[RECENSIONE] Caduta dalle nuvole di Violaine Bérot

[RECENSIONE] Caduta dalle nuvole di Violaine Bérot

In un caso simile non si tratta di far nascere un bambino, si tratta di strapparselo dal corpo.

Violaine Bérot | Caduta dalle nuvole | Edizioni Clichy | € 15,00 | Pag. 199

Una fiaba «faulkneriana» appassionata e tragica, come nelle migliori corde di questa autrice totalmente fuori dal jet-set letterario, ragazza di montagna che ha dentro la roccia e l’acqua. Una rilettura spietatamente controcorrente e a tratti agghiacciante della natività. Tutto inizia nella notte del 29 febbraio, in uno sperduto paesino sui monti. È un martedì, e Marion, la dura e amara Marion, mentre è nella vasca da bagno,partorisce qualcosa, una bambina nuova che non sapeva di portare dentro di sé, come fosse una Maria di Nazareth delle cime innevate e del freddo. È una magia, un dono, un evento inatteso e misterioso che tutti cercano di spiegare in qualche modo, ognuno dal suo punto di vista, e che tutti alla fine accettano con gioia, proprio come quel figlio di Dio venuto a salvare il mondo. E che adottano, come fosse una figlia del miracolo, scegliendole perfino il nome tutti insieme. Ma non lei, non Marion, la dura e amara Marion, la madre che da quella nascita, da quella intrusione, si sente «violentata», e che non riesce ad accettarla perché ha dentro dolori e ferite e vorrebbe amare soltanto il suo uomo, non il padre di una figlia non voluta, non quella figlia. La storia di una magia, di una follia, di un amore e di un’incapacità di amare. Una storia di montagne, di freddo, di animali e di sguardi, una storia che entra dentro il mistero dell’essere donna, una storia piena di strazio e di commozione, piena di paura e di gioia, piena di vita.

LA MIA OPINIONE

Generalmente, quando una donna aspetta un bambino, è sopraffatta da emozioni forti che iniziano già dalle prime analisi, dalla prima ecografia; deve poi sottoporsi a tutti i controlli del caso, quindi continue analisi, continue visite ginecologiche, raccomandazioni sul cibo da mangiare e su cose da evitare. Ma le emozioni belle che si provano sono continue: le preparazioni per il nuovo arrivato, i primi acquisti, le coccole, i riguardi, i primi calcetti e i successivi movimenti. Una donna che aspetta un bambino è, generalmente, ricoperta da tante attenzioni e tanto affetto. Dopo il parto poi possono succedere tante cose: sopraffazione degli eventi e delle emozioni, ormoni che sballottolano la mamma e che magari non la fanno neanche ragionare con lucidità, la depressione post partum che può toccare chiunque e che andrebbe risolta in breve tempo. Tante cose.
Ma cosa succede quando a partorire è una donna che non sa di essere incinta? Cosa succede quando quella donna non ha la minima idea di ciò che il suo corpo sta nascondendo? Le gravidanze criptiche esistono, non sono frequenti, ma sono comunque reali. E cosa può accadere dopo il loro parto, se con quello consapevole si è a rischio di varie emozioni non sempre positive?
Questo romanzo racconta proprio questa, a noi strana e inconcepibile, circostanza.

Marion ha quarantadue anni, è sposata con Baptiste e vivono in montagna, dove lei si occupa delle sue capre, dei suoi animali. Fin da quando hanno iniziato la relazione, Baptiste le ha detto chiaramente di non volere figli e lei ha accettato senza tanti problemi.
Quando, la notte tra il 28 e il 29 febbraio, Marion si sente male e partorisce una bambina, i due coniugi entrano in un stato di trance. Baptiste si riprende immediatamente dallo shock iniziale e chiama Dédé perché li vada ad aiutare. E lui si precipita da loro, nonostante la bufera di neve. Entrando in bagno e vedendo il sangue, pensa – inizialmente – a un aborto, ma capisce cosa è realmente successo quando vede la bambina nella vasca. Subito la prende, la protegge avvolgendola in un asciugamano e tenendola stretta al suo petto, e di corsa li accompagna in ospedale. È solo qui che Baptiste comprende, è solo dopo aver sentito Dédé pronunciare la parola parto che realizza di essere diventato padre. Marion, invece, da quello stato di catatonia non ne è uscita. Impossibilità e mutismo sono gli elementi che adesso la caratterizzano. Vorrebbe urlare, gridare, inveire, ma tutto le si blocca in gola e quegli strilli le rimangono dentro, a lacerarle l’anima.

annunciarglielo è molto difficile, culturalmente la nascita di un bambino è fonte di felicità, e invece con loro bisogna assolutamente ripensare a tutto, quel che gli è capitato è troppo inconcepibile perché possano accettarlo, qualche ora prima non erano incinte ed ecco che dal loro corpo esce un bambino, impazzirebbe chiunque, supera la capacità di capire

Marion si sente violentata da quella bambina che si è fatta strada in lei senza il suo permesso; Baptiste, invece, superato il trauma iniziale si è innamorato della sua piccola, se ne prende cura lavandola, coccolandola, cambiandola, in attesa di qualche segnale da parte di sua moglie. Ed anche qui si capisce quanta differenza ci sia tra una madre e un padre!

Caduta dalle nuvole è un romanzo che tratta un tema molto particolare e lo fa in modo originale e magnetico, a tratti delicato e a tratti coriaceo. Veniamo a conoscenza della storia di Marion e Baptiste non solo tramite loro, ma anche attraverso altri punti di vista: quello dell’ostetrica, che cerca di aiutarli e ci spiega come una cosa del genere sia possibile; quello di Dédé e Tony, amici dei due che, senza porsi tante domande – il primo – e ponendosene tante – il secondo – , si prendono cura degli animali di Marion e preparano il necessario per il loro ritorno, aiutati da tutto il paese, come se quella figlia fosse un po’ anche la loro; quello della nonna e, inevitabilmente, quello del nonno – genitori della donna – , increduli e arrabbiati, convinti che questa gravidanza fosse stata nascosta a loro. I due si erano rassegnati all’idea di avere nipoti dalla loro primogenita e quando il nonno viene a sapere che è nata una bambina, impazzisce di gioia perché è la sua prima nipotina femmina. C’è anche il punto di vista di Madame Peyre, un’ex maestra, moglie del sindaco Léon, che non crede affatto che Marion non fosse a conoscenza del suo stato interessante. Avendo avuto, in passato, un alunno di nome Denis che era sempre ricoperto di lividi di cui lei non fece mai segnalazione, avvia una pratica affinché chi di dovere tenga d’occhio quella famiglia. Non si fida, soprattutto di Marion, e ha paura che succeda qualcosa di irreparabile. E infine ci sono Baptiste e Marion, i diretti interessati: le loro parti sono più profonde, quella di Marion la più dolorosa.

Non ho mai letto nulla di questa scrittrice, quindi non so quale sia il suo stile solito e non ho termini di paragone. Posso dire, però, che in questo libro, la cosa che salta subito all’occhio, è la peculiarità della struttura: non ci troviamo davanti al classico romanzo, non è composto da capitoli ma, bensì, da paragrafi, lunghi al massimo due pagine. Si possono leggere nel classico modo o seguendo un preciso ordine che ci viene comunicato, mano mano, alla fine dei paragrafi. A seconda di come si sceglie di leggerlo, abbiamo due persone differenti a iniziare questo racconto: nel primo caso, c’è l’ostetrica; nel secondo, Madame Peyre. Questa singolarità ci fa andare avanti e indietro nel libro, dandoci la sensazione di riniziarlo tante volte, senza farcelo finire mai davvero, senza mai farci sentire fuori luogo, strani.
Anche la scrittura è distintiva: la Bérot non usa la punteggiatura a eccezione delle virgole e questo, al contrario di quanto si possa pensare, rende la lettura evocativa.

Un romanzo pieno di incredulità, di dolore, di rabbia, di giudizi di alcune persone, ma anche di solidarietà, altruismo, sostegno di altre. Con intensità la scrittrice scava nelle anime delle persone, nella loro psicologia, andando nel profondo, cercando di capire come possa il corpo adeguarsi alla psiche. Affronta il trauma di una donna che si ritrova improvvisamente madre senza averlo deciso consciamente, sentendosi così squarciare dentro. Ma c’è anche vita, in questa storia.
La vita con le sue mille sfaccettature.

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