[RECENSIONE] Il colore dell’inganno di Alessandro Sola

[RECENSIONE] Il colore dell’inganno di Alessandro Sola

La vita ti può dare tanto, ma quando vuole sei costretto a pagare il conto.

Alessandro Sola | Il colore dell’inganno | Pathos Edizioni |
€ 18,00 | Pag. 384

Una guida turistica in viaggio a Torino scopre un cadavere nei pressi del centro, vicino alla stazione di Porta Nuova, cuore pulsante della città. Il commissario Tommaso Fuoco viene immediatamente incaricato delle indagini. Il suo lavoro e quello della sua squadra si rivela da subito complicato, aggravato anche, dall’affiancamento di un detective siciliano dal passato oscuro. Al primo cadavere si aggiungono altre morti che sconvolgono l’opinione pubblica e la Torino “bene”, alla quale apparteneva la prima vittima. Il commissario si insinua nella vita privata del giovane e scopre verità inquietanti. Prosegue cocciuto e determinato per scoprire chi si cela dietro quelle morti violente.

LA MIA OPINIONE

L’omicidio di Dawide Broun scuote la Torino bene: di questo caso, viene incaricato il commissario Fuoco a cui verrà affiancato un neo ispettore, Massimiliano Proco, giunto a Torino dalla Sicilia.
Tra i due, fin da subito, aleggia una sorta di antipatia, ma sono comunque costretti a indagare insieme e a scoprire chi si nasconde dietro quell’omicidio. Indagine che li porterà su una strada che mai avrebbero immaginato. Ma ciò che il commissario Fuoco non sa minimamente è chi sia, in realtà, il suo giovane collega.

Non voglio spendere molto per la trama perché, per quanto l’idea di base sia interessante, il libro per me è un grande NO. Ma andiamo con ordine, parlando prima del romanzo.

Il libro scorre bene, ma alcune cose rimangono in sospeso. Nella trama possiamo leggere “un detective siciliano dal passato oscuro”: ma esattamente, quale passato? Non viene spiegato granché, e quel poco che ci viene detto non è sufficiente a fare delle ipotesi (che, comunque, non troverebbero nessun tipo di riscontro nel libro, né in positivo né in negativo). Assistiamo poi a delle scene che ci vengono narrate molto chiaramente, salvo poi riproporcele sotto forma di quesito. Il lettore però già sa la risposta perché gli è stata svelata poco prima. In altre scene, invece, sono protagonisti alcuni personaggi, ma vengono inseriti i nomi di altri creando confusione in chi legge, costringendolo a tornare indietro perché crede che qualcosa gli sia sfuggito. In realtà, però, non è così.

Passiamo adesso alla parte che riguarda la casa editrice e ciò che, in teoria, dovrebbe fare un correttore di bozze. Mi sono resa conto, nel corso della lettura e avendo conferma al termine, che i problemi di questo libro – per la maggior parte – sono responsabilità di chi lo ha pubblicato. In ogni pagina, forse escludendone 60 su 384, sono presenti refusi; in ogni pagina, forse escludendone 15 su 384, sono presenti errori di punteggiatura, sembra quasi messa a caso (punti interrogativi dove ci vorrebbe il punto e viceversa; il punto che conclude una frase e le virgole sono, per lo più, inesistenti); i verbi, non in tutte le pagine fortunatamente, sono sbagliati, alcuni addirittura direi allucinanti.
Mi sono davvero forzata, obbligata a terminare questo romanzo giallo. La sua lettura stava diventando ostica, sgradevole, e non c’è cosa peggiore per un lettore.

Credo sia davvero brutto da dire, ma se qualcuno mi chiedesse un parere breve e schietto, direi soltanto: quando l’ho terminato, mi sono sentita sollevata; un macigno che finalmente avevo eliminato.

Gifted by Il Taccuino Ufficio Stampa

Link Amazon: https://amzn.to/2sV3P1R 

Piaciuto l'articolo? Condividilo!

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: