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[RECENSIONE] L’imperfezione delle madri di Marida Lombardo Pijola

[RECENSIONE] L’imperfezione delle madri di Marida Lombardo Pijola

Perché nella vita si cambia, A. pensa che il cambiamento sia inevitabile come il respiro, senza respiro e senza cambiamento puoi morire.
Perché nella vita arriva sempre un tempo nuovo, un tempo regalato dalla buona sorte, un tempo fatto apposta per ricominciare.

 Marida Lombardo Pijola | L’imperfezione delle madri | La nave di Teseo | 
€ 18,00 | Pag. 302

Agata, Angela, Azzurra: nonna, figlia e nipote. Tre donne molto diverse eppure profondamente legate da vincoli e affinità che loro stesse stentano a riconoscere. Deluse, a volte frustrate ma mai arrese, lottano contro pene e fantasmi d’amore in una battaglia che le accomuna anche se su fronti solitari. Agata, la nonna, che dopo il fallimento del suo matrimonio ha avuto un crollo psicologico; Angela, figlia e madre a sua volta, che ha alle spalle una relazione finita e un presente fatto di incontri con sconosciuti online e di una relazione – elettrizzante quanto oscura – con l’ambiguo Piero; infine la più giovane, Azzurra, bellissima e irruenta, egoista e fragile, figlia e nipote, il cui rapporto con Massi naufraga di fronte a impegni e responsabilità mentre l’amica di sempre, Gioia, la sostiene ogni giorno. I destini di queste donne, così autonomi e così profondamente intrecciati anche da alcuni segreti sorprendenti i cui fili si srotolano lungo l’arco di tre generazioni, potranno cambiare solo ricomponendo, come in un mosaico inatteso, i pezzi delle loro vite, quei fili sotterranei che le legano oltre ai più apparenti vincoli famigliari.

LA MIA OPINIONE

Tre generazioni. Tre donne. Agata, Angela e Azzurra: rispettivamente nonna, madre e figlia. Tre donne legate non solo dal sangue, non solo dalle iniziali del nome, ma dalle vicissitudini che spaziano e si ripetono per tantissimi anni.

I nomi femminili, nella famiglia di sua madre, cominciano tutti per “a”, perché la prima lettera dell’alfabeto è un inizio, le ha spiegato Agata. Nomi augurali, una promessa che poi la vita non riusciva a mantenere quasi mai.

Agata, dopo il fallimento del proprio matrimonio, dopo aver visto suo marito scegliere un’altra donna, ha un crollo psicologico, a cui segue un ricovero in una clinica. Angela ha solo dodici anni, quando da un giorno all’altro non vede più sua madre, quando le dicono che è andata a prendere lezioni di felicità per poi insegnarla anche a lei. Agata, in questo tempo in cui l’assenza di sua madre è pesante, tangibile, ha imparato a gestirsi da sola, a darsi degli ordini e a rispettarli. Non fa domande, nasconde le sue emozioni, diventa astuta.
Angela che, ora, è madre a sua volta, che è incastrata in un matrimonio privo di complicità, privo di qualsiasi tipo di comunicazione. Per provare a tornare viva, si iscrive a un sito d’incontri. Dopo vari personaggi strambi e dai nickname più improbabili, conosce un uomo ed è subito un colpo di fulmine. Di lui, non conosce nulla, neanche le cose basilari: sa solo che si chiama Piero, che vuole improntare la loro relazione sul mistero e che – quindi – sono bandite domande di qualsiasi tipo. Si innamora, torna a essere un’adolescente alle prese con la prima cotta.
In casa, però, le cose non migliorano. Oltre a non aver nessun dialogo con suo marito, non riesce a stabilire un rapporto neanche con sua figlia, Azzurra. Azzurra è una ragazza di venticinque anni, immatura, che adotta spesso un comportamento infantile. Intrattiene una relazione con Massy, ma è insoddisfatta e critica. Per un gioco, per una serata goliardica, la sua vita si stravolge e la mette davanti alle sue responsabilità. Responsabilità che la faranno maturare, cambiare, che le danno la possibilità di vedere un futuro dove prima riusciva a scorgere solo buio.

Ecco come ti arrivano addosso i cambiamenti, da una mobilità imprevista degli eventi, da una scoperta, da un sentimento nuovo, da una rabbia, da un disprezzo, da una delusione.

Quando Agata viene colta da un ictus e viene ricoverata in una clinica, viene consigliato a sua figlia di cercare qualcosa che possa farle rivivere i suoi ricordi, che possa farla sentire a casa anche lì. È così che Angela trova un diario che sua madre ha scritto durante il ricovero di tanti anni prima. Tramite questo diario, conosciamo particolari delicati dell’infanzia vissuta da Agata, conosciamo il suo dolore, la sua storia, il suo percorso nella clinica. Assistiamo a una ripresa che sembra andare sempre a migliorare e che cesserà all’improvviso, dopo l’ennesimo sgambetto che la vita le riserva. Ed è proprio tramite questi scritti, questi sfoghi, queste confessioni, confidenze che Angela fa una scoperta raccapricciante, subdola.

L’imperfezione delle madri non è solo un romanzo in cui si parla di famiglia e di legami. C’è molto altro: si parla di debolezza, di mal di vivere, di dolore, di separazione, buio, depressione, lontananza, paura, scelte sbagliare. Ma anche di cambiamento, crescita, consapevolezza, speranza, rinascita, vita. Qui, di vita, ce n’è tanta.
Ho trovato l’inizio un po’ lento, mi ha trasmesso sensazioni strane e non sempre sono riuscita ad apprezzare le tre protagoniste. Con lo scorrere della storia, però, ho percepito un netto cambiamento, emozioni positive che si sprigionavano in me, spazzando via quelle negative, trasmettendomi serenità, strappandomi sorrisi.
Il viaggio interiore che fanno le tre donne è lungo, tortuoso, faticoso, ma riesce a ripagarle di tutta la fatica, donandomi un sospiro di sollievo al pensiero che un futuro, sicuramente più roseo e tranquillo, le avrebbe attese. C’è un filo che le lega, c’è un ripetersi degli eventi, dei pensieri che, inizialmente, da l’impressione di reiterazione forzata, ma che – invece – ci esprime in modo chiaro, limpido, la loro simbiosi, il loro inevitabile attaccamento.

Un romanzo pieno di parole, frasi importanti, che ho sentito, che ho fatto mie. Uno di quei libri che si è fatto spazio in me delicatamente, senza strafare, ma con la calma giusta per poterlo apprezzare come merita. Uno di quei libri su cui devo riflettere, incastrare i pezzi, unirli, per poi sentire ciò che mi ha lasciato veramente. E io l’ho apprezzato proprio per questo: mi ha fatto provare sensazioni diverse, facendomi passare dall’angoscia alla serenità; mi ha fatto cambiare idea spesso; e – soprattutto – mi ha sorpresa. Una sorpresa arrivata nel momento in cui credevo di avere un’opinione abbastanza precisa. Una sorpresa inaspettata.

La famiglia è la cosa più importante. Non è un dato di natura, servono fantasia, energia, pazienza, amore, ostinazione. Serve follia.

Gifted by La nave di Teseo

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