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[RECENSIONE] Lontano da casa di Pinar Selek

[RECENSIONE] Lontano da casa di Pinar Selek

Come si può stipare una vita in una valigia? Forse, con più tempo a disposizione, si potrebbe elaborare una sintesi simbolica che farebbe della valigia un elemento di un’opera artistica più ampia. Ma io quel tempo non ce l’avevo.

 Pinar Selek | Lontano da casa | Fandango Libri | € 10,00 | Pag. 72

“Lontano da casa” narra il dolore dell’esilio involontario e, al di là, la speranza e il coraggio di una donna libera che fa sue le parole di Virginia Woolf: “Come donna, non ho paese. Come donna il mio paese è il mondo intero”. Pinar Selek si è esercitata sin dall’infanzia a respingere le pareti degli spazi, reali o immaginari, nei quali ha vissuto. Tinto da mille sfumature poetiche il suo racconto esplora le tensioni tra la nostalgia per il passato e l’attrazione per l’altrove. Evoca la familiarità rassicurante della lingua e delle cose con le quali si è cresciuti, l’audacia che spinge ad avventurarsi sempre più lontano, e lo sgomento di fronte all’ignoto, dopo lo strappo brutale dagli esseri e dai luoghi. La bellezza degli incontri, anche, e il piacere di tessere legami nei margini immensi che si prendono gioco delle frontiere. “Se mi domandano come sto, rispondo che resisto, che ho imparato a giocare con questi venti che all’inizio mi hanno depistata. Ma che non posso avviarmi verso il luogo di cui parlo, il paese che mi manca.” Vittima di un processo senza fine, che è in sé una forma di tortura, ancora oggi Pinar Selek rischia una condanna all’ergastolo.

LA MIA OPINIONE

Pinar Selek è una scrittrice, femminista, antimilitarista, sociologa. Fin da subito ha un rifiuto verso il matrimonio e verso quegli obblighi di addomesticamento ai doveri quotidiani. Perché è una donna e non vuole vivere in una di quelle case con i mobili tutti uguali, passare la vita davanti alla tv o portare i figli al parco. Lei vuole essere libera: libera di vivere da vagabonda o stare sveglia fino al mattino in compagnia dei senzatetto. Tutto purché sia lei a decidere liberamente cosa.

[…] Questo era coerente con la mia visione di vita e con ciò che cercavo nella filosofia.

Accusata di aver messo una bomba al Mercato delle Spezie; accusata di un attentato. Pena: l’ergastolo.
Dopo essere stata arrestata, incarcerata e torturata, viene rilasciata – dopo due anni e mezzo e dopo aver indetto lo sciopero della fame – sotto cauzione. I testi scritti nel periodo di detenzione, però, le vengono confiscati al momento del rilascio.
Nel 2009 viene cacciata dal suo Paese, dalla sua casa; viene strappata brutamente dalla sua famiglia, dai suoi affetti, dalla sua vita, da sé stessa. Va in esilio in Germania, dove poi scriverà questo libro: libro necessario per capire ed esprimere il senso di vertigine che prova. Vertigine e nausea che rappresentano benissimo la psicologia dell’esilio.

Poi, improvvisamente, mi hanno strappata al mio universo. Lo Stato, gli uomini che governano il mio Paese, mi hanno accusato di essere una strega.
[…]
La mia casa era laggiù, lontano. E mi era proibita.
Lo spazio famigliare in cui creavo delle cose e dove iscrivevo la mia traccia, m’era vietato. Quando ho dovuto lasciare dietro di me questa traccia, non è solo dalla mia casa che sono stata separata, ma anche da me stessa.
Non potevo ritornarci.
Non posso ritornarci.

Fino al 2011 ottiene tre assoluzioni, a cui però la Corte di Cassazione fa un terzo ricorso. Due anni dopo viene, così, ribaltata la decisione e Pinar Selek viene condannata all’ergastolo. Un anno e cinque mesi dopo, viene annullata la condanna e, a dicembre, si pronuncia la quarta assoluzione. Ma, anche questa volta, viene fatto ricorso e si continua a chiedere la pena dell’ergastolo. La scrittrice, intanto, ha chiesto asilo politico alla Francia.
Ad oggi, il Tribunale non ha ancora espresso la sua decisione. Pinar Selek è in attesa di sapere se verrà assolta per la quinta volta o se, al contrario, verrà condannata all’ergastolo. Un ergastolo che non solo la porterebbe in carcere per il resto della sua vita, ma la obbligherebbe a pagare i danni dovuti all’esplosione avvenuta al Mercato delle Spezie, la porterebbe a vedere i suoi nove libri confiscati e – cosa più importante – la sua famiglia sarebbe in pericolo.

Lontano da casa conta pochissime pagine, ma sono pagine intense, piene, malinconiche. La nostalgia, il dolore, l’angoscia: tutto emerge da queste righe, da questi suoi racconti di vita. Il dolore per essere stata strappata così brutalmente dalla sua casa; la nostalgia incombente nel pensarci; l’angoscia nel non sapere quale sarà la decisione del Tribunale, quale sarà la sua vita, se verrà accusata di una cosa che non ha fatto o se, finalmente, vincerà la verità. Emerge, però, anche la bellezza della solidarietà che ha trovato intorno a sé, degli incontri che ha fatto e dell’aiuto che le hanno dato.
Pinar Selek è vittima di una persecuzione giudiziaria e politica paragonabile a una tortura. Una tortura che continua da ben dieci lunghi, lunghissimi anni.

Inutile dirvi che questo libro è assolutamente consigliato!

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