[RECENSIONE] Notre Dame de Paris di Victor Hugo

[RECENSIONE] Notre Dame de Paris di Victor Hugo

Ogni generazione nel suo passaggio scrive una riga sul libro.

Victor Hugo | Notre Dame de Paris | Oscar Vault – Ed. Illustrata |
€ 25,00 | Pag. 512

“Tutti gli occhi si erano alzati verso il sommo della chiesa. Ciò che vedevano era straordinario. In cima alla galleria più elevata, più in alto del rosone centrale, c’era una grande fiamma che montava tra i due campanili con turbini di scintille, una grande fiamma disordinata e furiosa di cui il vento a tratti portava via un lembo nel fumo.” Contiene la storia della cattedrale di Notre-Dame raccontata da Ken Follett.

LA MIA OPINIONE

Prima di parlarvi del libro, mi sento in dovere di ringraziare due persone che hanno condiviso con me questa lettura: Fabiola (@laparolaailibrie Daisy (@lettriceperpassioneblog). Senza di loro, questa avventura sarebbe stata molto più complessa. Quindi: GRAZIE!

Ci sarebbe molto da dire su questo bellissimo romanzo storico e spero di riuscire a esprimere al meglio tutto ciò che penso, non soffermandomi però sulla storia che – in linea di massima – conosciamo tutti.

Notre Dame de Paris è ambientata in una Parigi di fine ‘400, in un’atmosfera gotica, cupa. Epoca, quella, non vissuta ovviamente dall’autore (nato agli inizi dell’ ‘800), ma che lui – con il suo stile ricercato, raffinato, illustre – ci descrive minuziosamente, per mostrarci tutte le criticità che, in quel tempo, la caratterizzavano. Hugo, infatti, denuncia spesso lo stato in cui riversa Parigi, le pecche all’interno della magistratura, la prevaricazione degli uomini sugli edifici, la malvagità delle persone.
Nel primo caso, quando ci parla di Parigi, fa un’interessante ma prolissa e faticosa ricostruzione storica. Talmente tanto meticolosa da renderla, però, pesante e difficile. Quando parla di magistratura, ci fa capire quanto questa faccia abuso del potere che ha. Denunce nette, chiare, che si susseguono. Quella che fa agli uomini, alla loro sopraffazione sugli edifici, su quanto si rivelino più distruttivi del tempo stesso, è quella che ho sentito maggiormente.

Indubbiamente, la chiesa di Notre-Dame è ancora oggi un edificio maestoso e sublime. Ma quantunque invecchiando sia rimasta bella, è difficile non trarre un sospiro e non indignarsi di fronte alle degradazioni e alle mutilazioni innumerevoli che il tempo e l’uomo contemporaneamente hanno inferto al venerabile monumento. […] Se noi potessimo esaminare con il lettore, una per una, le diverse tracce di distruzione impresse nell’antica chiesa, la parte imputabile al tempo sarebbe la minore, e la peggiore quella degli uomini, soprattutto degli uomini dell’arte. […] Le mode hanno fatto più danno delle rivoluzioni. Hanno tagliato nel vivo, hanno attaccato l’ossatura dell’arte, hanno troncato, reciso, sconvolto, ucciso l’edificio nella forma e nel simbolo, nella logica e nella bellezza. E, inoltre, hanno rifatto, pretesa, questa, che né il tempo, né le rivoluzioni avevano avuto.

Nel terzo libro, composto dai capitoli Notre-Dame e Parigi a volo d’uccello, traspare tutta l’indignazione e il dispiacere di Hugo per le brutture inferte alla cattedrale e alla città.
Un’attenta analisi la rivolge anche all’architettura e alla stampa, mettendole a confronto, e ci mostra come quest’ultima prenda facilmente il sopravvento sulla prima, di come ci sia la paura del nuovo, di come si pensi che il nuovo possa spazzare via il vecchio.

