[RECENSIONE] Qualcosa per cui vivere di Richard Roper

[RECENSIONE] Qualcosa per cui vivere di Richard Roper

Perché troviamo conforto nelle abitudini?

 Richard Roper | Qualcosa per cui vivere | Einaudi | € 18,50 | Pag. 339

Gli appartamenti delle persone morte senza nessuno accanto hanno un odore particolare, quello della solitudine. Andrew lo sa bene: è un funzionario del Comune di Londra incaricato di rintracciare i parenti delle persone che muoiono sole. Spesso è l’unico presente ai loro funerali. Ma almeno a casa ha una famiglia ad aspettarlo, o così credono i suoi colleghi. In realtà l’unica cosa che lo aspetta sono i suoi trenini elettrici. Al colloquio per l’assunzione Andrew ha mentito, e da allora è incastrato nella sua bugia, al punto che ci crede un po’ anche lui. Ma a volte basta poco per mandare in crisi l’equilibrio di un’esistenza intera, come l’arrivo di una nuova collega. Di fronte al turbinio di allegria e libertà di Peggy, Andrew si ritrova spiazzato, con le spalle al muro. Di colpo si accorge che prendersi il rischio di vivere vale la pena.

LA MIA OPINIONE

Andrew è un funzionario del comune di Londra, incaricato di rintracciare i parenti dei defunti e ispezionare le loro case. Il più delle volte, però, queste persone muoiono sole e i loro funerali, chiamati funerali di povertà, hanno un unico partecipante: Andrew. Nonostante non sia scritto nel contratto l’obbligo di partecipazione, lui non riesce a farne a meno. Vuole, in questo modo, non lasciare sole quelle persone nel loro ultimo viaggio, non dopo una vita o gli ultimi anni passati in completa solitudine.
Durante una di queste celebrazioni, Andrew si rende conto che, se dovesse morire, il suo funerale non sarebbe poi tanto diverso. Infatti, nonostante al lavoro tutti sappiano che è sposato con Diane e che ha due splendidi figli, in realtà a casa non c’è nessuno che lo aspetta, se non i suoi amati trenini. Un equivoco, questo, nato durante il colloquio di lavoro da cui non è più riuscito a tirarsi fuori. Visto che più passavano i giorni e più nascevano domande, ha stilato una sorta di lista, creando così un profilo per ogni membro di questa fittizia famiglia e inventando situazioni e litigi.
Il tutto comincia ad andargli stretto quando nel suo ufficio inizia a lavorare Peggy, che le viene affiancata per un primo periodo. Il loro rapporto si fa mano mano più stretto e Andrew sente tutto il peso delle sue bugie, delle sue menzogne, delle sue invenzioni.
Sarà proprio grazie a lei se riuscirà a non toccare il fondo e a trovare qualcosa per cui vivere, in quella vita che sembra non averne motivo.

Qualcosa per cui vivere è un romanzo profondo, che racconta una storia emozionante. Lo stile di Roper è coinvolgente, scorrevole e ha creato dei personaggi che, fin da subito, riusciamo a inquadrare. Andrew sembra quasi sia un nostro amico ed è facilissimo empatizzare con lui. Quello che viene raccontato, non è solo un personaggio che si è inventato una vita, ma veniamo a conoscenza della sua infanzia, della perdita del padre e – successivamente – di quella della madre, entriamo nel difficile rapporto che ha con sua sorella; della sua gioventù e del trauma che si porta dietro. Quello che ha raccontato è stato solo un futuro che, per un tragico evento, gli è stato negato; un futuro che avrebbe voluto con tutto se stesso.
Quel suo dolore lo sentiamo vivido, pulsante, come fosse nostro. Peggy è un’àncora di salvezza, nella sua vita, una carica di energia indispensabile, un concentrato di allegria che attenua, in qualche modo, il dolore. Con la sua personalità, riesce ad arrivare nel profondo e a dare una scossa a quella vita che ha le sembianze del vuoto.

Un romanzo, questo, quasi terapeutico, di forte impatto, che lascia una sensazione di pace e benessere, una volta terminato.

Ringrazio l'Ufficio Stampa di Einaudi Editore per la copia del libro.

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