[RECENSIONE] Dante e la tartaruga di Vincenzo Spinelli

[RECENSIONE] Dante e la tartaruga di Vincenzo Spinelli

Cosa vuoi che sia un semplice e innocente assassinio di una vecchia sola, ricca e malvagia davanti alla terrificante e infinita stupidità umana?

Vincenzo Spinelli | Dante e la tartaruga | Il seme bianco |
€ 12,90 | Pag. 125

Dante e la Tartaruga è la storia contemporanea (e folle) di due innamorati che vivono nella periferia bolognese. Stanchi di condurre un’esistenza ai margini della società ed esausti di vacillare perennemente sulla soglia della povertà, decidono di commettere un omicidio per appropriarsi del patrimonio della ricca e odiosa signora Scalpini, così da poter poi rilevare la libreria Shakespeare and Company di Parigi. Il protagonista, Dante Chitano, da anni sogna di fare lo scrittore ed Elena Bugetti vorrebbe soltanto vivere serenamente insieme a lui. Riusciranno, al termine di questa avventura surreale e rocambolesca, a coronare i loro sogni?

LA MIA OPINIONE

Dante ed Elena sono fidanzati e convivono. Lui è disoccupato e vorrebbe fare lo scrittore, lei lavora come domestica a casa della signora Scalpini. I soldi scarseggiano e, spesso, quel poco che hanno viene speso per la droga e l’alcol, il frigo è quasi sempre vuoto, il pagamento dell’affitto è spesso in ritardo.
Elena odia il suo lavoro, ma è costretta a tenerselo stretto perché è l’unica entrata che hanno. La signora Scalpini è cattiva, manesca, fastidiosa, ed Elena, la maggior parte delle volte, torna a casa triste, sfiancata, arrabbiata, amareggiata. Fino a quando a Dante non viene in mente un piano: uccidere la vecchia arpia che è sola e non ha nessuno a cui lasciare le proprie ricchezze, appropriarsi di tutto ciò che è suo e rilevare poi la famosissima libreria Shakespeare and Company di Parigi.

Dante e la tartaruga è un romanzo che vi farà, a tratti, ridere e, a tratti, storcere il naso.
Lo stile dello scrittore è molto particolare: capitoli scritti in prima persona che si alternano a quelli scritti in terza. Nel primo caso, il linguaggio usato è volgare, esplicito che ben si adatta al suo protagonista, Dante; nel secondo caso, cioè nei capitoli scritti in terza persona, il linguaggio torna a essere più semplice, sebbene non si discosti molto dal primo.
Dicevo che il romanzo, a tratti, vi farà storcere il naso. Questo succederà soprattutto nei capitoli di Dante: il personaggio è ben caratterizzato ed è quello con il quale il lettore si troverà più in compagnia. Si viene a conoscenza dei suoi sogni e dei suoi fallimenti, ci si ritrova a sorridere quando parla con i suoi scrittori preferiti, intavolando dei veri e propri dialoghi. Però… c’è un però! Per quanto alcune sue caratteristiche facciano ridere e sorridere, ci si ritrova a provare anche fastidio e, a tratti, antipatia per i suoi ragionamenti, per i suoi atteggiamenti, per le sue scelte alquanto discutibili.
Elena, invece, fin da subito da l’impressione di essere succube di Dante, lasciando a lui carta bianca sullo svolgimento degli eventi e delle varie discussioni. Inizialmente si oppone a delle proposte ma, tramite Dante, si viene a conoscenza di quanto lei sia debole e di quanto lui sappia come comportarsi per far sì che venga fatto ciò che lui ha già deciso. Ho provato quasi tenerezza, pena, dispiacere per lei; per quella vita che si ritrova a vivere che, come traspare dalla lettura, non è quella che vorrebbe; per quella sorta di rassegnazione che aleggia sul suo personaggio e per quella mancanza di carattere che potrebbe cambiare tutto.
La lettura di questo breve romanzo è scorrevole, soprattutto grazie allo stile dell’autore che – come dicevo prima – è molto particolare e molto distintivo. È un libro diverso, pieno di riferimenti alla letteratura, ai classici, alla musica: lo consiglio soprattutto a chi ha voglia di leggere qualcosa di originale che rimane comunque legato ai grandi scrittori della letteratura.

Se dovessi definirlo con pochissime parole direi: un mix calibrato tra moderno e classico.

Gifted by Il seme bianco e Vincenzo Spinelli

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