[RECENSIONE] Bill di Helen Humphreys

[RECENSIONE] Bill di Helen Humphreys

Che cos’è un’anima? Qualcosa a metà tra la natura essenziale di un individuo e i suoi desideri, una verità tangibile e un tendere verso qualcosa, tutto insieme.

 Helen Humphreys | Bill | Playground Libri | € 17,00 | Pag. 216

Canwood, cittadina del Saskatchewan (Canada), 1947.
Leonard Flint è un bambino solitario, che stringe un’amicizia anomala con il barbone del villaggio, un giovane uomo noto come Bill Zampe di Coniglio.
Bil vive in un rifugio di fortuna scavato alla base di una collina, circondata da una vasta prateria. È silenzioso, sgarbato, selvaggio, e tiene a distanza tutti, tranne il piccolo Leonard, cui permette di accompagnarlo quando deve piazzare le trappole per i conigli selvatici – dopo averli catturati gli strappa le zampe, per poi rivenderle come portafortuna.
Il piccolo Leonard non desidera altro che trascorrere del tempo con Bill, che ama con un’ammirazione e una dolcezza straordinarie, a tratti inquietanti. Agli occhi del bambino, la pacatezza di Bill, i suoi silenzi, la sua generosità spiccia, incarnano un mondo ideale di affetto sincero, naturale, istintivo, e rappresentano anche la possibilità di fuga da un ambiente violento che lo opprime: a scuola, infatti, Leonard è perseguitato dai bulli e, a casa, il padre alcolizzato è molto severo e poco incline a tenerezze.
Sarà quindi per Leonard un autentico shock vedere Bill compiere un atto crudele e apparentemente inspiegabile. Un gesto definitivo che alimenterà ancora di più l’ossessione di Leonard per Bill, e che avrà conseguenze ancor più drammatiche negli anni a venire, in particolare dodici anni dopo, quando Leonard sarà un giovane e brillante psichiatra nel più grande istituto di igiene mentale del Canada.

LA MIA OPINIONE

Bill Zampe di Coniglio, Bill il vagabondo: è così che lo chiamano i cittadini di Canwood, nel Skakatchewan. È un uomo selvaggio, che vive in una collina dove – scavando – ha realizzato il suo rifugio. Non ama la compagnia delle persone, ma fa un’eccezione per Leonard, un bambino di dodici anni (undici, quando lo conosce). Si fa accompagnare mentre piazza le trappole per i conigli, lo fa rimanere nel suo rifugio – seduto sulle balle di fieno accanto alla libreria – mentre inizia il suo processo per ricavare dai conigli catturati le zampe portafortuna.
Leonard lo venera, ama passare il suo tempo con lui, a volte saltando anche la scuola, perché è solo con lui che si sente al sicuro. A scuola, infatti, è vittima di bullismo e a casa l’atmosfera è sempre tesa. Suo padre è severo, ha problemi con l’alcol e ogni cosa potrebbe essere motivo per far scatenare la sua ira, come una parola detta a tavola, durante i pasti.
Leonard non ha mai assistito a un comportamento violento di Bill e, quando accade per la prima volta, assiste a un feroce omicidio. Un gesto fatto con velocità, freddezza. Le loro strade, inevitabilmente, si dividono: Bill viene condannato all’ergastolo e il bambino assiste a tutto il processo, fino al giorno della condanna. L’ultimo giorno in cui i loro occhi si incroceranno.
Le loro strade si intrecciano nuovamente dopo dodici anni: Leonard è diventato uno psichiatra e inizia a lavorare all’ospedale psichiatrico di Weyburn, dove vengono fatti degli esperimenti con l’LSD. È proprio qui che rivede Bill: è stato trasferito dal carcere e ora lavora con i cavalli. Ma il suo animo è sempre lo stesso: non vuole stare con le persone e ha ottenuto il permesso di dormire nelle scuderie.
Questo nuovo incontro determinerà la vita di entrambi. Un legame anomalo, un’amicizia strana, un’ossessione inspiegabile.

Io e Bill ci apparteniamo. Apparteniamo l’uno all’altro.

Dopo ciò che è accaduto all’ospedale, Leonard viene licenziato e, facendosi aiutare da William Scott – un dottore conosciuto a Weybury -, cerca di scavare nella sua memoria, provando a capire cosa si celi dietro a questo suo attaccamento morboso nei confronti di Bill, cosa sia accaduto davvero per scatenare questa malsana reazione.

Bill è un romanzo intenso, emozionante, che ti trascina nelle vite di questi due personaggi, tanto diversi tra loro ma tanto legati. I legami sono al centro di questa storia e sono circondati dalla famiglia, dalle scelte e dalle relative conseguenze, dai traumi, dal dolore, dal bullismo, dalla violenza, dai pregiudizi. Tutte tematiche che Helen Humphreys affronta con uno stile fluido e coinvolgente, senza rimarcarle troppo e senza farle percepire pesanti. È anche un approfondimento su come reagisce la nostra mente di fronte ai traumi, a come spesso si nasconde, tende a rimuovere, a come è poi in grado di rivelarli nuovamente quando ci sentiamo pronti ad affrontarli.

Helen Humphreys, per scrivere questo libro, si è ispirata a dei fatti realmente accaduti: un omicidio che nel 1947 ha scosso la città di Canwood e gli esperimenti con l’LSD condotti negli anni Cinquanta. Sebbene abbia avuto a disposizione fonti storiche e trascrizioni degli interrogatori, ha voluto narrare la storia attraverso i ricordi di un bambino, all’epoca dei fatti, che viveva a Canwood e che, da adulto, ha lavorato nell’ospedale psichiatrico. Questa persona conosceva l’assassino: un uomo che tutti avevano soprannominato, per l’appunto, Bill Zampe di Coniglio.

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Ringrazio l’Ufficio Stampa di Playground Libri per la copia del romanzo.

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