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[RECENSIONE] Le formiche festanti di Pinar Selek

[RECENSIONE] Le formiche festanti di Pinar Selek

È di noi che hanno più paura. Perché diventiamo autonomi, mettiamo radici dove ci troviamo e scaviamo gallerie come le formiche. Restiamo invisibili e, quando ci notano, è troppo tardi.

 Pinar Selek | Le formiche festanti | Fandango Libri | € 18,00 | Pag. 216

Sui documenti Azucena è Suzanne. Il nome che ha scelto di portare è quello che le ha dato la nonna spagnola, esule in Francia dopo la guerra civile. Azucena indossa un paio di scarpe rosse e con quelle percorre le strade di Nizza, si ferma nelle piazze ad ascoltare Gouel che suona Leonard Cohen, parla con Manu allo stand di frutta delle Paranoiche, ragiona di poesia con il Principe dei rifiuti Alex. E intanto, formica tra le formiche, resistente in un mondo dedito al profitto e minacciato dalla criminalità, scava gallerie nascoste per quando il momento di ribellarsi sarà definitivamente arrivato e bisognerà uscire allo scoperto. Ognuno dei personaggi che incontra nella Costa Azzurra patinata degli yacht e dei cani di razza ha una storia di esilio, amore, resistenza, soprusi e amicizia. Ognuno di loro lotta per creare una realtà alternativa, solidale, onirica e più equa: c’è chi sa parlare con i cani e li aiuta a vivere senza guinzagli, chi organizza i braccianti agricoli migranti sfruttati dalle grandi aziende, chi trapianta gli alberi intrappolati dal cemento e chi cerca di riconciliarsi con il proprio passato. Con “Le formiche festanti” Pinar Selek ci regala il manifesto di un altro mondo possibile, un mondo reale come le ingiustizie e come la forza di liberazione che ha dentro di sé chiunque decida di opporsi. Un libro per i sognatori del nuovo millennio.

LA MIA OPINIONE

Nizza, per alcuni, è blu come il cielo che si estende sopra di essa, come il mare. Per Azucena è molto di più: colori più sfumati, speranze inaridite, passeggiate interrotte, voli; è il posto degli esiliati e degli artisti.

Azucena, la Svampita con le scarpe rosse, la incontriamo la prima volta sul treno notturno Parigi-Nizza. Poi conosciamo Alex, il Principe dei rifiuti che scrive poesie; Gouel che suona sempre la sua chitarra, diventata ormai il suo terzo braccio; Manu, la fondatrice del gruppo delle Paranoiche. Insieme, come le formiche, scavano gallerie e si adoperano per cambiare il sistema, per liberarsi, combattendo la criminalità, liberando gli alberi intrappolati dal cemento, aiutando i braccianti agricoli migranti sfruttati dalle grandi aziende, difendendo i diritti degli animali (in questo caso, è Azucena che se ne occupa, tenendolo nascosto ai suoi amici). Lo fanno in silenzio, cercando di passare inosservati per poi essere pronti nel momento in cui tutto questo sarà abbastanza maturo per uscire allo scoperto. Nel frattempo, Azucena – Suzanne, in realtà – deve fare i conti col passato per chiuderlo definitivamente, per poter poi fare la sua scelta. Quella decisiva.

A volte succede. Le persone che si incontrano in momenti strani, in luoghi frantumati, possono vedersi veramente e insieme svuotare i loro cuori sul cemento armato.

Pinar Selek ha uno stile particolare, capace di cambiare a seconda di quello che vuole raccontarci. Se in Lontano da casa è più asciutto e immediato, qui l’ho trovato più morbido, più scompigliato. Una confusione iniziale che, mano mano, si è diradata fino a scomparire, lasciando il posto alla chiarezza, alla comprensione, all’umanità, all’apertura.

Nella seconda di copertina, possiamo leggere “Pinar Selek ci regala un manifesto di un altro mondo possibile”: un mondo utopico, un mondo libero a cui tutti auspichiamo. E questo manifesto, che esce oggi per Fandango Libri, è da leggere, da capire, da far conoscere a tutti.

Un giorno, forse, questa festa in espansione raggiungerà tutto il mondo.
Chissà.

Gifted by Fandango Libri

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