[RECENSIONE] Il grande me di Anna Giurickovic Dato

[RECENSIONE] Il grande me di Anna Giurickovic Dato

Eravamo d’accordo sul fingere, tutti lo sapevamo, persino papà aveva ben chiaro in mente che, dal giorno della diagnosi, avremmo portato avanti una difficile recita perché, nonostante sia una parca consolazione, anche fingere può dare l’illusione di essere felici per davvero.

 Anna Giurickovic Dato | Il grande me | Fazi Editore | € 18,00 | Pag. 228

Simone, davanti alla consapevolezza di una morte certa, viene raggiunto a Milano dai suoi tre figli, dopo molti anni di lontananza. È l’inizio di un periodo doloroso, ma per Carla si tratta anche dell’ultima occasione per recuperare del tempo con suo padre. Simone, angosciato dal pensiero di aver fallito e di non poter più cambiare il suo passato, ripercorre le tappe della propria eccentrica esistenza, vissuta con grande passione e voracità. Mentre la sua lucidità mentale vacilla sempre più, vuole usare il poco tempo che gli resta anche per rimediare a vecchi errori e confessa ai figli un segreto. In Carla e i suoi fratelli riaffiorano ricordi di anni lontani, i momenti dell’infanzia in cui la famiglia era ancora unita e quelli legati alla separazione dei genitori, nel tentativo di ricostruire una verità dai contorni sempre più incerti. I ragazzi non possono far altro che assecondare il padre, tra realtà e delirio, mentre la malattia si dilata richiedendo sempre più attenzioni e occupando la totalità delle loro giornate. Inizia così una ricerca – anche interiore – dai risvolti inaspettati, che porterà Carla e la sua famiglia a scontrarsi con un’ulteriore dura realtà, oltre a quella della vita e della morte. Sarà un confronto necessario, che Carla ha cercato e allo stesso tempo sfuggito per anni, ma che ora dovrà affrontare con tutta la forza di cui è capace.

LA MIA OPINIONE

Questa è la storia di un uomo, di un padre, Simone, consapevole di avere ancora a disposizione pochi mesi di vita. È la storia di Carla, Mario e Laura – i figli – che lo raggiungono a Milano, per assisterlo.

A Simone è stato diagnosticato un tumore al pancreas e tutto quello che vuole è condividere gli ultimi momenti della sua vita con i suoi figli, quelli da cui si è dovuto separare, quando il matrimonio con la loro madre è terminato.
Attraverso la sua voce e quella di Carla, conosciamo il Simone appassionato di musica, il Simone testardo e battagliero, il Simone padre che poco si lasciava andare ai complimenti, ma che considera i suoi figli il suo orgoglio più grande, il Simone che non si arrende davanti alle difficoltà – finché un briciolo di forza rimane nel suo corpo -, che si mostra forte anche quando la paura gli attanaglia il cuore. Simone, che sente il bisogno di rivelare un segreto, ma che poi preferisce non andare a fondo. Fino in fondo, però, vogliono andarci i suoi figli, per cercare di regalargli un ultimo momento di gioia, per levargli di dosso quei sensi di colpa che lo brandiscono da tanti anni, per vederlo sorridere. Non sanno, però, che quel segreto sconvolgerà tutti loro.

Il grande me è un romanzo che fa male. Tanto. Un libro in cui assistiamo alla lenta decadenza di Simone, così forte, quando lo conosciamo, e così fragile, delicato, quando lo stiamo per lasciare. Presenziamo al progressivo avanzamento della malattia, vediamo ogni sua sfaccettatura, ogni dolore che provoca, ogni sorriso che fa ostentare, ogni lacrima che fa reprimere. Vediamo come la malattia sia in grado di far invertire i ruoli, facendo diventare di nuovo figlio, un padre di famiglia, e genitori improvvisati e obbligati – in un certo senso – i figli. Possiamo vedere, però, anche l’amore, la pazienza, la cura, fin nelle piccole cose. Nelle passeggiate a braccetto, nonostante una pausa ogni dieci metri; nell’imboccare il proprio padre per fargli mandare giù quel poco, un cucchiaio per ogni figlio; festeggiare ed essere felici se, un giorno, si mostra con più appetito del solito e si gusta un piatto come se fosse la prima volta che lo mangia; nel vedere insieme i cartoni animati perché i film commuovono troppo e ritrovarsi, alla fine, più commossi di quanto si pensasse; nell’ascoltare le storie, i ricordi, anche se sono aneddoti già conosciuti e ripetuti; nel sentirsi impotenti e provare una rabbia che, però, non può essere mostrata; nel mostrarsi sicuri, anche quando ti sta crollando tutto addosso, per non fare vedere la paura, il panico, il dolore. Rendersi conto che il momento sta arrivando, che quella persona che è davanti a te è solo lo spettro di ciò che era un tempo e reprimere un pianto disperato; fare promesse che poi si tenterà di mantenere con tutto lo sforzo possibile; rimanere inermi e immaginare delle domande, anche semplici, che arrivano troppo tardi e che – purtroppo – non avranno più risposta.

Anna Giurickovic Dato ha scritto, con uno stile incalzante e un ritmo serrato, una storia talmente tanto dolorosa da entrarti nel cuore, nelle ossa, in ogni millimetro del tuo corpo. Una storia che ti consuma e ti lascia svuotato. Un decadimento lento ma ben visibile che ti logora, ti annienta, e ti fa piangere lacrime amare. Si sa fin dall’inizio quale sarà la fine di questa storia, ma questo non ci esime dal lasciarci travolgere, sopraffare. Come una cosa che ti aspetti, ma a cui non sarai mai pronto.
Non si è mai pronti a perdere un proprio caro, un proprio genitore. Neanche quando quella morte è annunciata: sai che arriverà, ma non sai precisamente quando. Immedesimarsi è inevitabile. Far andare il pensiero a una persona per noi importate è inesorabile. Leggere questo romanzo, immaginandoci lei al posto di Simone, può essere deleterio, ma assolutamente impossibile da evitare. Probabilmente saranno pugni allo stomaco, ma ti faranno sentire vivo. Nonostante il dolore. Nonostante le lacrime. Nonostante il vuoto. Vivo, nonostante tutto.

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