[RECENSIONE] Ventiquattro di Valentina Bardi

[RECENSIONE] Ventiquattro di Valentina Bardi

Perché se hai male in una qualche parte del corpo, puoi sempre sperare che passi prendendo una medicina. Ma un dolore fatto di nulla come il mio, diventa un tarlo, qualcosa che si ostina e ti preme le tempie.

Valentina Bardi | Ventiquattro | Ponte vecchio - Scrittura a tutto tondo |
€ 15,00 | Pag. 253 

Giada, sindacalista, sposata con Andrea, giornalista inviato di guerra, ha una famiglia numerosa da mantenere e a cui badare. Quando la figlia Elena, sposata e incinta all’ottavo mese, perde il figlio, il padre rientra dall’Afghanistan. Questo rientro mette in luce una profonda crisi di coppia: Giada è sempre più convinta che Andrea non la ami più. Intanto Martina, la figlia diciottenne, frequenta Matteo, studente universitario, di famiglia molto benestante, con idee politiche contrarie a quelle che lei ha ricevuto dai suoi. Attraverso l’evoluzione della relazione fra i due ragazzi, che sarà segnata da una tragedia, si sviluppano delle sottotrame che andranno a coinvolgere il piccolo mondo intorno ai personaggi principali. Le convinzioni etiche e morali su cui molti di loro credono di basare le loro esistenze, sono messe inesorabilmente in discussione e ognuno dovrà cercare la propria verità, il proprio senso di onestà verso se stesso.

LA MIA OPINIONE

Martina fa parte di una famiglia numerosa, con idee religiose e politiche ben chiare. La madre, Giada, è una sindacalista, una di quelle devote al lavoro, che lo fa con passione; il padre, Andrea, è un giornalista inviato nelle zone di guerra. Lui non c’è anche quando c’è; è sempre con la testa fissa sui drammi del mondo.

Quando Elena, la figlia maggiore, perde il bimbo all’ottavo mese di gravidanza, Andrea è costretto a tornare. La situazione in casa, però, è sempre tesa: con Giada le cose non vanno bene, con i figli – soprattutto con Martina – non sa come comportarsi. Tra i vari problemi famigliari, più o meno grandi, Martina deve anche sopportare sua madre che le dice di star lontana da Matteo, il ragazzo con cui si frequenta. Matteo è figlio di un noto imprenditore che Giada conosce molto bene: la sua famiglia è benestante e ha idee politiche opposte alle loro. A Giada proprio non va giù. Martina, però, continua a frequentarlo.

Il giorno del su diciottesimo compleanno, succede una disgrazia, un’altra dopo la perdita del bimbo, che rimette in gioco tutto. Tutti saranno costretti ad affrontare il dolore, la sofferenza; tutti dovranno accettare il fatto che, per quanto per loro il mondo sembra essersi fermato, la vita continui. Imperterrita. Quasi menefreghista.

Ventiquattro è un romanzo drammatico, a tratti di formazione; un romanzo che ti entra dentro e ti sembra quasi di viverla tu stesso quella vita, quella storia. Un romanzo in cui il dolore, la perdita, è presente quasi sempre. E tu, lettore, ti trovi a voler abbracciare Martina e dirle di piangere, sfogarsi, arrabbiarsi; vorresti andare da Federica, una delle migliori amiche di Martina, e dirle di lasciarsi andare, di togliersi la corazza che si è costruita perché lei vale molto di più di quello che crede; oppure andare da Ilaria, l’altra amica, e dirle che questa è la vita e lei sta solo crescendo, costretta a scoprire da sola quanto sia difficile. Vorresti andare dai genitori, Giada e Andrea, e dire a entrambi che le priorità – come scopriranno a loro spese – potrebbero cambiare improvvisamente; vorresti abbracciare Elena, in silenzio, perché – in certe situazioni – le parole sarebbero superflue; vorresti andare dallo zio di Martina, il fratello di Giada, e dirgli che, per fortuna, c’è lui, capace di strapparti un sorriso sempre.

I personaggi sono tutti perfettamente caratterizzati, anche i secondari. Direi quasi che, senza quest’ultimi, il romanzo avrebbe perso molto. È impossibile non empatizzare con tutti loro, provando gli stessi conflitti,  condividendo i silenzi, sentendo l’amarezza, la paura di un domani a cui – per il momento – non si vuol pensare, il senso di colpa per la vita che continua a scorrere inesorabile, nonostante tutto e tutti.

Lo stile semplice e pulito di Valentina Bardi non ha fatto altro che aumentare in me la fame di questa storia, mi ha fatto leggere con una voracità incredibile. I dialoghi così ben costruiti, con qualche dose di dialetto, le vicende così vere e, purtroppo, reali: tutto in questo romanzo mi ha coinvolta e tenuta stretta a sé.

L’autrice, nella dedica, mi ha scritto: “Ci sono storie che all’inizio sembrano intime e personali, poi, piano piano, finiscono per essere di tutti…”. Ecco, questa è la storia di tutti, una storia dolorosa, straziante. Una storia di un destino infausto, amaro, ma che – purtroppo – è più comune di quanto si voglia. Una storia in cui si affrontano temi diversi: il rapporto genitore-figlio, il rapporto moglie-marito, l’amicizia, la perdita, il lutto e la sua elaborazione, la crescita inevitabile, il rimettere in gioco tutto ciò in cui si è creduto fino a quel momento, l’aiuto, la pazienza. Tutti i progetti che la vita, il destino, ti scombina, ti distrugge e dei quali tu puoi solo raccogliere i cocci, consapevole che niente sarà più come prima.

Gifted by Scrittura a tutto tondo

Link Amazon: https://amzn.to/3af9RLA

Piaciuto l'articolo? Condividilo!

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: