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[RECENSIONE] Cercando Aurora di Gervaso Curtis

[RECENSIONE] Cercando Aurora di Gervaso Curtis

Dalla vita aspettati sempre il peggio e non arrenderti mai.

Gervaso Curtis | Cercando Aurora | Aporema Edizioni | € 12,90 | Pag. 191

Aurora: uno splendido nome di donna, ma anche il magico momento che precede l’alba, quando le stelle si addormentano, per lasciar spazio alla luce del sole nascente. Cercare Aurora per il nostro giovane protagonista non rappresenta solo il desiderio di vivere un amore sincero, mai provato prima, ma anche la possibilità di scoprire, nel sorgere di un nuovo giorno, l’immagine di un’esistenza diversa, finalmente piena e degna di essere vissuta. Accompagnano questa ansiosa ricerca forti sentimenti di amicizia, legami familiari spesso complicati e soprattutto un misterioso intreccio tra sogno e realtà, destinato a risolversi solo nel finale.

LA MIA OPINIONE

Devo essere sincera: scrivere questa recensione non è per nulla facile. Mi trovo in difficoltà a raccontare la trama del libro e le sensazioni contrastanti che ha suscitato in me.

Cercando Aurora si può definire suddiviso in tre grandi capitoli: il primo – il prologo – in cui il protagonista è Marco che ci immette in quella che sarà la storia centrale; il secondo in cui i personaggi sono tre – Arturo, il suo migliore amico, Giovanni, e Aurora (colei che dà il nome a tutto il romanzo) – e dove le loro vite si intrecciano generando sensazioni positive; nel terzo, invece, il protagonista torna a essere Marco e ci verranno spiegate delle cose di cui, fino a quel momento, siamo all’oscuro.

Cosa c’entra Marco con Arturo e i suoi amici? Semplice: Marco e Arturo sono la stessa persona. Il primo è reale, il secondo è immaginario. Ma è proprio grazie ad Arturo che Marco riesce a compiere un viaggio dentro di sé, un viaggio alla ricerca dell’amore vero, un viaggio che gli fa prendere consapevolezza della sua persona.

Ho trovato ben collegata la prima parte (il prologo) con la seconda: un accompagnamento davvero interessante e che ha destato in me molta curiosità.

«Dottore, come le ho anticipato al telefono, la scorsa notte ho sognato di essere ancora adolescente.»
«Sì, ho preparato la seduta in base a quello che mi ha suggerito» gli risponde il dottore mentre si siede sulla sua poltrona.
«La mia è stata un’infanzia felice: ero un bravo ragazzo, io…»
«Signor Santoro, anche Arturo lo è.»
Marco guarda il dottore con un’espressione incuriosita.
«Chi è Arturo?» domanda.
«Si accomodi, così ne parliamo.»

E anche se il secondo (quello che ci riporta da Arturo a Marco), come il primo, avviene in maniera naturale e non forzata, non ha suscitato in me la stessa curiosità, anzi… devo dire che andando avanti, mi è sembrato come se il tutto fosse forzato.

Ho apprezzato molto questo viaggio introspettivo che il protagonista fa, ma non mi ha soddisfatta del tutto la parte finale. Finale imprevedibile? Sì, per certi versi sì, ma non soddisfacente. Tutta la storia di Arturo, scritta con passione, coinvolgimento, si trova a contrasto con la parte finale che sembra, invece, scritta con freddezza e fretta.

Questo, ovviamente, è solo il mio parere personale e quello che questa lettura mi ha dato.

Quello che, però, non è soggettivo ed è, invece, oggettivo è l’uso ASSOLUTAMENTE sbagliato delle imprecazioni. Ce ne sono due: una agli inizi del romanzo e una verso la fine. Alla prima che ho incontrato ero quasi intenzionata a chiudere il libro e la sensazione di inadeguatezza mi ha accompagnata per quasi tutta la lettura. Quando stavo per dimenticarmene, ecco che ne arriva un’altra. Non sono nessuno per giudicare, ma le imprecazioni in un libro non vanno MAI, MAI e ripeto MAI inserite. Non sai mai chi sia la persona che in quel momento sta leggendo il tuo romanzo; e se la cosa ha infastidito (e non poco!) me che, quando le sento a voce, lascio sempre correre, non immagino cosa possa suscitare in chi crede fortemente e pratica la religione. Bruciarsi dei potenziali lettori per queste cose, mi sembra alquanto stupido e, soprattutto, evitabile.

La cosa triste, poi, è che in tutte le recensioni che ho letto non è stata fatta parola di questa cosa. Solitamente, quando un libro mi è piaciuto e la storia mi coinvolge, anche se qualcosa non mi convince, non vado mai alla ricerca di altre recensioni. Preferisco prima scrivere e pubblicare la mia e, successivamente, andare alla ricerca delle altre. Quando, però, trovo qualcosa che mi fa storcere il naso, vado a cercarle per vedere se la cosa ha infastidito anche altre persone: in questo caso NESSUNA recensione (ne ho lette cinque/sei) riporta questa cosa. È normale?! Secondo me, no.

Consiglierei vivamente all’autore di rimuoverle, in successive ristampe. La storia è interessante, scritta in un linguaggio semplice e coinvolgente: vale la pena perdere dei lettori per questa cosa?

Prodotto fornito da Gervaso Curtis

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