunati le delusioni hanno il potere di trasformarsi. Diventano un piccolo elastico, fatto di gomma, colorato di un giallo che è difficile da definire se non “giallo elastico”; l’anellino ti circonda la vita, perché si sa che le delusioni ti abbracciano più strette delle soddisfazioni, ma a volte accade qualcosa di tanto inaspettato quanto dolce, anche se mentre succede non te ne accorgi.

Patrick Trentini | A volte corro piano | Reverdito | € 19,00 | Pag. 207

EUR 16,15

Nessuno aveva mai pensato di scrivere un libro sui legami tra la musica e la corsa. Finché uno scrittore – che di mestiere fa il pianista ma che, per passione, è atleta da allenamento quotidiano – ha compreso quanto siano simili, complementari e meravigliosamente affini le arti e la pratica sportiva. È nato così un libro che non è soltanto un libro, perché per ognuno degli undici capitoli che compongono il testo c’è un brano musicale per pianoforte, scritto e registrato dallo stesso autore. I capitoli e i brani (contenuti nel CD allegato) condividono i titoli e le ispirazioni, perché alla fine si tratta semplicemente di narrare la stessa storia in due maniere diverse. E poi, a pensarci bene, si usa pur sempre una tastiera. “A volte corro piano” racconta la corsa ai musicisti e la musica ai runner. Ci sono le vittorie e le sconfitte più dolorose, le speranze mal riposte e i sogni ancora da realizzare, la battaglia con l’anoressia atletica, i piccoli e grandi incontri, le centinaia di ore sulla strada per preparare la “100 km del Passatore” e le centinaia di ore sui tasti bianchi e neri, due colori che mischiati danno il grigio dell’asfalto. Prefazione di Giorgio Calcaterra e Monica Carlin.

LA MIA OPINIONE

In questo libro, Patrick Trentini ci racconta della sua professione – il pianista – e la sua passione – la corsa (running in gergo moderno). L’autore ci riporta alla sua preadolescenza, alla sua prima audizione, alla sua iscrizione al conservatorio. Lo fa, ogni volta, paragonando il piano, la musica, e la corsa.

Il pianoforte e la corsa sono esattamente la stessa cosa. Gesti piccoli, ripetuti, studiati in ogni minimo dettaglio. Gesti privi di tutta quella libertà che potrebbe sedurre chi non li pratica.

Questo continuo paragonare la musica, il piano, lo scrivere le canzoni, alla moda fa capire quanto due mondi così distanti tra loro siano, in realtà, più simili di quanto immaginiamo. L’unica cosa che li differenzia è che in uno serve naturalezza, in un altro estrema attenzione.

Per correre serve naturalezza, per scrivere occorre attenzione estrema.

E lui le sue canzoni cerca di crearle durante l’allenamento: una volta preso il ritmo, riesce a concentrarsi, senza distrazione, alla musica. Un intreccio perfetto per chi ama entrambe le cose.

Ma in A volte corro piano non sono presenti solo le vittorie, ma anche i fallimenti, le cadute, le audizioni non passate, le corse non terminate, l’anoressia; nonostante le difficoltà Patrick Trentini ci riprova e si rialza sempre e questo è un messaggio bellissimo da mandare. MAI ARRENDERSI.

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