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[RECENSIONE] Lo spazio tra le cose di Antonio Benforte

[RECENSIONE] Lo spazio tra le cose di Antonio Benforte

Il silenzio fa sempre più parte della mia vita. Ho imparato a conviverci negli ultimi tempi.

Antonio Benforte | Lo spazio tra le cose | Scrittura&Scritture |
€ 14,00 | Pag. 149 

Paolo ha appena tolto l’ultimo quadro dalla parete del suo bilocale. Sotto, ci scorge una crepa di cui non sapeva: quando si è creata? Nello stesso momento in cui si è incrinata la sua vita coniugale? Perché non se ne è accorto prima? Le scatole sono ammonticchiate lì, vicino alla porta, alcune ancora piatte rastrellate in giro un po’ alla volta in previsione del trasloco verso una casa più spaziosa. Altre scatole, invece, sono già piene, impilate in ordine, lo stesso ordine maniacale con cui Paolo tiene sistemati tutti i suoi vecchi dischi, colonne sonore della sua giovinezza, della sua e di quella di Marta. Marta… dov’è ora? Lo ha lasciato solo ad affrontare un trasloco di cose e di cose-ricordi. Ed ecco che in quella casa oramai quasi vuota e forse troppo stretta, ogni scatola assume un valore, ogni oggetto innesca un ricordo. A ogni canzone che Paolo fa andare sul giradischi – ultimo baluardo a campeggiare ancora al centro del salone – scorre nella sua mente la metaforica ricerca di una libertà che, per paradosso, rinsaldi il legame con la moglie, che chiuda quella crepa nel muro vuoto e apra la porta della sua nuova vita. Ci riuscirà?

LA MIA OPINIONE

Il trasloco che Paolo e Marta stanno affrontando mette ancora più in risalto le crepe che caratterizzano il loro matrimonio. Come la crepa che si trova simmetricamente al centro del muro. Invisibile fino a poco prima, netta poco dopo. Una crepa che, man mano, si è ingrandita. Esattamente come quella della loro vita.
Sono sempre stati una coppia affiatata, complice, solare, spensierata. Eppure, da qualche tempo, non collaborano più: lei, sempre pronta a esplodere; lui – per carattere – sempre attento a misurare le parole, gli atteggiamenti. Entrambi sembra abbiano molte cose da dirsi, ma quello che invece regna è il silenzio. Pesante, assordante, insistente.

Perché ci teniamo dentro le cose, se poi diventano enormi ed esplodono, distruggendoci in mille pezzi?

La casa che si svuota, durante il trasloco, va di pari passo con il loro rapporto. Lei diventa nuda, loro diventano fragili; lei, spogliandosi dei mobili, diventa più grande, loro diventano sempre più distanti; lei diventa quasi il passato, loro non riescono a guardare al futuro. L’unico loro collante è Niccolò, il loro bambino: è l’unico che li trattiene dal fare azioni di cui poi si pentirebbero. Ed è proprio lui che gli da la motivazione per andare avanti. È lui che li tiene in equilibrio, anche se instabile.

A un passo dai quaranta, devo essere sincero, mi sono reso conto che una delle cose più difficili da ottenere nella vita è mantenere un equilibrio. Seppur precario, non è facile. Nella coppia, un equilibrio tra il sostegno e l’appagamento delle rispettive identità che mantenga allo stesso tempo, forte e saldo, il noi. […] La strada che porta all’equilibrio è nascosta e si perde in mille curve, tante salite. E quando si trova, questo equilibrio, o si pensa di averlo trovato, mantenerlo è ancora più difficile, basta un nulla per sconvolgerlo e bisogna ripartire da zero. Ma il bello della vita, forse è anche questo: il suo continuo costruire e abbattere, una serie di successi e fallimenti, gioie e dolori, vittorie e sconfitte.

Lo spazio tra le cose è un romanzo terapeutico. Perché lo definisco così? Perché riesce a trasmetterti conforto, a comprenderti, a darti delle risposte a domande che ti martellano il cervello da qualche tempo. Ti ascolta. Ti da tanti spunti di riflessione perché parla di una storia che potrebbe essere la nostra; perché parla di una coppia che, nonostante l’allontanamento sempre più concreto, fa di tutto per non perdersi; perché parla di famiglia, di cambiamenti, di crescita; parla di equilibri nei rapporti; parla della vita e delle sfide che essa ti sottopone; parla di tristezza, di buio, di paura. E lo fa tirandoti dentro, facendoti commuovere, pensare. Ti da la forza di incollare i cocci della tua vita, anche se poi le cicatrici saranno sempre lì, ben visibili, e il dolore sarà sempre presente. Ma ti da la possibilità di ragionare e non buttare tutto. Perché, per quanto possa far male, se c’è anche solo una possibilità di raccogliere i pezzi e custodirli, allora ne varrà la pena. Sempre. Anche se non tornerà nulla come prima, c’è sempre la possibilità che possa migliorare. E se un amore, un matrimonio, sui cui si sono posati ostacoli, incomprensioni, diverbi, ha le risorse per ritrovare l’equilibrio che prima lo caratterizzava, vale la pena provarci.

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