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[RECENSIONE] Non c’è tempo per la nostalgia di Paola D’Aurizio

[RECENSIONE] Non c’è tempo per la nostalgia di Paola D’Aurizio

Tanta distanza tra me e gli altri.
Un abisso.
Potreste anche affogarci dentro per quanto è profondo.
E io ve lo lascerei fare, ma solo per un po’.
Riuscite a capire adesso?

Paola D’Aurizio | Non c’è tempo per la nostalgia | Viola Editrice | € 14,00 | Pag. 159

In una Roma lontanissima dallo splendore antico dei monumenti e delle chiese, violenta, dimenticata e spesso evitata, si intrecciano in modo profondo e imprevedibile le vite di Carole, studentessa universitaria, romantica e sognatrice e di Wojciech, ragazzo dal passato oscuro che vive di espedienti nella metropoli nera. I due, distanti per vissuto ed esperienze, sembrano completarsi in modo naturale e spontaneo, pur nelle loro profonde differenze, accomunati da un desiderio di sciogliere i nodi che si portano dentro e riprendere appieno in mano le loro vite, incamminandosi assieme lungo la dolorosa e pericolosa strada della riconciliazione con se stessi. Presto però capiranno che il passato e i segreti che custodisce, sono un fardello troppo pesante da reggere e verranno messi a dura prova la loro resistenza e i loro stessi sentimenti, cadendo in una opprimente rete che li costringerà ad affrontare, forse finalmente pronti, tutte le loro paure più profonde.

LA MIA OPINIONE

La vita di Carole, studentessa universitaria, viene sconvolta dall’arrivo di Wojciech, un ragazzo biondo dagli occhi azzurri, dalle origini russe. Un ragazzo che si porta dietro un passato doloroso e ingombrante, causa di molte sue scelte all’apparenza incomprensibili. Carole, con un passato complicato, gli rimane accanto, anche quando vorrebbe fuggire. Ma i mostri che ti porti dentro ti seguono ovunque vai; l’unico modo per farli sparire è affrontarli.

In Non c’è tempo per la nostalgia si affrontano temi molto delicati: sfruttamento, traffico di bambini, abbandono. Cose di cui una persona non vorrebbe mai sentir parlare, ma che – purtroppo – sono una realtà. Crudele, dura, pesante, ma pur sempre una realtà.

Uno stile che da l’impressione di essere distaccato, ma in grado di farti entrare nella storia, ugualmente. Si percepisce la ricerca forsennata di Wojciech nei confronti di sua madre. Una madre costretta ad abbandonarlo per evitargli un destino spietato, atroce, snaturato. Il suo dolore, la sua angoscia, nel non riuscire a trovarla. Si percepisce il dolore che prova Carole a causa dell’abbandono di suo padre, quel suo chiedersi continuamente dove sia; si percepisce la sua vergogna per essere fuggita dopo un brutto periodo che ha colpito lei e sua madre, fuga che la madre ha capito e perdonato.

Percepisco il suono del dolore come fosse lo schiantarsi violento delle onde in tempesta sugli scogli. Non si può far finta di non udirlo, nemmeno indossando le migliori cuffie che isolano il suono. Certe cose bisogna osservarle, ascoltare cos’hanno da die e imparare qualcosa.

Un libro di sole 159 pagine, ma che merita la giusta attenzione, soprattutto per i temi trattati. Temi complicati, difficili, duri ma che non vengono sminuiti, anche se raccontati in poche pagine.

Prodotto fornito da Viola Editrice

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