[RECENSIONE #68] La porta socchiusa di Valentina Morpurgo

[RECENSIONE #68] La porta socchiusa di Valentina Morpurgo

Ho subìto, sì… ho subito perché non ho avuto il coraggio di tirar fuori le palle, ancora ferma davanti a quella porta chiusa.

Valentina Morpurgo | La porta socchiusa | Erga Edizioni | € 15,00 | Pag. 203

EUR 12,75

Perla non sa ancora a cosa andrà incontro scegliendo di sposare Fabio. Il sentiero che imbocca cancellerà per sempre la donna che era, trasformandola nel fantasma di sé stessa. Perla sta ancora cercando Perla!

LA MIA OPINIONE

Perla e Fabio sono insieme da quattro anni, ma sono puntualmente ostacolati dai genitori di lui. Loro non ritengono Perla adatta al loro figlio. Così, ogni singolo progetto che i due vogliono realizzare per il loro futuro viene, in qualche modo, ostacolato da loro. Tra alti e bassi, addii e ritorni, Perla e Fabio decidono di sposarsi contro il parere dei suoceri e rimanendo, quindi, solo circondati dai parenti di lei, salvo poi vedere la madre e la sorella di Fabio presentarsi. Interrompono così i rapporti, fino a quando nascono le figlie: Cora e Zaira.

In quella famiglia, è quasi vietato affrontare i problemi che ci sono stati; preferiscono metterci una pietra sopra e andare avanti, come se nulla fosse mai accaduto. Per Perla, questa è una cosa quasi impossibile da digerire: lei vorrebbe poter chiarire con loro, cercare di capire il loro punto di vista senza tante scuse; ciò però non avviene.

La famosa “pietra sopra” doveva essere posata, senza confronti diretti, un bel sorriso di cortesia, una pacca sulla spalla e via verso una nuova avventura. Mi rammaricava molto che i miei sentimenti poco contassero. […] Come fai ora a supplicarmi di lasciar correre tutto e guardare negli occhi due persone che non hanno avuto nemmeno il coraggio di sedersi di fronte a me per parlare da persone civili e mature? Sarebbe stato meraviglioso, costruttivo, umile, avremmo avuto l’occasione di confrontarci e mettere a nudo le nostre emozioni. Io non volevo le loro scuse, volevo parlare, capire, cercare di comprendere il loro punto di vista, farmi conoscere un po’ di più. Forse volevo solo essere accettata, forse volevo solo quello. Non sono riuscita a farmene una ragione, ne ho solo sofferto tantissimo.

Dopo il loro chiarimento, Fabio dice a Perla di trasferirsi a Murano, così da stare vicino al suo lavoro. In realtà, Perla è stata messa al corrente di questa decisione a cose fatte: infatti, Fabio e suo padre avevano già deciso e acquistato casa.

Quello che, all’inizio, sembrava solo succube dei suoi genitori, si rivela poi essere uguale a suo padre, condividendo la natura: uomo-padre-padrone. In tutta la sua vita, aveva assimilato i suoi modi di fare, ma sono venuti allo scoperto solo quando li ha messi in pratica, nella sua famiglia, con sua moglie e le sue due figlie.

In questo racconto, Perla si annulla completamente per la sua famiglia: lascia il lavoro dopo la nascita della primogenita (spinta anche da Fabio); si dedica anima e corpo a tutto ciò che può far stare bene loro; si occupa di tutto quello che riguarda la “famiglia”. Lui, ovviamente, ritiene che il suo ruolo sua sufficiente con i soldi che guadagna. Tutto il resto non lo riguarda. Lavora tutto il giorno e quindi è suo diritto poter andare a bere con gli amici; lavora tutto il giorno e quindi è suo diritto usare il giorno di riposo per dormire e non fare da babysitter alle sue figlie; lavora tutto il giorno e quindi ha il diritto di svagarsi la mente, uscendo, ubriacandosi, e con il diritto di poter rincasare quando vuole – senza avvisare – come un single qualunque. Tutti i diritti che pretendeva per sé stesso, però, non valevano per Perla: lei era moglie e madre e quelli erano gli unici ruoli che doveva svolgere. Secondo la logica di Fabio, lei doveva ringraziare il cielo che il marito le permettesse di stare tutto il giorno a casa, senza lavorare e, quindi, senza fare niente.

Non puoi aspettare il mutamento delle altre persone per mutare a tua volta e nemmeno appoggiarti a qualcuno illudendoti che, grazie ad esso, puoi sopportare tutto ciò che non va nella tua vita in attesa di tempi migliori.

La porta socchiusa è un racconto di come una donna riesca ad annullarsi, pur di cercare di sistemare le cose; quanto la sua sottomissione sia reale, lenta, e quasi un punto di non ritorno. Il libro inizia parlando di ansia, senso di soffocamento, campanelli d’allarme e sembra quasi che siano questi il fulcro. In realtà questi temi fanno solo da apripista a una storia più radicata, più tormentata. Se Perla è stata vittima di Fabio e di sé stessa, è perché nella sua infanzia ha imparato a starsene in silenzio durate le sfuriate, dovute all’alcool, di sua madre; ha imparato a non disturbare quando sua madre non era lucida, per non ricevere punizioni; ha imparato a stare in un angolo, in attesa che sua madre riprendesse il controllo di sé. E questo è quello che ha fatto anche nel rapporto con suo marito: stare in silenzio, accettando tutto, fino a quando non decide di riprendere in mano la sua vita e ritrovare la Perla che era un tempo.

Valentina Morpurgo ha scritto un libro che si legge facilmente, ma che tratta un tema che facile non è. La sua scrittura, il suo stile, sono capaci di rapire il lettore, farlo affezionare ai personaggi, quasi fossero nostri amici. Li descrive talmente bene da riuscire a immaginarli, da riuscire quasi a prevedere ogni loro singola mossa.

Più che a Perla, mi sono affezionata alle due bambine, Cora e Zaira: entrambe idealizzano il padre; cercano continuamente il suo affetto, ma vengono ripetutamente messe da parte, come se non esistessero. La loro fortuna è stata di avere una madre che ha saputo gestire la situazione in modo perfetto, cercando di dare spiegazioni consone alla loro età e, soprattutto, cercando di non far sparire quella loro adorazione, quella luce nei loro occhi appena lo vedono. Perla è sta capace di proteggere le figlie, raccontando però la verità. Ogni volta che veniva evitate, come se fossero trasparenti, mi si stringeva il cuore: era come se avessi davanti la scena, e mi sentissi impotente. Una sensazione davvero brutta, ma che mi ha fatto amare ancora di più il libro. Sembra strano, ma è così. È un libro che mi è entrato dentro, e ringrazio la scrittrice per avermi proposto questa collaborazione.

Sì, gli altri ti possono ferire, ti possono mettere i bastoni tra le ruote, ti possono ingannare, tradire o usare ma è sempre e solo nostro il libero arbitrio di come reagire e di cosa fare successivamente.

#prodottofornitoda Valentina Morpurgo, l’autrice.

Acquista su Amazon.it

Clicca qui per acquistarlo tramite il mio link di affiliazione.

Piaciuto l'articolo? Condividilo!

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: