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[RECENSIONE] Il gioco della vita di Mazo de la Roche

[RECENSIONE] Il gioco della vita di Mazo de la Roche

Quando la calma e la disciplina della notte ebbero placato la turbolenta Jalna, l’antica dimora sembrò rannicchiarsi al riparo dal tetto come un vecchio sotto le coperte. La casa parve raggomitolarsi, chiudendosi in se stessa. Annodò i nastri del berretto da notte sotto il mento – il porticato sporgente – borbottando qualcosa come «e ora spazio ai sogni». L’oscurità la avvolse come una trapunta, e lei si lasciò andare con tutto il proprio peso contro la terra. E mentre un nuovo sogno si aggiungerà alla sua già ricca scorta, i pensieri e i movimenti dei suoi abitanti vagavano come ombre da una stanza all’altra.

 Mazo de la Roche | Il gioco della vita | Fazi Editore | 
€ 18,00 | Pag. 477

È trascorso un anno da quando abbiamo lasciato la turbolenta Jalna. Eden è scomparso e non si hanno più notizie di lui, Alayne è tornata a New York, Pheasant ha avuto un figlio da Piers e lo ha chiamato Maurice, come suo padre. Ritroviamo la famiglia riunita attorno al tavolo davanti a un invitante soufflé al formaggio e una bottiglia di rum di quelle buone per gli uomini. Manca solo Adeline. La nonna ormai passa la maggior parte del tempo a letto: quello stesso letto che è stato testimone di concepimenti, nascite e addii, e che ora sembra attendere un commiato. Difficile credere che la complicata trama tessuta da Adeline nelle stanze di Jalna possa squarciarsi. Ma una preoccupazione domina su tutte: a chi andrà l’eredità? Per tenere tutti in pugno, la furbissima nonna ha dichiarato che sarà destinata a una sola persona. Così, fra gelosie e sospetti reciproci, scatta la rincorsa all’ingente patrimonio: finirà forse nelle mani di Renny, per cui tutte le donne, nonna compresa, perdono la testa? O il fortunato sarà Nicholas, il più anziano, il figlio preferito? O l’adorabile piccolo Wakefield? Nel frattempo, il giovane Finch ha ben altro a cui pensare e coltiva in gran segreto la sua passione per le arti nell’attesa di entrare finalmente a far parte del gruppo degli uomini Whiteoak, mentre Renny non riesce a dimenticare l’affascinante Alayne, che tornerà a rimescolare le carte.

LA MIA OPINIONE

Da quando abbiamo lasciato Jalna, con l’anziana Adeline che aveva appena compiuto cento anni, è passato un anno. Un anno in cui molte cose sono cambiate: Eden è scappato e nessuno, ancora adesso, sa dove sia; Piers e Pheasant hanno avuto un bambino; Alayne è tornata a New York e ha ripreso la sua vita di prima; Finch continua ad amare la musica, ma sperimenta anche il teatro – nonostante il parere contrario dei suoi fratelli – e, spesso, è costretto a fare le cose di nascosto, sfidando il pericolo, per poter stare bene con sé stesso. Tra la vita che va avanti e i cambiamenti inevitabili di alcuni personaggi, ce n’è uno che – però – è rimasto sempre lo stesso: Adeline. Nonostante la veneranda età, nonostante passi il suo tempo – per la maggior parte – a letto, riesce a mantenere viva la vita dei suoi familiari.

In quel talamo erano stati concepiti e partoriti Augusta, Nicholas, Ernest e Philip, il padre defunto di quei ragazzi turbolenti. Lì era morto suo marito, il Capitano Philip. Quanti brividi, dolori, estasi, perversità e sogni aveva conosciuto quel letto! E ora l’anziana donna ci trascorreva gran parte delle sue giornate.

Viva e in sospeso. Data l’età, è normale pensare a ciò che accadrà quando lei non ci sarà più, a chi andrà l’eredità. Lei ha annunciato che sarà solo una persona a beneficiarne.

Le era bastato far sapere far sapere che il testamento riguardava un membro solo della famiglia. Ecco come, anno dopo anno, aveva conservato molto l’ascendente su tutti loro. Tenendoli in sospeso.

Dopo questa notizia, tra di loro iniziano a guardarsi con sospetto. O meglio, quelli più interessati alla successione, guardano gli altri con circospezione. Ma oltre all’eredità, ci saranno altri eventi che scombussoleranno la vita degli abitanti di Jalna, tra cui il ritorno di Eden e Alayne.

Il gioco della vita è il secondo romanzo della saga con protagonista la famiglia Whiteoak, iniziata con Jalna. Ho ritrovato l’ironia, il coinvolgimento, il trasporto del suo predecessore; lo stile della scrittrice è autentico e capace di farmi innamorare ogni volta.
Ho apprezzato moltissimo il fatto di aver dato più spazio a Finch, quel fratello che tutti sottovalutano, che tutti prendono in giro (persino Wakefield, il piccolo di casa), che tutti trattano male e fanno sentire inadeguato. La sua bontà e la sua semplicità sono le cose che più mi hanno fatto amare il suo personaggio. La sua crescita, poi, è evidente e tangibile. Credo sia il personaggio con cui ho più empatizzato, in questo romanzo. Al contrario di lui, troviamo anche coloro che non sono cambiati affatto, che non sono migliorati, che continuano a credersi superiori, più intelligenti, più adeguati.

Tutto, però, si rimescolerà, tenendo nuovamente il lettore sulle spine, facendogli bramare la lettura di un nuovo capitolo; tenendolo con i dubbi, le congetture, i programmi; facendolo fantasticare con la mente. Mente che torna sempre a Jalna: lei, così protagonista, così viva, reale, importante; lei, la casa a cui sentiamo di appartenere, dove vorremmo rifugiarci. La sento davvero come fosse la mia seconda casa e i Whiteoak come fossero la mia seconda famiglia. Come già immaginavo, ho lasciato un altro pezzetto del mio cuore lì, tra quelle mura e sono certa che questa saga lo conquisterà tutto.

Gifted by Fazi Editore

LA SAGA:

  1. Jalna
  2.  Il gioco della vita

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