Questo ucciderà quello. Il libro ucciderà l’edificio.
Questo pensiero, ci sembra, aveva due facce. Anzitutto era il pensiero di un prete, era il terrore di un sacerdozio davanti a un fenomeno nuovo, la stampa. […] Era il grido del profeta che sente rumoreggiare e brulicare l’umanità emancipata, che vede nell’avvenire l’intelligenza soppiantare la fede, l’opinione detronizzare la ragione, il mondo scuotere Roma. […] Terrore del soldato che esamina l’ariete di Bronzo e che dice: la torre crollerò. Questo significava che un potere sta per succedere a un altro potere. Questo voleva dire: la stampa ucciderà la chiesa.
Ma sotto questo pensiero, ce n’era un altro più nuovo, meno facile da avvertire e più facile da contestare. […] Era il presentimento che il pensiero umano, cambiando di forma, avrebbe cambiato nel modo di espressione, che l’idea capitale di ogni generazione non sarebbe più stata scritta con lo stesso materiale e nella stessa maniera, che il libro di pietra, così solido e durevole, avrebbe fatto posto al libro di carta, più solido e più durevole ancora. [..] Voleva dire: la stampa distruggerà l’architettura.

Reputo le cose di cui vi ho appena parlato, delle vere e proprie lezioni di storia. A volte complicate, difficili da seguire, ma assolutamente interessanti. Questa digressione non è l’unica, però, che troviamo nell’intero romanzo: Hugo, infatti, devia spesso il discorso, discostandosi dal tema principale (perlopiù, queste, sono concentrate all’inizio), per poi tornare a ciò che stava dicendo, rischiando spesso di perdersi. Tutto ciò diminuisce quando si entra nel vivo della storia, ma rimangono le descrizioni attente e particolareggiate che risultano, tuttavia, più leggere e scorrevoli.

Ed è proprio quando si entra nel vivo della storia che lo scrittore inizia a caratterizzare bene i personaggi. Inizialmente, ce li presenta sommariamente per poi farci entrare nel loro profondo, facendoci toccare la loro anima. Sono principalmente quattro i personaggi intorno ai quali ruota la storia di Notre Dame de Paris: Claude Frollo, arcidiacono di Notre-Dame; Quasimodo, campanaro della cattedrale; Esmeralda, l’egiziana; Phoebus, il capitano. Frollo è un uomo rispettabile, all’apparenza, ma – in realtà – nasconde la sua corruzione, la sua ossessione, il suo essere predisposto a tutto, il suo animo nero e cattivo; Quasimodo è, esteriormente, deformato, zoppo, gobbo, sordo. Cresciuto con la convinzione di non valere nulla, ma sono tangibili la sua sensibilità, la sua umanità, la sua profondità, la sua anima pura, buona, nobile. Esmeralda viene tacciata di stregoneria dagli stessi che la guardano stupiti quando si esibisce. La sua unica colpa è essere accecata dall’amore. Phoebus è un capitano rispettato, da chi lo conosce poco, ma noi lettori conosciamo quanto sia vile, spregevole, una persona da tenere alla larga. Hugo ci mostra benissimo anche come la vita di questi protagonisti si intrecciano, collegandoli tra loro in maniera naturale.
Quando ci parla di Quasimodo, lo scrittore porta alla luce anche la cattiveria e la malignità della gente. Gli hanno affibbiato i soprannomi più disparati, le donne si coprono il viso quando lo vedono, gli uomini lo prendono in giro e lo deridono, lo fanno sentire una nullità. Lui, per sfuggire a tutto questo, rimane a Notre-Dame, tra le sue amate campane.

Tanto è stato prolisso nella prima parte quanto è stato coinvolgente, emozionante e toccante nella seconda.
Le illustrazioni che si trovano in questa meravigliosa edizione della Oscar Vault evocano gli eventi, ti ipnotizzano, ti rendono chiaro il messaggio che si vuole trasmettere. Così curate, così dettagliate, da lasciarti a bocca aperta.
Non è stato un romanzo facile da leggere, soprattutto a causa delle innumerevoli descrizioni e delle altrettante innumerevoli digressioni ma, una volta superate quelle parti, la lettura diventa sempre più veloce, serrata. E ti ritrovi a non poter fare a meno di continuare, per sapere come si svolgeranno i fatti, sperando si evolvano come tu vorresti.
Notre Dame de Paris è tosto, complesso, ma capace di darti tante emozioni. Personalmente, lo ricorderò come il libro che è stato capace di spezzarmi il cuore. L’ho amato ed è assolutamente tra i miei preferiti.
Nell’ultima parte di questa bellissima edizione, troviamo anche un saggio di Ken Follett sulla vera storia della cattedrale, una spiegazione sul perché l’incendio dello scorso anno si sia propagato velocemente, e anche su ciò che faceva indignare Hugo. Molto stimolante e gradevole.
Se ancora non lo avete letto, non fatevi spaventare, e lasciatevi conquistare dalla sua maestosità.

Su Instagram vi parlo della sua censura. Vi aspetto!

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