[RECENSIONE] Le parole mai dette di Violaine Bérot

[RECENSIONE] Le parole mai dette di Violaine Bérot

Come il suo fisico, anche la sua vita può in ogni momento cambiare.

 Violaine Bérot | Le parole mai dette | Edizioni Clichy | € 15,00 | Pag. 152

Lei è la figlia maggiore e non si è mai comportata come una bambina. Si occupa dei numerosi fratelli e sorelle, del padre e della madre. È la padrona di casa, e tiene così tanto a questo ruolo che non riesce a farne a meno. Da sempre l’amore che lega i suoi genitori la affascina. Nella sua solitudine lei osserva questo amore e sogna di vivere anche lei un giorno una storia così meravigliosa. Eppure un giorno decide di lasciare tutti. Quando tornerà tutto sarà cambiato. Una fiaba, un racconto pieno di sensibilità, capace di esplorare tutti gli aspetti più misteriosi dell’infanzia e delle dinamiche familiari.

LA MIA OPINIONE

Quando vediamo una madre con una figlia, immaginiamo che sia la prima a prendersi cura della seconda, nella nostra testa i ruoli sono ben definiti. Ma non sempre è così.

La protagonista di questo romanzo capisce subito che, qui, nella sua famiglia, i ruoli non sono quelli che dovrebbero essere. Mentre lei cercava in tutti i modi di venire al mondo, sua madre cercava in tutti i modi di non farla nascere. Solo con l’intervento del dottore si è evitato il peggio. Sua madre vive esclusivamente dell’amore di suo padre, è solo quello che a lei interessa. Dopo la sua, la nostra protagonista – che ha un nome che a noi non viene mai rivelato – vede la nascita di tanti altri fratellini e sorelline. È lei che si prende la responsabilità della prima parola rivolta loro, come se volesse far capire subito che la loro famiglia è diversa dalle altre. Suo padre, prima di conoscere i suoi figli appena nati, si dedica completamente a sua madre, le dice che è lì, che non se ne va. Sembra quasi che lei faccia dei figli solo per arrivare a quel giorno, in attesa che suo marito le faccia sentire che è lei la persona più importante.

L’amore tra loro è irragionevole, vertiginoso, furioso. Fa quasi paura. Nemmeno le fiabe arrivano a immaginare che ci si possa amare a tal punto.

È sempre lei, la figlia maggiore, a occuparsi di tutto: di sua madre, di suo padre, dei suoi fratellini e delle sue sorelline, della casa, delle incombenze che gravano su di essa. È sempre lei che cerca di curare le ferite di sua madre, di toglierle di dosso quel suo mal di vivere.
Un mal di vivere che, inevitabilmente, si attacca anche a lei: lei, che non ha mai ricevuto una carezza da sua madre e rare volte l’ha ricevuta da suo padre; lei, che non ha mai sentito rivolgersi parole dolci da sua madre e raramente le ha sentite da suo padre; lei, che non ha mai sentito i suoi genitori cantarle una ninna nanna; lei, che cerca di fare tutto ciò che non è stato fatto per lei, per i suoi fratelli.
La mancanza di affetto, di amore, di attenzione, di giochi, di insegnamenti, la mancanza di un’infanzia, la segneranno a vita. Saranno presenti quando conoscerà Jean, un ragazzo innamorato di lei, ma che non rispecchia il tipo di amore a cui è abituata (La protegge, è enorme, può fidarsi di lui. Jean è il fratello maggiore che somiglia alla sorella maggiore che lei non ha più voglia di essere); quando nella sua vita entrerà Tom, un uomo sposato che le farà perdere la testa, che la farà innamorare (Li contempliamo in quello sbalordimento di sé stessi. Ci diciamo che questa volta ha trovato veramente l’amore, che aveva ragione a credere in ciò che i libri raccontano…); quando lei abbandonerà il primo e quando il secondo abbandonerà lei.

Le parole mai dette è un romanzo drammatico, scritto con una penna sensibile e coinvolgente.
Ci sentiamo impotenti quando scopriamo la nostra protagonista essere vittima del narcisismo di sua madre. Le vorremmo dire “Sono qui. Ti sono vicino.”, parole che non le sono mai state dette e che, molto probabilmente, l’avrebbero coccolata, fatta sentire importante, l’avrebbero fatta sentire protetta, incoraggiata, aiutata. L’avrebbero salvata da quel vortice di solitudine in cui è stata costretta, e dal quale nessuno ha pensato mai di tirarla fuori.
La vorremmo far tornare bambina e regalarle quell’infanzia che non ha avuto, fatta di giochi, colori, abbracci, baci, sorrisi, solletico, parole rassicuranti. Regalarle quell’infanzia che le è stata negata e che lei ha cercato di far vivere ai suoi fratelli. E, invece, siamo costretti a vederla crescere troppo in fretta per la sua età, persa in ruoli che non le competono, dietro a dei genitori impegnati a dimostrarsi amore reciproco, costantemente, come se solo quello li tenesse in vita.

Anche se lo stile e la struttura di questo libro sono diversi da Caduta dalle nuvoleho ritrovato la stessa sua penna particolare e delicata, intrigante e avvincente. Una cosa accomuna questi due libri: la maternità, la famiglia. I legami familiari sono, infatti, l’argomento principale di questo bellissimo romanzo. Nonostante molti libri trattino questo tema, i legami che si generano in una famiglia, rimangono sempre un mistero: come si creano? Come si capovolgono i ruoli? Qual è il fattore determinante, scatenante? Non lo sappiamo… forse, non ci sono delle risposte vere e proprie.

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