Annunci
[RECENSIONE] L’oblio di Philippe Forest

[RECENSIONE] L’oblio di Philippe Forest

Nel vuoto, una prima parola era caduta. Trascinandone un’altra con sé. E così via. Come la tessera di un domino che cade facendo ribaltare tutte quelle disposte in fila dietro di lei.

 Philippe Forest | L’oblio | Fandango Libri | € 18,00 | Pag. 221

Un uomo si sveglia convinto di aver perso una parola nel sonno, incapace di ricordarsi quale. Progressivamente, un’ossessione s’impadronisce di lui: che una alla volta tutte le parole lo abbandoneranno e che, perdendo il linguaggio, la sua vita si svuoterà. Rifugiatosi su un’isola al largo del continente, l’uomo si ostina a cercare questa parola mancante. La cerca nel vento, la cerca nella solitudine, sonda le nuvole, ascolta i silenzi. La sua caccia alla parola perduta lo incita a lasciar passare i giorni, esponendosi incessantemente agli effetti della luce sull’oceano, riflessa anche dallo specchio della sua camera d’albergo. Presto, anche il quadro attaccato al muro, dipinto dal precedente e misterioso inquilino della stanza, sembra animarsi di vita propria, mutando in funzione dell’atmosfera, riempiendosi di nuovi tratti man mano che la mente del narratore si svuota di parole. Il protagonista decide allora, invano, di catturarne giorno dopo giorno le metamorfosi con una vecchia macchina fotografica. Sarà dall’oceano o dal quadro, o da entrambi, che infine emergerà una donna in carne e ossa per restituirgli la voglia di abbandonarsi al piacere e svelargli il senso dell’oblio? In questo libro la strana esperienza di perdita che vive il narratore ne riproduce un’altra precedente, la evoca e la ripete – perdita in quel caso di una persona invece che di una parola –, fino a quando tutti gli elementi sparsi della storia in trompe l’oeil non cominciano a ricomporsi e s’incanalano verso un ritorno. Non ci sono più parole per dire, ma solo per stare.

LA MIA OPINIONE

Vi è mai capitato di svegliarvi e di avere l’impressione di aver perso una parola? Una parola che, per quanto vi sforziate, non viene proprio fuori? È proprio quello che è successo al nostro protagonista che è, allo stesso tempo, il narratore di questa storia.

Una mattina si sveglia ed è convinto di aver perso una parola, ma non sa quale. Cerca di ricordare, ma più si sforza e più dimentica. È convinto di averla persa nel sonno, nel sogno che si affatica a richiamare alla memoria, ma che finisce per dimenticare. Si rifugia in un’isola per ritrovare questa parola mancante. La cerca ovunque: nelle onde del mare che si infrangono sulla spiaggia, nelle nuvole, nei silenzi, nella sua solitudine, nei vari dizionari, paradossalmente anche nel quadro che si trova nella sua camera. Un quadro che, inizialmente, non ha notato: ha le stesse dimensioni della finestra che gli sta di fronte ed è posizionato simmetricamente a essa, tanto da dargli l’impressione di essere uno specchio in cui si riflette il paesaggio dinanzi, che cambia ogni giorno un po’. Un giorno, cercando continuamente di scorgere un’immagine che poi cerca anche dalla finestra, vede qualcosa o qualcuno. Un qualcosa o un qualcuno che si è mostrato più volte, senza mai farsi identificare, scomparendo e riapparendo. Ha la sensazione che, durante il dormiveglia, la sua presenza sia nella sua stanza. Decide così di iniziare a fotografare ogni giorno il cambiamento che aveva creduto di notare e chiedere informazioni alla proprietaria sull’inquilino che lo aveva preceduto. Un pittore che aveva trasformato l’appartamento in un atelier, un tipo che parlava poco, che passava le sue giornate da solo, che non aveva interessa a lucrare sui suoi dipinti e che mal sopportava gli altri pittori, ritenendoli degli impostori.

Intanto, la sua ricerca alla parola persa continua, tanto da diventare un’ossessione e convincendolo che il linguaggio andava via via a perdersi, lasciando la sua vita vuota. Come quando si soffre di demenza senile. Sempre più spesso gli capitava di non ricordare la parola giusta nelle situazioni che stava descrivendo, raccontando e, confrontandosi con altre persone, si accorge che questa perdita non ha colpito solo lui: si rende conto, dalle espressioni degli altri, se capiscono quello che dice, constatando di non trovare le parole per poi spiegare in un altro modo. Giornalmente si accerta a che punto sia la sua capacità di capire le parole che vengono dette.

Un giorno, mentre fotografa il mare, vede uscire dalle onde una donna. Una donna che ha l’impressione di conoscere, ma che – allo stesso tempo – è convinto di vedere per la prima volta. Una donna che lo aiuterà nella sua ricerca, che gli farà capire il senso dell’oblio e che gli insegnerà a lasciarsi andare.

Non si trova mai, da nessuna parte, se non quello che si è cercato. Ma l’opposto è altrettanto vero: non si cerca mai se non quello che si è già trovato.

L’oblio è la storia di una perdita. Una perdita che, a primo impatto, sembra superflua, ma che si rivela invece pesante, tanto da diventare un’ossessione vera e propria. Una sorta di oblio dal quale sembra difficilissimo uscire. Un labirinto del quale sembra impossibile trovare la via d’uscita. 

Un libro particolare, riflessivo, a tratti introspettivo, che sembra dire e non dire. Scritto in modo netto, chiaro, con frasi brevi, con un linguaggio a tratti ricercato, questo libro ti da la sensazione di capire perfettamente le sensazioni del narratore. Già dalle prime righe ci poniamo delle domande e, man mano, ci si trova d’accordo con molte sue esternazioni, riflessioni, dubbi, domande. Un libro che ti da la sensazione che qualcosa, effettivamente, stia sfuggendo anche a te. Non c’è una trama vera e propria e lascia anche un po’ perplessi se lo si legge senza cura. Infatti, se si rivolge alla sua lettura con superficialità, si ha spesso l’impressione che il narratore si dilunghi in discorsi già fatti e che sono solo ripetizioni, ma – in realtà – non è così. Perché questo, infatti, è un libro che bisogna leggere con attenzione: solo così si capirà la differenza tra le varie cose raccontate, ogni volta con un tassello aggiunto, che però non si capta nell’immediato. Si devono lasciar sedimentare mentre si va avanti nella lettura. Aspettare che trovino il loro giusto collocamento dentro di te, dentro la storia, dentro la tua memoria. Altrimenti si rischia che le cose lette, apprese, finiscano nell’oblio.

Un libro a cui dovete dedicare il giusto tempo, la giusta attenzione affinché ciò che vi viene raccontato venga capito.

Gifted by Fandango Libri

Link Amazon cartaceo: https://amzn.to/3arbqp9

Link Amazon eBook: https://amzn.to/39r8AQO

Annunci
Piaciuto l'articolo? Condividilo!

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: