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[RECENSIONE] Uomini in gabbia di Simone Buchholz

[RECENSIONE] Uomini in gabbia di Simone Buchholz

«Com’è andata la tua giornata?»
«Niente, un uomo nudo in una gabbia.»

Simone Buchholz | Uomini in gabbia | Emons Edizioni | € 14,00 | Pag. 188

Una mattina di settembre insolitamente calda, davanti all’ingresso di un importante gruppo editoriale viene ritrovato un uomo rinchiuso in una gabbia. Nudo, malconcio e privo di sensi, lo sventurato è niente meno che il direttore del personale. Tre giorni dopo lo stesso trattamento tocca all’amministratore delegato. All’inizio Chas Riley, la pm più tosta e scombinata di Amburgo, e il suo nuovo collega Ivo Stepanovic pensano a una vendetta contro chi per anni ha pensato solo ad arricchirsi e a licenziare a tutto spiano. Ben presto però i due fiutano un’altra pista che s’inoltra a sud, in Baviera, nel fosco passato che i dirigenti hanno in comune. Intanto, al Blaue Nacht, il locale amato dalla pm, tira una strana aria. Tra gli amici di sempre è arrivato il tempo degli strappi, delle scelte difficili che portano lontano. E Chas comincia ad apprezzare i vagabondaggi notturni con l’enigmatico Ivo.

LA MIA OPINIONE

Chastity Riley e Ivo Stepanovic, della procura lei e dell’ufficio di Polizia 44 lui, vengono chiamati a indagare insieme su un uomo trovato nudo in una gabbia, davanti a un importante gruppo editoriale di Amburgo, il Mohn & Wolf.

La gabbia è di metallo nero. Ha sbarre di un certo spessore, molto solide all’apparenza, e non è particolarmente grande. Ma abbastanza da farci entrare un uomo adulto dopo averlo piegato in due.

La gabbia si rivelerà essere, poi, un box per il trasporto di cani, facilmente reperibile su internet. L’uomo ritrovato in condizioni pessime, al suo interno, è Tobias Rösch, capo del personale dell’azienda di fronte al quale è stato lasciato.
Mentre Riley e Stepanovic, con la loro squadra, interrogano il personale del Mohn & Wolf e continuano le indagini su chi possa aver commesso una simile barbarie, tre giorni dopo il fatto si ripete. Questa volta il malcapitato è Leonhard Bohnson, amministratore delegato del settore riviste e collega di Rösch.
Tutti gli indizi portano a pensare che sia una vendetta nei confronti di chi decide le sorti del personale di quell’azienda, da parte di chi – per mano loro – rischia di perdere il lavoro. Quando, però, Riley e Stepanovic vengono a sapere che le due vittime sono legate anche da un passato, e che un’altra persona potrebbe essere in pericolo, capiscono che è lì che devono andare a scavare. In quel passato nero, triste, oscuro che si discosta molto, almeno apparentemente, dal presente.

Uomini in gabbia è una storia di vendetta, rivalsa, liberazione; una sorta di punizione, di una resa dei conti, di destabilizzazione; di un passato che, inevitabilmente, presenta il conto, che ti fa passare da carnefice a vittima, ma che ti fa comunque rimanere la prima cosa.
Lo stile della scrittrice è particolare, insolito e molto personale. Ha la dote di tenere il lettore incollato alle pagine, anche se si ha la sensazione di freddezza, estraneità. Una scrittura fluida, liscia, pulita che contribuisce a intrattenere il lettore. I capitoli, poi, sono brevi e quindi si ha maggiormente la percezione di scorrevolezza del romanzo.
Parlando dei personaggi, invece, possiamo dire che, a parte Riley che è la protagonista e la voce narrante e – quindi – più facilmente caratterizzata, la Buchholz fa capire al lettore, la loro vera personalità senza però descriverli apertamente. A parte rare volte, la scrittrice lo fa indirettamente e, senza accorgesene, il lettore capisce subito ciò che lei sta cercando di comunicare.

Assolutamente una bellissima lettura: anche questo, come La lista nera (recensione QUI), fa parte di una serie (è il terzo), ma si può leggere tranquillamente da solo. E, soprattutto, a differenza dell’altro, questo è davvero coinvolgente e interessante. Ora non mi resta che recuperare i due precedenti!

Prodotto fornito da Emons Edizioni

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