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[RECENSIONE] La memoria delle farfalle di Annamaria Piscopo

[RECENSIONE] La memoria delle farfalle di Annamaria Piscopo

Quando qualcuno che ha un posto così importante nella tua vita muore, è un po’ come se mettessi a fuoco il mondo, che prima era sfocato, tutto lo spazio occupato solo da una persona. Il resto era un contorno. E quando diventi la superstite di una tragedia, la gente ti nota, ti vuole con sé, vuole essere parte di un dolore che neppure prova.

Annamaria Piscopo | La memoria delle farfalle | Rizzoli |
€ 17,00 | Pag. 285 

Giulia ha sedici anni, pochi grilli per la testa e un’amica del cuore, Alice, con cui trascorre tutte le sue giornate tra la scuola e il tempo libero. Finché un giorno Alice muore sotto i suoi occhi e il mondo di Giulia va in pezzi.
Una sera incontra Mattia: diciotto anni, capelli ribelli, un ragazzo dolce e semplice che nelle ore libere dal liceo lavora in un allevamento di farfalle, la sua passione. Anche lui ha subito una perdita, sua madre è morta pochi mesi prima e sta ancora cercando di ricostruire la sua vita attorno a quell’assenza. Giulia e Mattia si cercano, si innamorano, si perdono, fino al momento in cui capiscono che insieme possono essere più forti.
Ma con il passare dei mesi, Giulia si rende conto che la realtà intorno a sé nasconde delle ombre. Alice aveva dei segreti e lei, forse a causa del trauma della perdita, li aveva dimenticati. Un passo alla volta, Giulia deve trovare il coraggio di affrontare il dolore, le cose non dette e quelle che ha dimenticato, arrivando a scoprire quanto può essere forte l’amore, in tutte le sue forme.

LA MIA OPINIONE

Cosa succede quando una persona a te cara muore? E quando a morire, davanti ai tuoi occhi, è la tua migliore amica? Come si supera lo shock?

Io resto ferma all’angolo, aspettando di vederla sparire. E poi succede. Nella mia mente si fissa dettaglio dopo dettaglio. Alice che si volta a salutarmi, la faccia serena un attimo prima e poi che si deforma subito dopo. Come se avesse visto qualcosa di tremendo. Il mio nome che si spegne sulle sue labbra. I miei piedi immobili. La sua mano non ce la fa ad arrivare al petto, stramazza al suolo. Grido, ma non mi muovo. E quando arrivo da lei urlandole di alzarsi, piangendo e soffocando nelle lacrime, ha già chiuso gli occhi.

Dopo questo shock, Giulia si chiude in sé stessa, non parla, a scuola tutti hanno quasi paura di rivolgerle la parola, tutti evitano accuratamente di fare il nome di Alice. Alice… la sua migliore amica, la ragazza con cui ha condiviso tutto fin dalla quarta elementare; l’amica con cui si tiene sempre per mano; colei a cui Giulia non dice mai no, per accontentarla, per farla felice. La stessa persona che è morta davanti ai suoi occhi, senza che lei potesse far nulla per salvarla. Si sente sola, perduta, separata definitivamente da quella persona che per lei era tutto.

Ci sono giorni in cui mi alzo, senza ricordare subito che lei non c’è più. Mi lavo, faccio colazione, e poi corro a chiamarla, a dirle di aspettarmi alla metro, che farò tardi, di non ingozzarsi di cioccolata, o almeno di lasciarmene un po’. La verità mi afferra allo stomaco prima che alla testa. Ci mette un niente a schiaffeggiarmi, lasciandomi con il telefono premuto sull’orecchio.

