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[RECENSIONE] Annabelle di Lina Bengtsdotter

[RECENSIONE] Annabelle di Lina Bengtsdotter

A volte tornare è l’unico modo per chiudere con il passato.

Lina Bengtsdotter | Annabelle | DeA Planeta | € 17,00 | Pag. 365

Avere diciassette anni. Rubare il vestito celeste alla mamma per andare a una festa. E poi sparire nel nulla. Annabelle svanisce così, senza un motivo e in apparenza senza lasciare traccia. La famiglia, gli amici, i vicini: nessuno nella piccola comunità di Gullspang, sprofondata tra le fitte foreste di Svezia, sembra in grado di fornire elementi su quanto accaduto quel venerdì notte. Al padre, che invano esce a cercarla per la campagna, e alla madre, consumata dall’angoscia e dal senso di colpa, non resta che affidarsi agli agenti della polizia criminale che da Stoccolma giungono a prendere in mano le indagini. Per l’agente Charline Lager, però, scoprire chi era Annabelle e cosa le è successo non significa solo affrontare un caso tra i più delicati e complessi di sempre. Perché un passato come il suo non si cancella. E perché Gullspang – le casette uguali, le acque fredde del lago, l’emporio abbandonato e i segreti che nasconde – non è un posto qualunque, ma il suo posto, quello che si porta scolpito dentro e dal quale fuggire è semplicemente impossibile.

LA MIA OPINIONE

Charlie è fuggita da Gullspang vent’anni prima la sparizione della piccola Annabelle. Lo ha fatto per mettere un taglio netto tra il suo passato e il suo futuro, un passato che in tutti quegli anni ha provato a cancellare.

Quando Annabelle scompare, in un venerdì sera, dopo una festa con degli amici, la polizia di Gullspang chiede rinforzi da Stoccolma. E proprio Charlie è stata scelta dal suo capo per andare a indagare. Al loro arrivo, trovano una situazione peggiore di quella che, in realtà, si aspettassero. I colleghi di quella piccola città non avevano scandagliato ogni minimo particolare. E, anche se con non poca stizza, sono costretti a rispondere alle domande e a sostenere gli sguardi sprezzanti di Charlie.

Charlie e il suo collega Anders Bratt sono abituati a gestire le indagini in modo totalmente diverso: sono tutti sospettati finché non vengono interrogati e, con un alibi forte, scagionati. Ricominciano così gli interrogatori e vengono a scoprire che Annabelle frequenta un gruppo di lettura nella parrocchia del quartiere, intrattiene una relazione con una persona di cui nessuno conosce l’identità, spesso litiga con sua madre per il suo modo di fare iperprotettivo che la fa sentire soffocata e controllata.

Tra una pista e un’altra, Charlie viene estromessa dalle indagini: il suo problema con l’alcool può essere d’intralcio al lavoro dei poliziotti. Decide, però, di rimanere a Gullspang, ritornare in quella casa in cui è cresciuta e affrontare i suoi fantasmi. Proprio durante questa permanenza, la poliziotta scopre alcune cose del suo passato che la sconvolgono e che, in qualche modo, la legano alla piccola Annabelle.

La narrazione della Bengtsdotter è un’alternanza tra passato e presente: un passato che il lettore non riesce a collegare con la storia presente, ma che ne ha determinato degli aspetti e li capirà solo verso la fine del romanzo. L’epilogo mi ha lasciata spiazzata tanto da averci pensato su molto dopo aver terminato la lettura. Il lettore si ritrova a fare congetture, come è normale che sia, ma alla fine si accorgerà che erano tutte sbagliate.

Inizialmente mi sembrava di leggere una specie di copia del libro Sharp Objects di Gillian Flynn, infatti molte volte – durante la lettura, specialmente all’inizio – mi è tornato in mente quel libro che ho letto l’estate scorsa. Poi, però, il passato di Charlie intrecciato alle indagini e il finale del tutto inaspettato, me lo hanno fatto valutare positivamente. Non perché prima non meritasse, ma semplicemente non amo leggere libri molto simili tra loro.

Prodotto fornito da DeA Planeta

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