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[RECENSIONE] Gentiluomo assassino di Francesco Vujicevic

[RECENSIONE] Gentiluomo assassino di Francesco Vujicevic

«Io? Io sono un gentiluomo, signore» spiegò. «Una persona che per essere tale deve saper padroneggiare il buon senso, essere paziente e, soprattutto, formale e cordiale con le altre persone.»

 Francesco Vujicevic | Gentiluomo assassino | Bookabook | € 12,00 | Pag. 170

Londra, 1990. Durante una fredda notte invernale, in un parcheggio buio e isolato si consuma un brutale assassinio. Giunti sul posto, quello che gli investigatori Brad Tavenis e Susanne Herman vedono li getterà in un folle abisso di violenza, sangue e morte: il cadavere di un giovane legale giace sotto un sottile strato di neve, ha la gola squarciata da orecchio a orecchio e il viso orrendamente deturpato da profonde ferite da arma da taglio. Il giovane legale è solo la prima delle tante vittime di un misterioso e sadico assassino che, indossando gli abiti del più innocuo dei gentlemen inglesi, mette in scena uno spaventoso gioco mortale che ha però uno scopo ben preciso…

LA MIA OPINIONE

Quando Brad Tavenis e Susanne Herman vengono chiamati per il ritrovamento di un cadavere, non si aspettano minimamente di trovare – davanti ai loro occhi – una scena a dir poco raccapricciante. Il corpo senza vita rinvenuto appartiene a Marcus Caydel, ucciso in un parcheggio buio e desolato, dopo essere stato licenziato. Caydel lavorava come legale nell’azienda di Lewis Massabruno, un importantissimo e milionario imprenditore.
Mentre i due poliziotti cercano di ricostruire la dinamica, capire chi possa essere stato a tendere quella trappola infernale e, soprattutto, quale sia il movente, viene commesso un secondo delitto. Questa volta la vittima è il fidanzato della figlia di Massabruno, con conseguente rapimento di lei.
Capiscono, allora, che l’obiettivo principale non era il legale. Decidono così di proteggere l’imprenditore, ma l’assassino è scaltro, astuto, accorto. E anche questa volta ci sarà una vittima: la poliziotta Susanne. La protezione fallisce e Massabruno viene rapito.
In un primo momento di smarrimento e dolore, Brad decide di lasciar perdere le indagini ma, subito dopo, si rende conto che l’unico modo per rendere giustizia alla sua collega e amica sia arrestare l’assassino. Tutto sembra portarlo in un vicolo cieco, senza indizi, senza moventi, fino a quando non capisce che – probabilmente – la chiave di tutto questo è nascosta nel passato dei Massabruno. Passato che rivelerà segreti sconvolgenti.

Gentiluomo assassino è il romanzo d’esordio di Francesco Vujicevic. L’autore ha solo 14 anni (13 nel momento in cui lo ha scritto) e questa è la cosa che spicca di più. Anche se con uno stile fluido e un lessico semplice, non ricercato, ho subito avuto l’impressione di un romanzo ben scritto. Non mi ha mai dato la sensazione di essere stato scritto da un adolescente, ecco. Sicuramente scritto molto meglio di altri!

Mi è piaciuta molto la caratterizzazione dell’omicida e di come è stato presentato a noi lettori: uomo cordiale, educato, calmo, ma che poi rivela il suo vero essere. Un uomo sanguinario, vendicativo, violento. Un uomo con un passato doloroso, impossibile da dimenticare, che lo ha reso – inevitabilmente – quello che è ora.
Non posso, però, dire lo stesso degli altri personaggi: la loro caratterizzazione è superficiale, quasi assente. Questa è l’unica pecca che ho riscontrato a fine lettura.

L’autore, nelle note finali, ha scritto che considera questo romanzo una sorta di miscuglio tra i generi giallo, thriller, horror e drammatico (o di sperare che appartenga a questi). A primo impatto, seguendo le motivazioni espresse, ci si potrebbe trovare d’accordo con lui. Pensandoci bene, però, mi viene da considerarlo solo un giallo: il thriller si suppone debba creare ansia e l’horror (per quanto io ne sappia poco) paura. Io non ho provato nessuna di queste due sensazioni e, quindi, non mi sento di associarlo a questi generi.

A parte questa considerazione, è un libro scorrevole, una buona compagnia e, considerando la giovane età dell’autore e il fatto che si tratti di un esordio, non posso che promuoverlo. Consiglio, però, all’autore una maggiore caratterizzazione dei personaggi, in modo che il lettore possa comprenderli, affezionarsi e, così, non dimenticarli.

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