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[RECENSIONE] La lista nera di Harald Gilbers

[RECENSIONE] La lista nera di Harald Gilbers

Restare con il pensiero fisso sul passato, non serve a niente, adesso siamo al punto zero, dobbiamo ricominciare dall’inizio. E niente sarà più come prima.

Harald Gilbers|La lista nera | Emons Edizioni | € 16, 00 | Pag. 436

Dicembre 1946, l’inverno più freddo del secolo. A Berlino comincia faticosamente la ricostruzione. Riaprono teatri e cinema, ma viveri e combustibile scarseggiano, e la battaglia per la sopravvivenza è quotidiana. Tra cumuli di macerie e muri pericolanti, l’unico a prosperare è il mercato nero. Per tenersi alla larga dal fuoco incrociato degli Alleati, l’ex commissario Oppenheimer non è rientrato in servizio e, seduto a una scrivania dell’Ufficio Ricerche, smista le schede delle persone scomparse. A stanarlo dalla routine è il colonnello sovietico Askasov che lo recluta per scagionare un funzionario comunista accusato di un brutale omicidio. Dietro ai bidoni della spazzatura è stato infatti ritrovato un cadavere con dei nomi incisi nella carne. È solo la prima vittima e Oppenheimer dovrà rintracciare il sottile filo insanguinato che lega una serie di feroci delitti agli orrori del passato.

LA MIA OPINIONE

Avete presenti quei libri che sembrano non finire mai? Quei libri che sembra si allunghino sempre di più? Ecco, questo è uno di quelli; me lo sono portata dietro più di una settimana.

Ci troviamo nel periodo successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale, e assistiamo alle conseguenze, agli strascichi che, inevitabilmente, si è portata dietro.
Richard Oppenheimer è un ex commissario sollevato dall’incarico con l’introduzione dei primi provvedimenti razziali, in quanto ebreo. L’unica cosa che gli ha evitato la deportazione nei campi di concentramento è il matrimonio con Lisa, una donna ariana.
Mentre sta svolgendo il suo nuovo lavoro, all’Ufficio Ricerche, catalogando le persone tedesche, risultanti scomparse, dopo la fine della guerra, viene convocato dal colonnello Aksakov. Ufficiale dell’NKDV, Aksakov vuole che Oppenheimer si occupi di una faccenda un po’ spinosa: Georg Hüttner, un funzionario sovietico, è accusato di omicidio. Il cadavere è stato rinvenuto in una zona in cui Hüttner non avrebbe dovuto trovarsi e Aksakov spinge per il suo rilascio.

Nel corso della sua carriera di commissario della squadra omicidi, a Oppenheimer era capitato di vedere parecchi morti, ma quello spettacolo era così strano che non gli pareva di ricordare nessun caso analogo. Il morto giaceva in una posizione scomposta dietro i bidoni della spazzatura. Il riflesso della luce sulla sua pelle bianca quasi lo abbagliò, perché il corpo senza vita era inspiegabilmente nudo.

Oltre a questi dettagli, Oppenheimer constata che il corpo è ricoperto, nella parte anteriore, di quelli che a primo acchito sembrano tatuaggi, rivelandosi poi essere una lista di nomi.

Era una scrittura difficile da decifrare. Oppenheimer dovette sforzare al massimo la sua immaginazione per riuscire a dare un senso a quelle lettere sbilenche e leggervi dei nomi.

Nomi che non gli dicono nulla e dai quali deve partire. Inizia così la sua indagine, affiancato dal commissario Billhardt, suo ex collega.

Quando ho scelto di leggere questo libro, l’ho fatto perché la trama mi ha catturata, perché si può tranquillamente leggere da solo nonostante faccia parte di una serie e soprattutto perché quel periodo storico mi interessa molto. Mi sono ritrovata, però, davanti a un libro piatto, che spesso mi ha dato la sensazione di rimanere focalizzato su delle faccende senza fare un passo avanti e che, altrettanto spesso, mi ha dato la sensazione di forzatura. Per forzatura intendo scene e narrazioni messe lì tanto per arricchire il libro; sembra quasi che l’autore voglia girare intorno alla trama. Trama che viene snodata e che ci porta a intrecci che il protagonista deve risolvere, ma che si dilunga di molto.
I capitoli, poi: lunghi e con spessi cambi di narrazione che mi hanno disorientata non poche volte, costringendomi a tornare indietro e rileggere il paragrafo.

Come avrete capito, non è stata una lettura entusiasmante, trascinante, interessante; al contrario, è stata deludente, scoraggiante, pesante. L’ho portata a termine, costringendomi alla lettura, perché è una collaborazione con la casa editrice; non fosse stato così, avrei abbandonato il libro dopo appena cento pagine.

Prodotto fornito da Emons Edizioni

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