[RECENSIONE] Perdersi di Elizabeth Jane Howard

[RECENSIONE] Perdersi di Elizabeth Jane Howard

Ricorda sempre che ciò che sai potrebbe non essere abbastanza.

 Elizabeth Jane Howard | Perdersi | Fazi Editore | € 20,00 | Pag. 417

Henry è un ultrasessantenne solo e piuttosto male in arnese, che vive sulla barca di una coppia di amici. La sua è stata un’esistenza sfortunata e apparentemente segnata dalla crudeltà delle donne. Lettore e pensatore, è un uomo privo di mezzi, ma non di fascino. Daisy è una drammaturga di successo, anche lei ha superato i sessant’anni e conduce una vita piuttosto solitaria in un piccolo cottage di campagna con giardino che ha da poco acquistato, dove contempla l’enorme vuoto affettivo che nessun uomo ormai riempirà più, nonostante una parte di lei continui a desiderare di essere amata ancora una volta. Quando Henry si offre come giardiniere, all’inizio Daisy è diffidente, ma poi gli consente di insinuarsi pian piano nella sua vita quotidiana: bisognosa com’è di affetto e attenzione, abbocca facilmente al suo amo. La tensione sessuale tra i due cresce in modo graduale, fino a che Daisy ne è obnubilata e non è più in grado di vedere Henry per quello che realmente è, nonostante i suoi amici e sua figlia, perplessi e sospettosi, continuino a metterla in guardia…
In questo nuovo romanzo l’autrice della saga dei Cazalet condivide, seppure in forma romanzata, un’esperienza tragica vissuta in prima persona; Elizabeth Jane Howard si mette a nudo e lo fa con una sincerità e un’umiltà davvero commoventi. Perdersi, ritratto magistrale di un plagio psicologico e scavo profondo dentro una mente malata, è una testimonianza preziosa e conferma, ancora una volta, il suo grande talento nel raccontare.

LA MIA OPINIONE

Daisy non sa a cosa sta andando incontro quando, per la prima volta, la sua vita incrocia quella di Henry.
Henry vive su una barca ormeggiata al porto, non di sua proprietà, ed è disoccupato. Daisy, invece, è una sceneggiatrice che ha deciso di acquistare un cottage con giardino in campagna. Le vite dei due si incrociano quando Henry si propone come giardiniere. Inizialmente lei è diffidente, ma sa che un aiuto le è proprio necessario per trasformare quel groviglio di rami ed erba incolta in un giardino vivibile.
Con questa scusa, lui si insinua piano piano nella sua vita, nella sua quotidianità. Nonostante qualcosa nel suo subconscio la tenga sempre all’erta, Daisy inizia a trovare piacevole la compagnia di Henry. Le piace il suo modo di esprimersi, di parlare, di trattarla, di curarla, il suo dedicarle anche la più piccola attenzione. I giorni passano e Daisy ne è totalmente soggiogata. A causa di ciò che la sceneggiatrice ha vissuto – i due matrimoni falliti, i tradimenti, il dolore, i pianti – e ciò che Henry le svela della sua vita – tutte le sventure che l’hanno caratterizzata, i maltrattamenti subìti prima in famiglia e poi dalle donne -, Henry è riuscito a raggiungere il suo scopo, quello che fin dall’inizio era il suo piano: rendere Daisy fedele, devota, succube.
Quello di quest’uomo arrivato all’improvviso, che nella sua esistenza ha conosciuto solo la parte brutta delle persone, le sembra un amore pure, totale, leale, e lei abbassa, giorno dopo giorno, la guardia, cancella tutte le riserve e ci si abbandona.
La verità, però, viene sempre a galla e per Daisy sarà una batosta fortissima, forse anche più dolorosa delle precedenti.

Perdersi è un romanzo che racconta un’esperienza, seppur in maniera romanzata, che Elizabeth Jane Howard ha vissuto in prima persona: un plagio psicologico messo in atto in modo consapevole, agendo seguendo determinati punti, determinate mosse, fino ad arrivare alla scopo prefissato.
La scrittrice, con uno stile caldo, avvolgente, come se il suo unico intento fosse quello di abbracciare il lettore, ci racconta una storia drammatica, che ti segna per sempre.
Sono rimasta colpita dall’analisi psicologica dei personaggi così attenta e profonda. Noi lettori sappiamo fin da subito chi sia in realtà Henry, anche se non conosciamo la storia fin nei minimi dettagli, quali siano le sue intenzioni, quali siano i suoi pensieri. Sappiamo quale sia il suo piano, assistiamo inermi alla sua messa in atto e rimaniamo con la speranza, seppur labile, che Daisy sia più accorta. Questo ci fa provare fastidio, irritazione, intolleranza nei suoi confronti.
Dall’altra parte, invece, proviamo dispiacere nei confronti di Daisy, per il suo passato, per la sua sofferenza e per quella corazza che si è cucita addosso. Corazza che, col senno di poi, avremmo preferito tenesse stretta. L’unica cosa che vorremmo fare, una volta tolta, è entrare nel romanzo, metterla in guardia e unirci alle raccomandazioni di Anna – sua amica – e Katya – sua figlia. La comprendiamo anche, quando si lascia andare alla felicità, seppur fittizia, dopo anni di martirio, anni in cui si è sentita sola, non amata, mai abbastanza.
Il fatto che le sensazioni siano descritte in modo così perfetto da farle percepire nitidamente al lettore e le descrizioni fatte in modo da rendere evocativa l’intera storia, rende ancora più spiacevole la consapevolezza che queste storie – purtroppo – non siano poi così rare.

Perdersi è stato il mio primo approccio a Elizabeth Jane Howard e io ne sono rimasta completamente colpita, innamorata. Ho amato il suo modo di descrivere, di raccontare, di travolgere il lettore con molteplici emozioni, di includerlo nella storia narrata, per non farlo stare troppo male al pensiero di quegli eventi, di renderlo partecipe, seppur da lontano.

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Ringrazio l'Ufficio Stampa di Fazi Editore per la copia di questo libro.

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