[RECENSIONE] Eredità di Vigdis Hjorth

[RECENSIONE] Eredità di Vigdis Hjorth

È così che si rielaborano gli avvenimenti drammatici, continuando a ripeterli.

 Vigdis Hjorth | Eredità | Fazi Editore | € 18,50 | Pag. 373

Tutto comincia con un testamento. Al momento di spartire l’eredità fra i quattro figli, una coppia di anziani decide di lasciare le due case al mare alle due figlie minori, mentre Bård e Bergljot, il fratello e la sorella maggiori, vengono tagliati fuori. Se Bård vive questo gesto come un’ultima ingiustizia, Bergljot aveva già messo una croce sull’idea di una possibile eredità, avendo troncato i rapporti con la famiglia ventitré anni prima. Cosa spinge una donna a una scelta così crudele? Bård e Bergljot non hanno avuto la stessa infanzia delle loro sorelle. Bård e Bergljot condividono il più doloroso dei segreti. Il confronto attorno alla divisione dell’eredità sarà l’occasione per rompere il silenzio, per raccontare la storia che i familiari per anni hanno rifiutato di sentire. Per dividere con loro l’eredità – o il fardello – che hanno ricevuto dalla famiglia. Per dire l’indicibile.

LA MIA OPINIONE

Un’eredità non divisa in modo equo tra quattro fratelli riporta a galla un passato doloroso, vecchi rancori, vecchie ferite mai sanate che ancora pulsano e fanno male, vecchi traumi.
Due genitori hanno deciso di intestare ad Astrid e Åsa, le figlie minori, le due case a picco sul mare e di riservare a Bård e Bergljot una somma molto più bassa del loro valore reale. Se Bergljot non si aspettava nulla, in quanto aveva interrotto i rapporti con i suoi genitori ventitré anni prima, Båard lo prende come un affrontro, un ennesimo torto da parte dei suoi genitori.
Nonostante Bergljot voglia restarne fuori, viene inevitabilmente coinvolta in questa situazione. Capisce allora che è arrivato il momento di rompere il silenzio che, nella sua vita, le è sempre stato imposto. È arrivata l’ora di far sentire la sua voce, di gridare la sua verità. E ora sua madre e le sue sorelle dovranno obbligatoriamente ascoltarla.

Eredità è un romanzo drammatico, un flusso di coscienza devastante che riporta a galla un dolore mai realmente sopito, un trauma non ancora ben elaborato, un rifiuto costante e distruttivo, un silenzio opprimente, un’indifferenza spietata e feroce.
Vigdis Hjorth fa un’attentissima e approfondita analisi psicologica dei personaggi, tracciando una storia che viene fuori, piano piano, in tutta la sua crudeltà. Una storia che fa arrabbiare, che fa chiudere lo stomaco, che fa pensare a quanto – spesso – proprio chi dovrebbe ascoltarci è colui che – per primo – ci accusa, ci rifiuta, ci fa sentire sbagliati, ci fa sentire bugiardi. Ed è proprio quello che è successo a Bergljot: nessuno le ha mai chiesto cosa fosse successo realmente, cosa l’abbia spinta a tagliare ogni tipo di rapporto con i suoi genitori, come stia, quale sia la sua verità, comportandosi come se nulla fosse mai successo, come se non fosse mai avvenuto nulla che abbia dato un taglio netto, facendola sentire sbagliata e bugiarda.
Lei prende consapevolezza della storia lentamente. Ricostruisce il suo trauma un pezzetto alla volta, attraverso una parte onirica disturbante, attraverso dei pensieri fissi, ripetuti, ridondanti, facendo un lavoro psicologico su se stessa pesante e tormentoso.
Il personaggio di Astrid è quello che ho trovato più fastidioso e invadente. Ambigua nelle sue scelte, nelle sue azioni, nelle sue parole. Mi è piaciuto molto, invece, quello di Bård: è l’unico che comprende Bergljot, che sa cosa abbia passato, cosa significhi essere trattati in modo sufficiente dai suoi genitori. Astrid e Åsa hanno avuto invece un’infanzia tranquilla, serena, pacifica e non riescono in nessun modo a empatizzare con i due fratelli maggiori.

Una storia cruda che sembra non essere destinata a terminare, un finale che mi ha fatto pensare per giorni al destino della protagonista.
Un libro probabilmente non per tutti, perché va letto con sensibilità, lasciandosi trasportare dal flusso di pensieri di Bergljot. Accoglierli, per quanto difficili. Proteggerli, per quanto dolorosi. Urlarli, per quanto devastanti.

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