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[RECENSIONE] Al limite del sogno di Carlotta Amerio

[RECENSIONE] Al limite del sogno di Carlotta Amerio

A volte, è davvero difficile interpretare quello che si nasconde dietro la faccia di un sorriso.

Carlotta Amerio | Al limite del sogno | 96, Rue de-La-Fontaine Edizioni |
€ 14,00 | Pag. 182 

Giulia, giovane studentessa di Storia dell’arte, trascorre le sue giornate tra studio e momenti di svago con i suoi amici e con Davide, il suo ragazzo. D’improvviso, però, degli incubi tetri e grotteschi, che paiono sempre più reali, iniziano a tormentare le sue notti. Inizierà da ciò un percorso sempre più vorticoso che la porterà a sperimentare ogni genere di degradazione, vittima, insieme, delle proprie allucinazioni e del desiderio confuso e progressivamente più incoerente di sfuggire a esse attraverso la droga. Carlotta Amerio, per questo romanzo, ha svolto dettagliate ricerche sui mondi sommersi, quelli che nessuno vuole vedere e di cui molti negano persino l’esistenza, rivolgendo lo sguardo semplicemente altrove. “Al limite del sogno” è il suo primo romanzo edito.

LA MIA OPINIONE

Giulia è una studentessa universitaria di Storia Dell’Arte. Trascorre le sue giornate studiando o svagandosi con gli amici e Davide, il suo fidanzato. Una vita spensierata, tranquilla, serena. Eppure, degli incubi iniziano a tormentare le sue notti. Sempre di più, sempre più spesso. Per provare a sottrarsi alla loro morsa, inizia ad assumere dei sonniferi. Inizialmente, fanno effetto, ma quando il suo corpo inizia ad assuefarsi, gli incubi tornano prepotentemente. Sempre più violenti, crudi, spaventosi, reali.

Come si fa a proteggersi da un qualcosa che non è nemmeno reale?

A causa loro, inizia a scendere in un vortice che la porterà sempre più giù, fino in fondo. Inizia a drogarsi, allontana i suoi amici, si lascia con Davide, discute con sua madre, inizia a fare la ballerina in un night.
La Giulia spensierata, sorridente, socievole, allegra, studiosa, lascia il posto a una Giulia scostante, solitaria, tormentata, fragile.
L’unico punto fermo di questa sua nuova vita è la droga: non è in grado di scacciare gli incubi – che ora la vengono a trovare sempre, non appena chiude gli occhi, non solo di notte – ma le da l’illusione della serenità, della leggerezza, le fa dimenticare tutte le preoccupazioni, non le fa pesare il degrado più becero in cui è scivolata, che si è insidiato piano piano nella sua vita.
Quando nella sua mente si fanno strada dei ricordi, capisce che molto probabilmente sono stati quelli, inconsciamente, a scatenare gli incubi. E sa che le scelte sono solo due: o sceglie di salvarsi o sprofonda nell’abisso con loro.

Al limite del sogno è un romanzo angoscioso, con un trama intricata, che viaggia sempre su un filo tra realtà e sogno. Con uno stile fluido, scorrevole, incalzante, trascinante, ipnotico, l’autrice ci fa fare un viaggio interiore insieme alla protagonista. Ed è così che analizziamo la sua vita, che ritorniamo alla sua infanzia; è così che scopriamo il trauma che ha subito e che ha messo in un angolo e rimosso; un dolore che ha voluto dimenticare. Un episodio tremendo, però, che è rimasto in lei, in silenzio, fino a quando non si è manifestato con tutta la sua forza e tutta la sua crudeltà.
L’autrice, per caratterizzare e definire il personaggio di Giulia, non è ricorsa a cliché, a stereotipi, ma l’ha resa vera, reale, umana soprattutto, con le sue paure, le sue ansie, le sue cadute. È riuscita, con la sua scrittura matura, a descrivere in maniera diretta e, a volte, cruda, la facilità con cui è possibile sprofondare. Ha toccato argomenti delicati e complessi, senza girarci troppo intorno. Ha svolto un’analisi psicologica su quanto i traumi, anche quelli che crediamo rimossi, cancellati, alberghino in realtà dentro di noi e ci condizionino.
Eventi traumatici e conseguenti dolori che andrebbero metabolizzati, elaborati e – alla fine – accettati, per far sì che non si ripresentino a causare altre ferite, anche se questa volta con un’entità e delle conseguenze diverse.
Il finale del libro lascia un po’ di amaro in bocca, ma non per il finale in sé o perché abbia inatteso in qualche modo delle aspettative. Lascia l’amaro in bocca perché ci fa capire che il trauma causato a Giulia, si sta causando a un’altra bambina, e vorremo salvarla, prima che sia troppo tardi. Non ci è possibile e siamo costretti a capire, a stare fermi, impotenti.

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