Quando incontra Mattia (un incontro breve, in circostanze non proprio delle migliori) la scintilla scocca immediatamente. I loro occhi sembrano capirsi, le loro anime parlarsi. Mattia sa cosa vuol dire perdere una persona cara, sa cosa significa sentirsi strappare via violentemente da quella vita perfetta nelle sue imperfezioni e ritrovarsi in un mondo nuovo, sconosciuto, inevitabilmente più brutto di quello in cui, per tutti questi anni, ha vissuto. Mattia ha perso sua madre a causa di un tumore al seno: lei lo capiva ed era l’unico filo che lo teneva legato a suo padre. Quel padre che ha perso il lavoro dopo essere stato sorpreso alla guida in stato di ebbrezza, mentre era in servizio; quel padre che sembra lontano anni luce da suo figlio. Soffre, Mattia, anche la mancanza di quel fratellino che aspettava con gioia quando aveva sette anni, ma che – purtroppo – sua madre ha perso. Quel fratellino con cui, ora, avrebbe potuto condividere il dolore, piangere, consolarsi, che lo avrebbe aiutato ad affrontare questa nuova vita. L’unica persona a cui ha permesso di esprimere la sua vicinanza è Francesco, il suo migliore amico. Un amico che Mattia conosce alla perfezione, di cui capisce cose senza che lui gliele dica. Rifugio, tranquillità, sollievo – invece – li trova nell’allevamento di farfalle in cui lavora. Iniziato per gioco, per accontentare sua madre, è diventato una vera e propria passione. Mattia è sensibile, calmo, pacato – anche troppo per chi ha subito una perdita simile – ma la sua rabbia sfocia brutalmente nei confronti di due ragazzi, rei di aver picchiato a sangue Francesco, solo perché omosessuale.
Dopo questo episodio, Mattia è costretto a frequentare alcune sedute di psicoterapia. Anche Giulia la frequenta, obbligata dai suoi genitori, dopo sei mesi dalla morte di Alice. E Angela svolgerà un ruolo fondamentale per loro: aiuterà Giulia ad affrontare le sue paure, le sue insicurezze, infondendole sempre coraggio e – soprattutto – offrendole sempre il suo appoggio; aiuterà Mattia a gestire la sua rabbia, lo ascolterà e si confiderà con lui, trasgredendo il protocollo.
Conosciamo così anche la sua storia, delicata e dolorosa quanto quella dei due ragazzi, che sarà d’aiuto per far elaborare loro il lutto che hanno subito.

La memoria delle farfalle è un romanzo delicato e profondo, coinvolgente, capace di tenerti incollata alle pagine e a fartele divorare una dietro l’altra grazie a uno stile pulito, semplice, raffinato. Le vicende che vivono i protagonisti sono dure, difficili, quasi impossibili da accettare, ma sono anche dannatamente reali. Ognuno di noi ha perso una persona cara e, qualsiasi sia stato il motivo di questa morte, il dolore ti lacera dentro, facendoti vedere solo buio intorno. Grazie a questo romanzo capiamo che la vita va avanti – anche quando non vorremmo -, che dobbiamo rialzarci per riprenderla in mano, per non sprecare neanche un minuto prezioso.

Quando perdiamo qualcuno, qualcuno che è fondamentale per noi, rischiamo di perdere la ragione. Ma c’è sempre qualcun altro a cui pensare, qualcun altro da amare, qualcun altro che ti sprona. Siamo fortunati, perché non siamo soli.

In questo suo esordio, l’autrice gioca molto sulla figura delle farfalle (fondamentali per la storia narrata), sui ricordi e sulla fragilità della memoria. Lo fa in modo fine e ricercato, trascinandoti, assorbendoti. Ricordi che fanno fatica a tornare a galla, la memoria che gioca brutti scherzi, segreti da rivelare e bugie difficili da smontare, difficili da rivelare. La storia di Giulia, di Mattia, di Alice, di Angela è questo e molto, molto di più! Le emozioni che ti travolgono sono molteplici e sono forti. L’unica cosa da fare è lasciarsi trascinare e sopraffare da loro.
Un romanzo con dei protagonisti molto giovani, ma che consiglio anche ai più grandi perché il dolore, il buio, lo spaesamento dopo la perdita di una persona cara riguarda tutti, senza limiti di età.

Gifted by Rizzoli

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2 Replies on “[RECENSIONE] La memoria delle farfalle di Annamaria Piscopo

  1. Sono incuriosita da questo romanzo, ma al tempo stesso un po spaventata…
    Ci vuole la predisposizione mentale giusta per affrontare letture di questo genere e io ho appena concluso Dentro l’acqua (tra l’altro anche lì c’è la storia di una ragazzina che perde la sua migliore amica) e non so se sono pronta.
    Lo metto comunque in lista 🙂

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