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[RECENSIONE] Caccia all’omo – Viaggio nel paese dell’omofobia di Simone Alliva

[RECENSIONE] Caccia all’omo – Viaggio nel paese dell’omofobia di Simone Alliva

La nuova paura, quella che contagia i giorni, i pensieri, è, credo, mi pare, la paura dell’altro. La paura dello specchio. Ti guardi negli occhi degli altri, vedi un coraggio che non hai. Lo trasformi in rabbia, odio, risentimento. Ci odiano perché siamo liberi.

 Simone Alliva | Caccia all'omo - Viaggio nel paese dell'omofobia | 
Fandango Libri | € 16,00 | Pag. 206

A Torino un ragazzo gay viene picchiato dai vicini di casa, è una spedizione punitiva: “Sei gay, ti uccidiamo”. Intanto la Capitale brucia: con un pugno sferrato in pieno volto muore Umberto Ranieri l’artista 53enne di origini abruzzesi, noto col nome d’arte di Nniet Brovdi. A Cagliari un gruppo di ragazzi insulta e aggredisce un 17enne e una sua amica, “frocio di merda” e giù botte. Il pestaggio viene filmato e caricato online, per divertimento.
A Domodossola, una ragazza è obbligataa 15 anni ad avviare un percorso di teorieriparative: è lesbica dunque malata, per i genitoriva curata. Le cronache delle aggressioni a gay, lesbiche e trans raccontano di un paese intossicato dall’odio. Soprattutto dopo le ultime elezioni politiche, quelle dell’Italia del cambiamento.
Quelle del “prima gli italiani”. Con le elezioni del 4 marzo 2018 le lancette della vita civile nel nostro paese hanno cominciato a girare al contrario e non si sono più fermate: l’Italia si è consegnata nelle mani di chi prometteva di abolire le unioni civili, di cacciare il “gender” dalle scuole, di curare gli omosessuali, in ogni modo. E da allora i casi di aggressioni, minacce, bullismo sono diventati sempre più frequenti, nell’indifferenza generale. Come se il vaso di Pandora fosse stato scoperchiato. Simone Alliva ha viaggiato da Nord a Sud per raccogliere le storie di chi ha provato e prova sulla propria pelle gli effetti di un continuo incitamento all’odio, della continua negazione della propria esistenza. Un’inchiesta accurata, la prima nel suo genere, con numeri alla mano e l’analisi approfondita delle ragioni e delle conseguenze di un tale inasprimento dei toni del dibattito, che ci consegna un importante monito: si è aperta la caccia ai “diversi”, e quando le mani sono armate nessuno può considerarsi al sicuro. Ottima inchiesta che indaga la violenza omotransfobica in Italia.

LA MIA OPINIONE

I casi di omofobia in Italia sono aumentati: da 109 del 2016 a 212 + 2 morti nel 2019. Inizialmente, appena le unioni civili sono diventate legge, ogni singolo episodio di omofobia veniva denunciato. Ora, invece, ci si chiede se sia il caso di farlo perché, spesso, per le vittime significa dichiarare quello che hanno sempre cercato di nascondere, per paura. Significa uscire allo scoperto. E uscire allo scoperto significa diventare un capro espiatorio.

L’educazione è sicuramente uno dei problemi: l’omofobia e la transfobia cozzano con le immagini stereotipiche che la società vuole imporre del maschile e del femminile; stridono con le idee che ci vengono inculcate circa il ruolo dell’uomo e della donna.

L’omofobia è una fiamma che si muove nelle nuove generazioni e trova legittimazione negli adulti. Una staffetta con passaggio di testimone. Una coscrizione obbligatoria di padri e figli. Una prova di virilità contro l’omosessuale. Due eserciti che si affrontano.

Spesso i primi problemi nascono proprio in famiglia, dove coloro che dichiarano la propria sessualità vengono minacciati, rinchiusi, percossi, umiliati, sottoposti a terapie riparative, da chi – invece – dovrebbe aiutarli, tranquillizzarli, farli sentire bene, proteggerli.
C’è chi trova rifugio nei social, correndo il rischio di venire offeso, insultato, minacciato. E chi subisce queste cose, spesso non denuncia perché consapevole che rischia di cadere nel vuoto. Infatti, per quanto insultare e minacciare sul web sia considerato un reato, di fatto non è punibile.
Gli attacchi, però, non avvengono solo online, ma anche nella vita reale: camminare per strada è diventato un problema sempre più grande perché si viene subito presi di mira; a scuola si è soggetti a bullismo. Quest’ultima poi viene costantemente tenuta sotto controllo. Si ha paura che si insegni l’uguaglianza, che si insegni la libertà di parola e di pensiero, che si insegni a non vergognarsi e a non avere paura della propria sessualità. Molte scuole vengono segnalare per sospetta ideologia gender.

Ad alimentare tutto questo odio c’è anche la politica: con i loro atteggiamenti, le loro parole, i loro slogan, armano e legittimano gli omofobi. Eppure c’è chi ne è affascinato. Molti gay votano Lega e frequentano Casa Pound, dando loro così un alibi. Dichiarano, in questo modo, che il lavoro è più importante dei diritti, che questi ultimi possono tranquillamente aspettare. Che non se ne fanno nulla di una legge per le unioni civili se non hanno una posizione lavorativa sicura.

“La politica. Le responsabilità della politica. La risposta all’odio gira tutto intorno a questo. A chi arma di più gli odiatori, a chi offre loro gli strumenti per la caccia. E sul banco degli imputati da sempre c’è quello che un tempo era il centro-destra che oggi è solo destra.”

Le lesbiche, poi, vengono continuamente svalutate dalla società. Per essa, la sessualità delle donne non esiste e, quindi, di conseguenza, le donne sono solo in attesa di incontrare l’uomo giusto.
Probabilmente, proprio per questo, le lesbiche vengono prese di mira molto meno dei gay. Se per quest’ultimi andare in giro mano nella mano è pericoloso, perché diventano facilmente dei bersagli, per le prime questo non avviene. La loro affettività viene quasi sempre scambiata per amicizia. È altrettanto vero, purtroppo, che le lesbiche dichiarate (molte) sono vittime di stupro. Gli uomini si sentono in dovere di fargli capire qual è il loro posto nella società. Una ragazza di Palermo, ad esempio, quando i suoi genitori hanno scoperto il suo orientamento sessuale, ha subìto percosse e uno stupro da parte del padre. Per punizione.

Simone Alliva, giornalista de L’Espresso, ha svolto questa inchiesta, la prima, sulla violenza omotransfobica in Italia. Viaggiando da Nord a Sud, traccia una sorta di itinerario dove ogni singola città è spettatrice di questa violenza atroce. Lo fa raccontandoci anche le sue esperienze personali, il pestaggio subìto, le offese ricevute dai colleghi. Traccia e ci mostra un’Italia in cui l’omotransfobia è – purtroppo – ben radicata. Un’Italia in cui le persone si arrogano il diritto di decidere per gli altri, di attuare una vera e propria caccia ai danni di coloro che ritengono esseri inferiori, feccia. Un’Italia che sembra tornare sempre più indietro. Un’Italia che fa paura, che indigna, che fa vergognare. Un’Italia in cui si ha la libertà di mettere al bando i libri gender, così considerati perché insegnano l’uguaglianza e il rispetto. Un’Italia in cui l’omofobia viene accentuata anche da un errato linguaggio, da immagini distorte create da stampa e media. Un’Italia costellata da persone ignoranti, che hanno bisogno di informarsi, evolversi. Solo con la cultura, la scienza, il diritto e l’informazione si può sconfiggere questa piaga.

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