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[RECENSIONE] Signorina di Chiara Sfregola

[RECENSIONE] Signorina di Chiara Sfregola

Sono pensieri, di chi per status si sente in difetto: sono pensieri di chi fa parte di una minoranza.
Fare parte di una minoranza vuol dire fare i conti con la possibilità di una persecuzione: un’eventualità che suggerisce di avere sempre in mente un piano B per tirarsi fuori dai guai.

 Chiara Sfregola | Signorina - Memorie di una ragazza sposata | 
Fandango Libri | € 16,00 | Pag. 220

Dall’11 maggio 2016 le unioni civili sono legge. E se sul matrimonio è stato scritto molto e sulle donne altrettanto, sulle donne che hanno deciso di sposarsi fra loro si sa molto meno. A riempire con la sua intelligenza questo vuoto, arriva Chiara Sfregola che, a partire dalla sua esperienza di lesbica, di femminista e di moglie, racconta con un passo a metà tra saggistica e memoir cosa è stato storicamente e cosa sta diventando, oggi, il matrimonio. Una volta pronunciato il fatidico sì molte persone, anche di destra, anche persone che sono sempre state contrarie all’adozione da parte delle coppie gay, hanno iniziato a chiederle quando aveva intenzione di fare figli. Altre persone, lesbiche incluse, hanno chiesto dell’abito: chi indosserà quello bianco? (che è la versione politically correct del “chi fa l’uomo?”). Alcune femministe l’hanno guardata male: tu quoque, ossequi l’istituzione antiquata e collabori col patriarcato? La sfida di questo libro è rispondere a queste e a molte altre domande. Per esempio: se il matrimonio nasce come istituzione che limita la libertà delle mogli, qual è il senso del matrimonio fra due donne? Come si può reinventare, fra pari, quello che è sempre stato, storicamente, un rapporto di sottomissione? Se non vuoi avere dei figli, cosa ti sposi a fare? Che succede ora che una femminista può sposare una sua “collega”? La risposta possibile è una: succede che il matrimonio va a un corso di aggiornamento. Perché se le donne cambiano, anche il matrimonio deve cambiare. Una lettura indispensabile per capire i nuovi modelli di famiglia e inventarne di nuovi.

LA MIA OPINIONE

Dall’11 maggio 2016 le unioni civili sono legge e Chiara Sfregola, partendo dalla propria esperienza di donna sposata con un’altra donna, ci fa un’ampia descrizione del matrimonio, di ciò che era e di ciò che sta diventando. Si addentra e si sofferma anche su altre tematiche: dalla considerazione generale della donna nella società al femminismo, dalla differenza salariale tra uomo e donna alla comunità LGBTQI+.

La donna appartiene sempre a un uomo e mai a sé stessa.

È così che Chiara ci da il benvenuto all’interno del suo libro. Ma cosa intende con questa affermazione?
Quando, ad esempio, si riempiono dei moduli, per la donna ci sono a disposizione due caselle: Sig.ra e Sig.na. La prima sta a specificare che appartiene a qualcuno (e con qualcuno si sottintende sempre un uomo); la seconda, invece, indica una ragazza in attesa di ricollocazione. E questa ricollocazione è, ovviamente, il matrimonio.
Un tempo, il ruolo della donna al suo interno, era esclusivamente quello di procreare (e anche l’unica possibilità di fare sesso, accettata dalla società), badare alla casa (passando facilmente e velocemente da donna padrona della casa, a casa padrona della donna). Ed era la sua unica speranza di trovare un lavoro. In sintesi, il matrimonio rendeva la donna sottomessa all’uomo.

[…] Storicamente il matrimonio si reggeva su quattro pilastri molto precisi: quello sociale, quello economico, quello sessuale e quello riproduttivo.
È nato per dare un collocamento alle donne, ma oggi le figlie femmine non sposate non le rinchiudono in un convento.
Era praticamente l’ unico impiego cui le donne potevano ambire, ma oggi le donne per fortuna lavorano.
Era l’unico modo legale (sempre per le donne) per fare sesso, ma oggi tutto vogliamo tranne che una sposa o uno sposo vergine.
Sanciva la legittimità della prole, ma oggi un bambino su tre nasce fuori dal matrimonio.
Con l’emancipazione della donna sono caduti tutti i presupposti fondamentali del matrimonio, ecco perché è diventata una pratica in disuso.

