[RECENSIONE] Jalna di Mazo de la Roche

[RECENSIONE] Jalna di Mazo de la Roche

In un eccesso di romanticismo, Philip e Adeline la battezzarono Jalna, in ricordo della postazione militare dove si erano conosciuti.

 Mazo de la Roche | Jalna | Fazi Editore | € 18,00 | Pag. 381

I Whiteoak, numerosa famiglia di origini inglesi, risiedono a Jalna, grande tenuta nell’Ontario che deve il suo nome alla città indiana dove i due capostipiti, il capitano Philip Whiteoak e la moglie Adeline, si sono conosciuti. Molto tempo è trascorso da quel fatidico primo incontro. Oggi – siamo negli anni Venti – l’indomita Adeline, ormai nonna e vedova, tiene le fila di tutta la famiglia mentre aspetta con ansia di festeggiare il suo centesimo compleanno insieme a figli e nipoti: a partire dal piccolo Wakefield, scaltro come pochi, infallibile nell’escogitare trucchi per non studiare e sgraffignare fette di torta, fino al maggiore, Renny, il capofamiglia, grande seduttore che nasconde un animo sensibile. La vita a Jalna scorre tranquilla, fino a quando due nuore appena acquisite arrivano a scombussolarne gli equilibri: la giovanissima Pheasant, figlia illegittima del vicino, il cui ingresso in famiglia è accolto come un oltraggio, e la deliziosa Alayne, americana in carriera che, al contrario, con la sua grazia ammalierà tutti, specialmente gli uomini di casa…

LA MIA OPINIONE

Le saghe familiari hanno il potere di coinvolgere, appassionare, intrigare, di farti sentire parte della storia. E Jalna non è da meno.

Philip e Adeline si sono conosciuti a Jalna, in India, mentre lui era militare e lei era andata a trovare sua sorella. Si sono innamorati e si sono sposati. A scombinare la loro vita, fatta di ricevimenti e divertimenti, è arrivata una piccola bambina, Augusta. Proprio nel momento in cui i dottori consigliavano ad Adeline di cambiare aria per ritrovare un po’ di salute, Philip riceveva in eredità da uno zio di stanza a Québec un patrimonio sostanzioso. D’accordo immediatamente sull’andarsene dall’India, si sono trasferiti in Canada, ma a Québec sono rimasti pochissimo. Dopo circa un anno, e con due figli (nel frattempo, era nato Nicholas), si sono trasferiti nell’Ontario. È qui che costruiscono Jalna, protagonista assoluta di questo romanzo. Una casa meravigliosa, circondata da tantissimo verde.

Un piccolo esercito di uomini conferì alla foresta la parvenza di un parco all’inglese e costruì una casa che avrebbe eclissato ogni altra dimora della contea. E infatti, terminati i lavori, quando le stanze furono imbiancate e arredate, si rivelò in tutta la sua meraviglia. Era un edificio a pianta quadrata di mattoni rosso scuro, con un ampio portico di pietra e un piano interrato che ospitava i quartieri della servitù e le cucine. Al pianoterra c’era un soggiorno immenso, una biblioteca (più un salotto, visti i pochi libri che conteneva), una sala da pranzo e una camera da letto; al piano superiore c’erano sei camere belle grandi, mentre il sottotetto ne aveva due. I rivestimenti delle pareti e le porte erano di noce. Cinque pittoreschi camini disperdevano pennacchi di fumo sopra le cime degli alberi che circondavano la casa.

Jalna ha visto la nascita di Ernest e Philip (figli dei coniugi Whiteoak) e dei vari nipoti. Ora, però, Philip padre e Philip figlio sono morti, così come le due mogli di quest’ultimo, e Jalna è sotto la supervisione di Adeline, quasi centenaria, e Renny, figlio di Philip e della sua prima moglie, Margaret.

Renny osservava a turno tutti i contendenti, irritato dal baccano che facevano e dall’inutilità della schermaglia. Tuttavia provava anche una gran soddisfazione, perché quella era la sua famiglia, la sua tribù. Era il capofamiglia, il capitano.

La loro quiete familiare, sebbene scossa da discussioni, dispetti, frecciatine, viene stravolta con l’arrivo di due donne. Due donne completamente differenti, ma che – ognuna a modo suo – riescono a scompigliare gli equilibri di una famiglia ben consolidata. La prima, Pheasant, viene accolta in malo modo, a causa di un passato che sembra essere ancora ingombrante, ma di cui lei non ha nessuna colpa; la seconda, Alayne, al contrario, viene accolta calorosamente. E già questo crea i primi dissapori.

Nonostante questo romanzo, primo dei sedici che caratterizzano la saga, sia stato pubblicato negli anni Venti, lo stile di Mazo de la Roche è ironico e moderno, coinvolgente e avvincente.
Mi aspettavo di leggere una storia dal taglio classico, lento, perché introduttiva, e invece ho trovato dinamicità, colpi di scena che mi hanno lasciata a bocca aperta; ho conosciuto una famiglia, i Whiteoak, capace di accoglierti, di farti entrare in punta di piedi nella loro vita per poi travolgerti con le loro peripezie. I personaggi sono tutti ben caratterizzati, come è giusto che sia in un primo volume di una saga familiare, e sono tutti interessanti, ognuno a modo suo. Anche quelli per cui si prova meno simpatia riescono ad attirare l’attenzione sui loro comportamenti, sulle loro azioni, sulle loro vite, e non sempre in negativo. Poi ci sono quelli più affascinanti e, con loro, non si può far altro che assecondarli, farsi trasportare, farsi sedurre.
Come dicevo prima, questa saga conta sedici volumi (il secondo verrà pubblicato da Fazi Editore il 28 maggio! SAVE THE DATE!), ma non vi spaventate. La lettura è scorrevole, fluida, trascinante. Sono sicura che vi innamorerete anche voi di Jalna. Tutto gira intorno a lei: la vita dei nostri amati personaggi, i fatti che accadono e che sembrano quasi essere influenzati proprio da essa, e anche il nostro cuore. Sì, il nostro cuore – almeno un pezzetto – è tra quelle mura. E, finalmente, tra poco potremo andarlo a riprendere, con il rischio quasi assoluto di lasciarcene un pezzo più grande.

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