[RECENSIONE] Il corpo è una chimera di Wendy Delorme

[RECENSIONE] Il corpo è una chimera di Wendy Delorme

Il corpo è una chimera. Una bolla di sapone, un involucro di carne. Quando è la carne a essere straziata, la ferita può guarire, ma un’anima sofferente può rimanerlo per sempre.

 Wendy Delorme | Il corpo è una chimera | Fandango Libri | 
€ 18,00 | Pag. 220

Il corpo è una chimera è un romanzo corale: sette personaggi in cerca di loro stessi ragionano sull’amore, il desiderio, la maternità, la famiglia. Nel Prologo la morte inspiegabile di una donna: lacrime e corone di edera e rose. Il sipario svela a poco a poco tutti gli attori che entrano in scena: Philippe che piange Isabelle; l’ha persa, nonostante il suo amore fosse assoluta adorazione. Marion, la figlia, che vive con Elise e i loro tre figli: l’amore che la lega a loro è totale, ha accettato tutti i sacrifici che hanno dovuto fare per poter diventare la famiglia che sono e ha imparato ad amare anche il suo corpo che si è disfatto con il peso delle gravidanze, della fatica, dell’età. Camille è un’utopista che vuole cambiare il mondo lavorando per i migranti a Calais, ma non può. La sua compagna Ashanta è immigrata e combatte quotidianamente contro il pregiudizio della gente. Maya è una prostituta che un giorno incontra un cliente diverso da tutti gli altri, il Signor R., dolce, introverso, delicato, che le fa indossare non una guêpière ma un abito innocente di cotone blu chiaro, e poi mentre lei si gira per cercare la borsa dove teneva le forcine, lo vede seduto sulla sedia, con le spalle ricurve, i pugni serrati, piangere in silenzio; Jo ha voluto entrare nella polizia contro il parere di tutti e nasconde un animo delicato sotto l’apparente durezza. Il corpo è una chimera è una fisiologia del mondo contemporaneo, un romanzo di una verità sconvolgente, che insidia gli stereotipi, le passioni, la sessualità, le parentele e la coppia.

LA MIA OPINIONE

Sette sono i personaggi di questo romanzo corale: Isabelle, Philippe, Marion, Ashanta, Camille, Maya e Jo.
Isabelle è la ex moglie di Philippe: lo ha sposato perché gentile, modesto, ma non è mai stata attratta da lui. Quando lo lascia per un nuovo amore, uno di quelli che ti fanno perdere la testa, gli crolla il mondo addosso. È diventato un uomo solo, da cui si è allontanata anche la figlia. Marion, la figlia – appunto – di Isabelle e Philippe, quando si è confidata con lui circa la sua sessualità, ha percepito subito la vergogna nascere in suo padre. Da quel giorno, il loro rapporto si è annullato e non lo ha più chiamato papà. Marion ha tre figlie con Élise e si chiede spesso, sorridendo tra sé, se quelle persone che la guardano intenerite mentre è in giro con la figlia, continuerebbero a farlo, se sapessero che è nata grazie all’inseminazione artificiale, in Belgio, per scelta sua e della donna con cui condivide la vita.
Le vite di questi tre personaggi si intrecciano con quelle di Ashanta, Camille, Jo e Maya.
Ashanta è un’immigrata che ogni giorno combatte con i pregiudizi della gente. Che spesso viene fermata per dei controlli sui documenti e si chiede, sempre più di frequente, perché quei controlli non li subisca mai una donna bianca. È sposata con Camille, una documentarista che decide di partire per Calais, per testimoniare la vita dei migranti. Lei, nella sua vita, vuole aiutare le persone in difficoltà, indifese, quelle che non hanno voce e quelle che, se ce l’hanno, non vengono ascoltate. Le donne private di tutto. Ciò che accadrà, la farà diventare una di quelle persone. Diventerà un’altra che è stata archiviata.
Chi sono le donne che sono state archiviate? Sono quelle che si recano in commissariato a sporgere denuncia per molestie o stupri e vengono colpevolizzate. In fondo, se sei andata in camera di un amico, eri consenziente. Non importa che tu non fossi pienamente cosciente. Non importa che, con le poche forze rimaste, tu ti sia opposta. In fondo, se ti vesti con jeans strappati e l’ombelico di fuori, sei tu che hai provocato. Da vittima a colpevole. La denuncia viene archiviata e nessuno paga per il male fatto.
Lo sa bene Jo, un poliziotto che, allertato dalle tante denunce archiviate, scopre che questo meccanismo vomitevole viene adottato nel commissariato in cui lavora. Le donne archiviate sono molte. Troppe.
Infine, c’è Maya, una escort che, tra i suoi abituali clienti, ha un uomo completamente diverso dagli altri. A lui, il Signor R., non importa il sesso. Vuole solo vederla vestita con alcuni abiti che sceglie di farle indossare. La ammira, la guarda, ma non la tocca. Lui, che poi si rivelerà anche essere un bravo amico.

Le vite di questi sette personaggi sono legate da parentele, amicizie, modeste conoscenze o, semplicemente, il loro cammino si è incrociato nel momento giusto. Ognuno di loro lascia qualcosa al lettore che li conosce. Quelli che sono entrati nel mio cuore sono assolutamente Camille e Jo.

Parlare di questo libro è davvero complicato. Non perché sia complesso, difficile da capire, ma perché tratta temi delicati e importanti. È difficile perché è un libro denso che fa arrabbiare, fa indignare, fa dispiacere, fa provare tenerezza, compassione e, a tratti, è doloroso, molto doloroso.
Ne Il corpo è una chimera si avrà, inizialmente, la sensazione che ogni storia sia sconnessa, fino a quando – invece – ogni pezzo torna al suo posto, chiarendo al lettore molte cose. È proprio in quel momento, in quel preciso istante, quando si inizierà a capire qualche connessione, che non si potrà fare a meno di continuare la lettura e scoprire i dettagli che caratterizzano le varie vicende.
Wendy Delorme ci parla di amore, famiglia, solitudine, sessualità, femminilità, diritti civili, violenza, stupro, episodi razziali, pregiudizi, e lo fa con uno stile chiaro e semplice che ci coinvolgerà, facendoci provare tante sensazioni diverse, facendoci capire anche quanto alcuni atteggiamenti, che consideriamo normali, in realtà non lo siano affatto.

Quasi tutte le donne conoscono nel corso della loro vita almeno un episodio di molestia, palpeggiamento o aggressione verbale a carattere sessuale. Jo ne constata gli effetti anche solo percorrendo i corridoi della metro, quel modo che hanno di abbassare lo sguardo se sono sole, non appena vedono un gruppo di uomini. Chiudere bene le ginocchia, quando, proprio di fianco a loro, un tizio apre le gambe fino a toccarle. La maniera discreta di ritirare il sedere quando qualche tizio le sfiora da dietro in un vagone gremito. Jo vede la costante angoscia, i loro timori soffocati, la fatica a rientrare da sole, di dispiacere ai colleghi, di osare dire anche quando i limiti sono già superati.

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