[RECENSIONE] La verità dell’acqua di Francesca Battistella

[RECENSIONE] La verità dell’acqua di Francesca Battistella

Provava dolore, ma lo sfinimento leniva anche quello. Lo trasformava in una pena sorda e pulsante alla quale a stento badava trascinando l’esistenza quotidiana con la mente offuscata, gli arti doloranti e le mani ruvide e vizze.

Francesca Battistella | La verità dell’acqua | Scrittura&Scritture | 
€ 14,50 | Pag. 266

Gozzano 2017. Giuseppe, giovane agente immobiliare, è felice per la buona riuscita della vendita di un’antica dimora abbandonata da anni, di ombrosa bellezza e affacciata sul lago d’Orta. Durante i lavori di ristrutturazione, da quella villa sembra riemergere un vecchio episodio di cronaca nera: la scomparsa, trent’anni prima, della giovane Lucia e del cognato Corrado, operaio della fabbrica tessile Bemberg. In paese pare che tutti abbiano dimenticato in fretta. Giuseppe, curioso per natura, cerca di scoprirne di più. Da novello investigatore scava nel passato, negli articoli dei giornali dell’epoca, fa domande sugli scomparsi, ma trova solo reticenza o fantasiose ipotesi. E come nei cruciverba che lui ama tanto risolvere, questa volta gli incroci non combaciano. Francesca Battistella, abile tessitrice di un doppio filo narrativo, quello dell’operosa Gozzano anni Ottanta e quello dei giorni nostri, ricama un caleidoscopio di personaggi, ironici, oscuri, belli o tenebrosi, ma tutti tremendamente umani, incastonandole loro storie tra i luoghi del Cusio e nelle suggestive ville che come tanti occhi guardano sulla vastità del lago, in apparenza placido e calmo.

LA MIA OPINIONE

Nel 1987 due persone scompaiono senza lasciare traccia: si tratta di Lucia Gargiulo e Corrado Ruga. I due sono cognati e, nel paese in cui vivono, le voci su una loro relazione si fanno sempre più insistenti, ma non scalfiscono per nulla Adelina, rispettivamente sorella e moglie dei due.

Nascono prima i peccati o chi te li spalma addosso con tanta insistenza che poi alla fine di peccare non puoi farne a meno, non fosse altro che per dar soddisfazione alle voci? Forse funzionava così. Forse no.

Questo mistero rimasto irrisolto per trent’anni, torna alla luce quando Giuseppe Guidetti, un agente immobiliare, vende un’antica dimora abbandonata da anni. Durante la ristrutturazione, vengono ritrovate delle cose che instillano in Giuseppe dei dubbi e il fatto che in paese la gente mostri reticenza su questa sparizione, non fa altro che aumentare le domande. Oltre a questo, a destare sospetti è anche il comportamento ambiguo e allarmato dell’ex proprietario della villa, Walter Serra. Quest’ultimo, infatti, sembra che nasconda qualcosa e che non voglia venga allo scoperto quanto successo tantissimi anni prima. Giuseppe, però, non molla e vuole andare fino in fondo a questa storia per scoprire la verità. Una verità che potrebbe far male; una verità su cui bisogna ragionarci sopra molto bene prima di renderla pubblica; una verità che, probabilmente, è meglio rimanga sepolta.

[…] Se taceva, il falò riacceso da quell’uomo si sarebbe spento di nuovo, questa volta si augurava per sempre. Anni spesi a imparare come tenere a bada la sofferenza, l’assenza, i ricordi, una sequenza di momenti che gli venivano incontro ogni notte, appena chiudeva gli occhi. Implacabili.

Ambientato sul Lago d’Orta, questo giallo è scorrevole, coinvolgente, avvincente. L’alternanza dei capitoli tra passato e presente, il giusto equilibrio tra dialoghi diretti e indiretti, descrizioni e narrazioni rendono la lettura di questo libro piacevolissima e mai noiosa. E proprio sulle descrizioni vorrei soffermarmi: l’autrice riesce a parlare dei luoghi protagonisti di questo romanzo, a riportarli sulla carta, a raccontarne con tantissima cura, quasi con minuzia, tanto da dare al lettore la sensazione di conoscerli, anche se – in realtà – non li si è mai visti. Anche i personaggi vengono ben caratterizzati, soprattutto Lucia Gargiulo, e il lettore riesce a provare empatia con quasi tutti loro.

Ho trovato lo stile della Battistella a tratti ironico e questo è sicuramente un punto positivo perché, nonostante il mistero da risolvere, nonostante il lettore cerchi di capire cosa sia accaduto veramente, questo suo modo di scrivere rende la lettura leggera. Mi verrebbe da dire: un mix perfetto che da al lettore la voglia continua di leggere il libro, senza posarlo, fino a quando non si è girata l’ultima pagina.

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