Essendo il matrimonio un’istituzione patriarcale, che – a prescindere dal sesso di chi lo abita, riduce la donna in schiavitù – quello tra Chiara e Viola non viene ben visto da molte persone, per lo più lesbiche e femministe. Tanto che non riescono dire la parola moglie, ma si limitano a compagna. Forse proprio per la sottomissione della donna che rappresenta o forse perché si ha l’impressione che un matrimonio tra due donne non possa essere egualitario. Infatti, le unioni civili tra due donne sono meno della metà di quelle tra due uomini.
Nonostante questo, però, la fatidica domanda sui figli non viene mai risparmiata. Una domanda delicata, personale: per le coppie dello stesso sesso, infatti, un figlio è una scelta e neanche facile. E, anche se dovessero averne uno, non verrà riconosciuto come figlio di entrambe, o – almeno – non così facilmente.
Negli ultimi anni, anche se il movimento LGBTQI+ si sta battendo per il diritto ad avere figli, in Italia continua a non essere possibile: non possono adottare e non possono ricorrere alla riproduzione assistita.

Eppure, modificare la legge delle unioni civili ed equipararla definitivamente al matrimonio, potrebbe portare anche a un altro vantaggio, di cui beneficerebbero anche le coppie etero.

Ma prima di tutto ciò cosa succedeva?
Tantissimi anni fa, la sessualità femminile non veniva presa in considerazione mentre gli uomini, durante il periodo fascista, se dimostravano di avere comportamenti omosessuali, venivano spediti al confine con qualche scusa. Le donne semplicemente venivano divise in due categorie: le brave madri di famiglia e le pazze. A quest’ultime, queste signorine, venivano praticati dei trattamenti psichiatrici. I nazisti, poi, affibbiavano ai gay il triangolo rosa e alle lesbiche quello nero dei pazzi, dei dissidenti politici. Durante questo periodo nero della storia, ci fu anche il loro sterminio, definito – appunto – omocausto.
Negli anni ’70, comunque, l’omosessualità continuava a essere considerata una malattia, e – solo nel 1990 – l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha finalmente deciso di eliminarla dalla classificazione delle malattie mentali.

Di questo libro ci sarebbe da parlarne per ore, ma la cosa più giusta da fare è leggerlo. Leggerlo perché Chiara Sfregola ci racconta e analizza tematiche importanti con ironia, con freschezza, strappando sorrisi e facendo riflettere.
Spazia tantissimo negli argomenti, torna indietro negli anni, ci mostra come si stia trasformando il matrimonio e – quindi – come si sia arrivati a ciò. Parla dell’età della donna che non è mai quella giusta; del continuo ridimensionamento a cui sono soggette; della sostanziosa differenza salariale tra la donna e l’uomo – anche se i due hanno lo stesso titolo e lo stesso livello lavorativo; della differenza tra la maternità e la paternità (come se il padre fosse considerato meno della madre); del femminismo, che dovrebbe essere la normalità e non destare scalpore; del tradimento, delle coppie aperte e di quelle monogame.
Signorina è un testo scorrevole, interessante, importante. E in questi anni, libri come questo sono davvero indispensabili. Per conoscere, capire, comprendere; per cambiare le cose, per migliorarle. Per far sì che non esistano più minoranze, non esistano più differenze, non siano più importanti gli stati civili per poter classificare una persona. E per ricordarci sempre che l’amore è amore. Sia esso tra un uomo e una donna, tra un uomo e un altro uomo, tra una donna e un’altra donna. Che il matrimonio, la famiglia non sono solo quelli tradizionali. La famiglia è quella in cui c’è l’amore. Perché l’amore è l’unica cosa importante per crearne una, e deve essere l’unico motivo per sposarsi.

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