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[RECENSIONE] Tre serbi, due musulmani, un lupo di Luca Leone e Daniele Zanon

[RECENSIONE] Tre serbi, due musulmani, un lupo di Luca Leone e Daniele Zanon

Il Male era tornato nel cuore dell’Europa e aveva messo radici a Prijedor, mezzo secolo dopo la fine dell’Olocausto.

Luca Leone e Daniele Zanon | Tre serbi, due musulmani, un lupo | Infinito Edizioni | € 15,00 (cartaceo) – € 6,99 (eBook) | Pag. 296

A Prijedor, in Bosnia Erzegovina, nella primavera-estate del 1992 succedono cose spaventose. Sembra d’essere tornati ai tempi del nazismo. Gli ultranazionalisti serbo-bosniaci vogliono sradicare i “non serbi” attraverso due strumenti: deportazione e omicidio. Vengono creati per quest’ultimo scopo tre campi di concentramento. Che ben presto diventano luoghi di uccisione di massa. Nomi tremendi: Omarska. Keraterm. Trnopolje. In quest’ultimo luogo – composto da una scuola, una casa del popolo e un prato – vengono recluse tra le quattromila e le settemila persone. È a Trnopolje, nel maggio del 1992, che è ambientata la storia raccontata da questo libro. Una storia di fantasia, ma poggiata su solide basi storiche e di testimonianza. Un libro che non è solo un romanzo ma anche un reportage di quanto accaduto troppi pochi anni fa e troppo vicino a noi, per non sapere. Prefazione di Riccardo Noury (portavoce di Amnesty International Italia).

LA MIA OPINIONE

Quando si parla di campi di concentramento, di deportazioni, di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità, inevitabilmente il pensiero va a tutti i terribili soprusi perpetrati dal Terzo Reich nei confronti degli ebrei. Eppure c’è una storia simile, se non uguale, accaduta non molto tempo fa di cui, però, non tutti sono a conoscenza. Ammetto, e con vergogna, di essere una di quelle persone che non conoscevano questa parte della storia, questo ripetersi degli eventi ma con differenti protagonisti.

Ci troviamo in Bosnia Erzegovina, nel vicino 1992, e quello che sta accadendo è orribile e, purtroppo, già visto. I serbo-bosniaci vogliono eliminare i “non serbi” trasportandoli nei campi di concentramento – situati a Omarska, Keraterm e Trnopolje – umiliandoli, infliggendo loro le peggiori angherie, punendoli, schiavizzandoli, terrorizzandoli, uccidendoli.

Il terrore fa tremare. Scuoia la pelle e scopre i nervi. E allora anche una carezza fa paura. Si diventa soli. Meschini. Ed è in quella direzione che la prigionia li avrebbe condotti, prima della morte.

Jelena, Zlatan, Milorad, Emina e Faris sono un gruppo di tredicenni, amici per la pelle e sempre pronti a difendersi tra di loro. A far compagnia a questo gruppo c’è sempre Vuk, il fedele lupo di Jelena. Quando inizia a calare, sulla città di Prijedor, un clima di agitazione misto a paura, i cinque amici capiscono che qualcosa di brutto sta capitando e che, purtroppo, riguarda anche loro. Emina e Faris, infatti, sono musulmani e, anche se la loro famiglia non è praticante da moltissimo tempo, per i serbo-bosniaci loro sono da deportare in uno dei campi allestiti al pari di chi è musulmano praticante.

In quell’addio, per la prima volta, [Zlatan] ebbe la netta percezione di quanto stava accadendo realmente nel loro Paese. C’era il rischio di una guerra vera. Che avrebbe separato famiglie, parenti, amici. Una guerra che avrebbe messo tutti contro tutti. Un dolore indicibile avrebbe travolto la Bosnia, probabilmente. Un dolore certo più forte di quello che stava provando lui in quel momento. Si sentì piccolo, debole. Eppure avrebbe tanto voluto fare qualcosa per aiutare i suoi amici, la sua Emina. Ma cosa?

E quando iniziano le deportazioni, il gruppo di amici capisce quanto la situazione sia peggiore di quella che immaginavano. Una guerra fatta più per sete di potere che per religione.

[…] I capricci erano tutto nella vita. Almeno per lui [Goran – sergente in servizio al campo di prigionia di Trnopolje]. Del resto, nessuno di loro era lì per servire davvero una causa. La religione. L’etnia. Tutte menzogne. Solo scuse. Erano lì per esercitare il potere. Per quel brivido che ne derivava. Per essere onnipotenti. Immortali, addirittura, fosse anche per qualche giorno. E ricchi.

Nonostante la storia di questi cinque amici sia frutto della fantasia dei due autori, la base storica è purtroppo reale. Ci sono state deportazioni e uccisioni ai danni del popolo musulmano, nel maggio del 1992. La loro colpa? Non essere serbi.

Luca Leone e Daniele Zanon ci parlano al termine del romanzo – che, sebbene rientri nella letteratura per ragazzi, andrebbe letto a qualsiasi età – della storia e di quello che il mondo vuole occultare. Ce ne parlano per far conoscere questa parte oscura e tragica della storia a più persone, per non dimenticare, per non nascondere, per rendere giustizia alle vittime. Riportano anche la testimonianza di una sopravvissuta, Alma, che in quella orrenda guerra ha perso i suoi familiari.

Come ho già detto, il libro rientra nella letteratura per ragazzi, quindi il linguaggio utilizzato è semplice, ma arriva dritto al cuore. Durante la lettura mi sono ritrovata sommersa in sensazioni contrastanti; ho provato dolore e vergogna; ho sentito crescere in me disgusto, raccapriccio, nausea nei confronti di questi esurpatori; mi sono meravigliata nel vedere la lealtà che lega il gruppo di amici, il loro senso di appartenza e di non abbandono.

Vi consiglio assolutamente la lettura di questo romanzo che, pur essendo di fantasia, si basa su cose realmente accadute. So per certo che non riuscirete a staccargli gli occhi di dosso, finché non avrete girato l’ultima pagina. Io, personalmente, ho dovuto forzare le pause tra un capitolo e un altro per assimilare tutto quello che c’era scritto e per dedicargli la giusta attenzione.

Ringrazio gli autori per aver scritto un romanzo come questo e per aver portato alla luce fatti sconosciuti alla maggior parte delle persone.

Prodotto fornito dalla casa editrice Infinito Edizioni

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